in

“Un po’ Yaya Touré, un po’ Jorginho”: viaggio alle origini di Anguissa

Un succo di frutta, un provino miracoloso, uno strano soprannome, le difficoltà europee: parlano i primi allenatori in Africa del centrocampista. Che ci avevano visto lungo: “Potente, ma sempre a suo agio col pallone…”

Un flashback fa tornare agli esordi. “Una sera, dopo l’allenamento, lo sorpresi nella panetteria vicino a casa mia. Era addormentato, stanco morto. Dava tutto se stesso in ogni cosa”. Alain Djibrilla ripensa così ad André Zambo Anguissa. Erano i tempi del Coton Sport de Garoua, squadra camerunese in cui il centrocampista del Napoli cominciò a tirare calci al pallone sul serio.


Fonte: http://www.gazzetta.it/rss/serie-a.xml


Tagcloud:

Koulibaly, maglia in regalo al tifoso razzista: ma a una condizione

Rocchi: “Folle che un arbitro rifiuti il Var. Handanovic? Scelta soggettiva”