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    Toro, prenotato il successore di Juric: Vanoli è a un passo

    È solo questione di tempo. E di tragitto. C’è un percorso, davanti agli occhi: più o meno lungo, più o meno breve. Ordunque, se questo percorso si svilupperà senza più colpi di scena (leggi: inversioni a “u” nelle scelte di Italiano, l’allenatore in uscita dalla Fiorentina, o di Palladino, in partenza da Monza), a tempo debito Vanoli potrà diventare il nuovo allenatore del Torino al posto di Juric. Davanti al tecnico del Venezia si distende infatti un’autostrada libera, quasi senza… casello. Se non compariranno ostacoli al momento davvero non previsti o preventivabili, un giorno Vanoli arriverà a destinazione nel porto granata. Oggi come oggi, è infatti già formalmente a un passo dal Toro: diciamo che è nei fatti è già stato “prenotato” dal Torino. Ma quando lo compirà questo passo che ancora manca? E come mai questa accelerata nei suoi confronti proprio in questi ultimi giorni? E Italiano? E Palladino? E Gilardino?
    Insulti a Superga, le scuse della squadra
    Italiano, Palladino e Gilardino: come stanno le cose
    Ecco, cominciamo da qui, da questi ultimi tre allenatori che il Torino ha inseguito, corteggiato, ricoperto di sondaggi nelle ultime settimane, come più volte narrato su queste pagine. Potenzialmente, l’obiettivo preferito di Cairo e Vagnati (lo sanno tutti, lo hanno capito tutti da tempo…) è (o meglio: sarebbe) Italiano, autore di un gran ciclo a Firenze dopo le soddisfazioni e i successi conquistati a Trapani e Spezia. E ora Italiano è approdato anche in finale di Conference, in programma a fine maggio: come l’anno scorso, quando arrivò anche in finale di Coppa Italia, pur perdendole poi tutte e due. Vagnati aveva anche incontrato Italiano nei giorni scorsi: l’allenatore in uscita da Firenze (decisione già presa e comunicata con Barone ancora vivo) si è detto molto inorgoglito e contento di godere di una stima così forte da parte di Vagnati e di Cairo, con sul tavolo in bella vista la panchina futura del Torino. Ma Italiano è oggetto da molto tempo anche dell’interesse precipuo del Napoli (che già lo voleva la scorsa estate per il dopo Spalletti: però la Fiorentina non era disposta a liberarlo) e del Bologna (un’altra variabile, poi, potrebbe essere la Juventus, se si separasse da Allegri ma senza riuscire a prendere Thiago Motta, a sua volta destinato molto probabilmente a lasciare il club emiliano per compiere un salto di qualità in un top club italiano o straniero: lo cercano anche dall’Inghilterra, tanto per capirci…).
    Juric e i 5 che hanno tradito la fiducia
    Italiano e le condizioni per il rinnovo
    In tale scenario, Italiano ha (fondamentalmente) comunicato questo a Vagnati: potrei prendere in esame concretamente la vostra offerta solo una volta chiusa la stagione della Fiorentina e valutata con grande attenzione la mia situazione a 360 gradi. Tutte le carte a disposizione, insomma. Una risposta molto cortese, rispettosa del Torino e dei suoi vertici, e non solo diplomatica. Ma tradotta in giornalistichese (e nella realtà) diventa: se dopo la finale di Conference (29 maggio) le squadre più ricche, potenti e ambiziose e/o in Champions (dal Napoli al Bologna e via dicendo) evaporeranno davanti agli occhi di Italiano, allora l’opzione Torino, inferiore di livello seppur comunque intrigante, potrebbe improvvisamente decollare. Ma c’è il rischio che nasca comunque un’altra complicazione grossa per il Torino, strada facendo… Se infatti la Fiorentina vincerà la Conference o in ogni caso conquisterà l’Europa League attraverso il piazzamento finale in campionato, scatterà automaticamente un rinnovo automatico sino al 2025 per Italiano. A quel punto Cairo dovrebbe pagare una penale a Commisso pur di sperare di liberare Italiano. E i rapporti tra Torino e Fiorentina sono grandemente deteriorati da un paio di anni, come ben si sa. Morale: continuare a inseguire Italiano appare correre dietro a un miraggio, più che a un sogno.
    Palladino e Gilardino no, Vanoli vicino
    Di Palladino e Gilardino è presto detto. Il primo (da tempo già corteggiato dal Bologna in alternativa a Italiano) si è detto al momento non interessato a valutare altre squadre del livello del Torino. Penserà solo al Monza sino a fine campionato, è stata la risposta non certo accomodante ricevuta da Vagnati. E Gilardino, nei giorni scorsi, si è pubblicamente promesso al Genoa anche per il futuro: rinnovo biennale del contratto solo da firmare e annunciare. Morale: anche Palladino e Gila non risultano più essere obiettivi realistici, per il Torino (si aggiunga poi che anche Gattuso si è già tirato fuori dal “giro granata”). Altri allenatori non vengono concretamente presi in esame dal Torino. Senza soluzioni credibili dietro l’angolo, Vagnati ha così premuto sull’acceleratore, tornando ripetutamente a incontrare chi cura gli interesse del tecnico del Venezia, uno specifico pallino del dt granata (in esclusiva, si svelò su queste colonne l’interesse del Torino per Vanoli già a gennaio). A 51 anni, Vanoli è un allenatore emergente, di successo: alle spalle, i tanti anni da ct o vicect delle nazionali giovanili azzurre (con trofei alzati), da viceallenatore con Conte al Chelsea e all’Inter (Coppa d’Inghilterra e scudetto) e da tecnico “primo” (la Coppa di Russia vinta con lo Spartak Mosca nel ‘22, quindi il biennio travolgente col Venezia in B: preso da subentrato in zona retrocessione e portato ai playoff, l’anno scorso, e ora di nuovo in corsa per la A).
    Venezia in corsa per la Serie A
    Stasera (ultima giornata di B) il Venezia giocherà sul campo dello Spezia, 15° ma non ancora salvo, mentre il Como (2° in classifica, 2 punti sopra ai veneti) ospiterà il Cosenza, 10° e senza più obiettivi. Sulla carta, dunque, ci possiamo aspettare un Como promosso stanotte in A come già il Parma, e il Venezia ai playoff da 3°: il 20 e il 24 maggio giocherebbe le semifinali, il 30 e il 2 giugno le eventuali finali di andata e ritorno. Addirittura dopo la finale di Conference!, verrebbe da dire. Ma c’è una differenza enorme: Italiano non si è promesso al Torino, anzi, mentre Vagnati ha già in tasca la disponibilità di Vanoli a trasferirsi in granata con grandi motivazioni, a tempo debito. C’è poi un’ulteriore tessera da aggiungere al mosaico: il Venezia sta già valutando nuovi allenatori per la prossima stagione. Ma siccome Vanoli può, deve e vuole pensare solo ai destini sportivi del suo Venezia, per adesso (mani decisamente più libere ha invece chi lo rappresenta), gli incontri con Cairo e Vagnati e le trattative finali per la definizione del suo contratto col Torino potranno svilupparsi solo dopo che il Venezia avrà chiuso ufficialmente la stagione (stasera, oppure dopo i playoff). Ultimo pro memoria: Vanoli (sotto contratto sino al 2026) ha una clausola rescissoria da 500 mila euro in B e da un milione in A. Intanto, però, il Torino lo ha già “prenotato”, per l’appunto. E così Vagnati può stare tranquillo, nell’attesa: lunga o breve che sia. LEGGI TUTTO

