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    Da Cevenini e Malatrasi a Pirlo e Seedorf: quanti passaggi (e sgarbi) tra Milan e Inter

    Il possibile approdo di Lukaku al Milan rievoca altri trasferimenti celebri sotto la Madonnina. E in certi casi non mancò il pepe…

    Il primo fu Aldo Cevenini, detto “Cevenna”. Centravanti dal gol facile, cresciuto nel Milan improvvisamente, nell’anno di grazia 1912, passò all’Inter. All’epoca, non essendoci il professionismo, i trasferimenti venivano decisi dagli stessi calciatori che si accordavano con i dirigenti dei club sullo stipendio, premi a vincere, un posto fisso in qualche ufficio pubblico, magari un’assicurazione. Figlio di un lattaio, il Cevenna ai soldi badava parecchio e, siccome i nerazzurri gliene garantivano a sufficienza, ecco il primo tradimento sotto la Madonnina. Aldo fu il capostipite di una dinastia: in seguito vennero i fratelli Mario, Luigi, Cesare e Carlo. Il calcio li sfamò, negli anni duri dell’Italia del primo Novecento, e pazienza se per farlo qualche volta si dovette cambiare casacca.  LEGGI TUTTO

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    Leao, che hai fatto in testa? Il nuovo look estivo

    RCS MediaGroup S.p.A.Via Angelo Rizzoli, 8 – 20132 Milano.Copyright 2023 © Tutti i diritti riservati. CF, Partita I.V.A. e Iscrizione al Registro delle Imprese di Milano n.12086540155. R.E.A. di Milano: 1524326 Capitale sociale € 270.000.000,00 ISSN 2499-3093 LEGGI TUTTO

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    Trasferito Tacconi, parla il figlio: “È migliorato molto, lo porterò allo stadio”

    L’ex portiere bianconero, colpito un anno fa da un’emorragia cerebrale, da ieri fa riabilitazione a San Giovanni Rotondo

    A più di un anno dall’emorragia cerebrale che lo aveva colpito a un evento benefico, con in mezzo il coma e  una lunga battaglia per la vita, Stefano Tacconi, 66 anni, continua il percorso dei miglioramenti. E da ieri lo proseguirà a San Giovanni Rotondo, alla Casa Sollievo della sofferenza, dove resterà fino a settembre.  “È molto determinato. Cammina sempre con un supporto, però è migliorato molto”, ha raccontato il figlio Andrea all’Ansa. “Ultimamente mi ha detto ‘me la sono vista brutta’, ha capito che è stata una cosa grave quella che ha avuto”. 

    sogno e realtà—  Andrea ha raccontato anche il suo sogno: “Portarlo allo stadio per fare un giro di campo, così almeno saluta tutte le persone che gli sono state vicine in questo periodo. Ci sono milioni di persone anche dall’estero: amici, tifosi, ex calciatori con un affetto incredibile che non ci aspettavamo e che ci aiuta molto”. Come già emerso, il background da sportivo aiuta: “Essere abituato ad allenarsi lo aiuta ad affrontare la riabilitazione. Anche i dottori dicono che la sua fortuna è aver sempre giocato a calcio, il suo fisico è diverso da quello degli altri pazienti. Ci vorrà del tempo, però ci sta mettendo la buona volontà come quando giocava”. E sul trasferimento dice la moglie Laura: “Abbiamo la consapevolezza che per Stefano sia stata la decisione migliore. Il tragitto sarà ancora lungo ma essere in questo posto ci dà molta forza e molto coraggio”. LEGGI TUTTO

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    Da Vicario a Milinkovic-Savic: le ultime di mercato

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    Mafia, ombre, disperazione. E il suicidio di un portiere

    Esordì nel Palermo, lo voleva la Juve, aveva un soprannome spericolato e un grande futuro davanti. Poi le voci velenose, la vita fuori dal calcio, i tendini dei polsi tagliati, un primo salvataggio….

    Nelle foto che si fanno prima della partita, con la squadra schierata a metà campo, risalta un viso inquieto, sembra la mappa di un tormento che non trova consolazione, il naso camuso, i baffi folti a fare ombra ad un tentativo di sorriso, lo sguardo severo, offerto sempre di sguincio, come se stesse sbirciando il mondo da dietro un angolo, acquattato nel buio. In quelle foto di squadra, in posa per i posteri, il portiere apre o chiude la fila: è l’incombenza che gli tocca, il pegno da pagare alla sua diversità. LEGGI TUTTO