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Juve-Lione: Rabiot, ultimo esame

Retroscena numero uno: a novembre, dicembre, gennaio, febbraio Adrien Rabiot era in preda a rabbia, delusione e frustrazione montanti a causa di un utilizzo ritenuto non all’altezza dei meriti e delle aspettative. Per carità, non gliene va data colpa: sarebbe più grave se un giocatore ai margini prendesse la cosa con disinteresse. Fatto sta, però, che insieme con la frustrazione incedevano i lavoro in corso onde trovare nuova destinazione per giugno.

Il fastidio per la scelta di Rabiot

Retroscena numero due: a maggio – cioè durante la sosta forzata dei campionati – montava il fastidio, in casa Juventus, nei confronti di Adrien Rabiot. Infastidita era la società, infastidito era Maurizio Sarri (cioè, nel suo caso: incazz… è più credibile); infastiditi erano alcuni compagni di squadra. Giacché Rabiot non ne voleva sapere di rientrare a Torino per far partire la quarantena e farsi trovare quanto prima abile e arruolato in caso di ripresa degli allenamenti collettivi. No, lui – buon ultimo – è stato nel suo buen retiro in Costa Azzurra sinché ha potuto. E se nei confronti di Gonzalo Hiaguain, volato in Argentina, giungevano spifferi di comprensione in virtù d’una situazione familiare particolare (mamma ammalata), nei confronti del francese giungevano sbuffi di insofferenza. Non era tanto questione di convocazioni violate (giacché non ce n’erano, di convocazioni) bensì di rispetto per i compagni che veniva meno.

Rabiot, ora è il momento decisivo

Retroscena numero tre: a fine giugno erano alcuni tifosi eppersino compagni quelli un po’ infastiditi (o comunque stupiti, via) nei confronti del “trattamento Rabiot”. Nel senso che alla ripresa del campionato, dopo tutto quello che era successo, il francese aveva giocato titolare contro il Bologna, eppoi contro il Lecce, e contro il Genoa, il Torino, il Milan (con gol), l’Atalanta… In quel filotto lì, però, i dubbi sono venuti meno e – dilagante – s’è fatta largo la convinzione che Sarri avesse ben fatto a sbollire la rabbia, puntando sull’ex Psg. E che da parte sua l’ex Psg ci avesse messo la giusta dose di determinazione, voglia, grinta, spirito di sacrificio e disponibilità verso quegli stessi compagni che prima potevano essere perplessi. Uno scatto di Rabiot, potremmo definirlo. E d’orgoglio. Al punto che ora le gerarchie a centrocampo non riferiscono più d’un Matuidi primissima scelta, avanti per distacco rispetto all’ex connazionale. Al contrario, anche in vista della sfida spartiacque in programma domani sera contro il Lione. le gerarchie vedono Rabiot con buonissime possibilità di essere protagonista sin dai primi minuti di gioco. 

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