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    Toro e il nuovo attacco: piace la velocità di Noslin. E Praet si propone ai granata

    I numeri di Noslin
    Ebbene poco dopo essere sbarcato in Italia, e presosi il tempo per comprendere la nuova realtà, il gialloblù dalla quarta presenza in campionato ha iniziato a sfornare gol e assist. Quattro i primi, e rifilati a Juve, Milan, Atalanta e Fiorentina (nell’ultimo turno): le prime due sono destinate a disputare la prossima edizione della Champions, come forse l’Atalanta e a differenza di una Fiorentina che, però, ha buone chance di entrare nelle coppe vincendo la Conference (oggi dalle 18.45 il ritorno della semifinale contro il Club Brugge.
    Si parte dal 3-2 per i viola maturato nella gara d’andata al Franchi), o attraverso una classifica che vede la squadra di Italiano nona, a un punto da Napoli ottavo e con una gara da recuperare contro l’Atalanta. Insomma, a Noslin non solo piace segnare, l’olandese ha anche gusto per le vittime illustri. E, considerata la ritrosia dei granata a centrare colpi contro le grandi (fin qui, tra andata e ritorno, soltanto due sono stati i successi con le prime nove della classe: 3-0 sia all’Atalanta che al Napoli). Si diceva, invece, dei due assist: uno, recapitato a Lazovic, lo ha visto protagonista ancora contro i nerazzurri, l’altro, invece, ha mandato in rete Bonazzoli a Cagliari.
    Domenica la sfida al Toro
    I 4 gol e 2 assist sono quindi arrivati nelle ultime undici giornate (detto che, giusto per mettere le cose in chiaro, alla prima presenza con il Verona aveva conquistato il calcio di rigore poi sbagliato da Duda contro il Frosinone). Numeri importanti, e che tra i granata il solo Zapata può vantare. Oltretutto Noslin è stato anche impiegato prima punta, dal tecnico dei veneti Baroni, ma ha spesso occupato pure la posizione alle spalle del centravanti o ha attaccato partendo dalla corsia. Segno dell’eclettismo di un elemento che ha fatto vedere di poter giocare in ogni posizione del reparto offensivo. Decisivo, il suo contributo, per aiutare i gialloblù a salire a quota 34 punti (quattro in più dell’Udinese terz’ultima a tre giornate dal termine della stagione): e nel prossimo turno la rivale del Verona sarà proprio il Toro. Un’occasione, per la dirigenza granata, di vedere all’opera e dal vivo il talento di nazionalità olandese (e magari di scambiare qualche riflessione con gli uomini mercato veronesi). Che, opportuno ricordarlo, al suo attuale club di appartenenza non è costato. O meglio, il Fortuna Sittard ha girato al Verona il cartellino di Noslin a compensazione di un pregresso debito contratto dalla società olandese con quella di Setti. E relativa alla cessione del portiere Pandur dai gialloblù agli olandesi.
    Le mosse di Vagnati
    Vagnati, che in attesa di sciogliere le riserve sul nome dell’allenatore che prenderà il posto di Juric non può certo mantenersi immobile sul mercato, sta seguendo Noslin con grande attenzione, e consapevole del fatto che adesso servano circa 6 milioni, per prendere il giocatore. Immaginare la velocità di Noslin messa a disposizione della forza esplosiva di Zapata (ma occhio al sondaggio, per il colombiano, da parte dei messicani del Cruz Azul) è indubbiamente interessante, guardando al Toro che verrà. E che in attacco subirà una rivoluzione.
    Pellegri è in partenza, Okereke non sarà riscattato (è di proprietà della Cremonese) e Sanabria pure ha un piede e mezzo fuori dal Fila. Serviranno tanti volti nuovi, sia tra i titolari che tra le alternative. In tal senso vanno registrate le parole di Praet, in granata nel 2021-22, il primo con Juric in panchina: “Mi piacerebbe tornare in Serie A – ha dichiarato ai microfoni di Het Nieuwsblad – il Torino mi aveva ricercato, ma al Leicester pensavano fossi troppo bravo e versatile per concedere il mio cartellino a poco. Non sono polemico, né uno che si agita per trasferirsi, però sì, una proposta del Torino la ascolterei anche adesso”, ha dichiarato il belga candidandosi tra le alternative della squadra granata per il 2024-25. LEGGI TUTTO

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    Torino-Bologna, Sanabria e Okereke: adesso o mai più!

    Tonny Sanabria, 31 presenze e 5 gol. David Okereke, 8 presenze e 0 gol. E, come se non bastasse, non hanno fornito nessun assist. Sono i due attaccanti in ballottaggio per scendere in campo stasera dall’inizio a fianco dell’intoccabile Zapata, l’unico giocatore della rosa granata capace di buttare dentro il pallone visto che ha già raggiunto quota 11 nella classifica dei marcatori. Ma è chiaro che solo lui non basta per raggiungere l’Europa.
    Il pentimento di Juric
    E in tal proposito ieri Juric ha avuto un rigurgito di pentimento. “Non darei più tanta fiducia a che uno non ha mai fatto gol o cose simili, penserei più alle statistiche e allo storico dei giocatori. Starei molto più attento a questo”. Come dire. Toro o non Toro (sicuramente non più al Torino) punterò su giocatori capaci di andare in rete con continuità. Detto questo c’è un finale di campionato da onorare.
    Poca cosa rispetto alle ambizioni di qualche mese fa dove si parlava di Europa. Adesso l’obiettivo è diventato il decimo posto. Solo una vittoria stasera contro il Bologna potrebbe tenere ancora accesa una flebile speranza ma, in tutta sincerità, il patatrac è stato confezionato in queste ultime giornate a partire dal clamoroso pareggio interno contro il Frosinone.
    Pensare che la difesa granata è una delle migliori del campionato ma se non si segna diventa impossibile vincere le partite: e Ivan Juric lo ha perfettamente capito sulla sua pelle. Stasera, contro il lanciatissimo Bologna di Thiago Motta, spera di invertire la rotta dell’ultimo periodo per dare una piccola soddisfazione ai tifosi. Probabilmente si affiderà ancora a Sanabria che a fine stagione verrà ceduto. Il paraguaiano, infatti, ha ancora mercato, soprattutto in Spagna dove in passato ha fatto discretamente nel Gijon e nel Betis Siviglia.
    Delusione Okereke
    Okereke, invece, non sarà riscattato neppure se la Cremonese farà uno sconto da saldo. Il nigeriano ha dimostrato di non avere le qualità per giocare in Serie A a certi livelli e, considerato il fatto che la Cremonese a gennaio lo ha dato via, avrebbe incontrato serie difficoltà anche nel campionato cadetto. In questo desolato contesto non va trascurata la stagione-no di Pietro Pellegri. Il giocatore, rispetto al passato, non ha avuto gravi problemi fisici ma non ha sfruttato le occasioni (20 presenze, o gol, o assist) che Juric gli ha concesso. 
    ll quadro è desolante. Se non ci fossero stati gli 11 gol di Zapata il Toro avrebbe rischiato di lottare per la salvezza. E non è solo un discorso di punte. Anche centrocampisti ed esterni sono mancati in fase di realizzazione. Ilic (27 presenze, 2 gol e 2 assist), Ricci (28 presenze, 1 gol e 4 assist), Linetty (24 presenze, 0 gol e 0 assitst), Bellanova (33 presenze, 1 gol, 6 asst), Vojvoda (24 presenze, 0 gol, 3 assist), Lazaro (31 presenze, 0 gol, 2 assist).
    E con questi numeri è difficile diventare ambiziosi. Il Toro si porta dietro, tra errori tecnici e di mercato, tante perplessità su quello che poteva essere e non è stato. E allora non resta che la partita di questa sera contro il Bologna per poter giocare le successiva ultime con un obiettivo che non sia soltanto quello di mantenere il decimo posto. LEGGI TUTTO

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    Toro, Cairo fa pagare anche Vagnati?

    TORINO – Nel 2025 saranno 20 anni di presidenza Cairo. Il tempo passa e le nostre formazioni stanno per invadere l’Europa con 5 squadre in Champions e a scalare tante altre in Europa e Conference League. E in mezzo a questa “abbuffata” di pass continentali il Toro resta a guardare e si accontenta della parte sinistra della classifica. Anche in questo campionato, a meno di clamorosi colpi di scena, la formazione di Juric starà fuori dai giochi nonostante il club, soprattutto nell’ultimo periodo, abbia investito e soprattutto tenuto tutti i suoi big alla faccia delle numerose offerte che sono pervenute.
    I nomi per il post Juric: Italiano in pole
    La scelta del tecnico, che in un primo momento sembrava quella giusta, non si è rivelata azzeccata. E pensare che per portarlo a Torino (dal Verona) sono stati spesi in tutto (al lordo dei tre anni di contratto) quasi 12 milioni (2 netti, 4 al lordo a stagione). Ecco perché il rapporto tra il tecnico croato (in scadenza) a giugno è arrivato ai titoli di coda con Italiano nel mirino. Si cerca un tecnico di spessore e quello della Fiorentina è in pole. A seguire Palladino e Gilardino. Sullo sfondo Vanoli e Donisi. L’unica certezza è che sulla panchina del Torino del prossimo anno ci sarà un allenatore nuovo. 
    Le scommesse perse di Vagnati 
    Detto questo ci sono stati tante altre situazioni che non tornano. Tanti, troppi giocatori acquistati sono costati tanto e hanno reso poco. Alcuni spariti addirittura dal radar del nostro calcio. E qui entra in scena il direttore Davide Vagnati e i suoi collaboratori. Possibile che tra le tante scommesse non ne sia stata vinta una? Tutto è cominciato con Warming che adesso è finito al Brann in Norvegia. E poi tanti altri: 4,5 milioni spesi per Ilkhan, Gojak (ricordate?), Zima, Gravillon, Bayeye, Radonjic, ultimamente Haveri, Popa, Soppy. E nel mercato invernale, sia pure in prestito, sono approdati giocatori come Lovato e Okereke che facevano le riserve a Salerno e Cremona.
    Elementi che torneranno al mittente ma, comunque, sono stati pagati per il prestito. Il solo Masina, forse, verrà riscattato per un milione. E in questo contesto vanno ricordati anche gli investimenti fatti per Ilic (16 milioni) e i riscatti di Vlasic (9 milioni) e Lazaro (4 milioni), giocatori che non hanno inciso, giocatori che ha espressamente chiesto Juric per portare il Toro in alto. Giusto anche dire che nella gestione Vagnati sono stati presi Schuurs e Ricci, due che sono cresciuti molto e che hanno mercato (l’olandese tornerà ad averlo appena avrà recuperato dal grave infortunio). 
    L’ipotesi di una rivoluzione dirigenziale
    Ecco, allora, che Cairo sta analizzando anche il settore dirigenziale. Davide Vagnati, al suo arrivo a Torino, ha portato con se tutti i suoi uomini di fiducia: dal segretario al responsabile del settore giovanile passando dagli osservatori. Si è circondato di persone con cui ha avuto a che fare in passato e di cui si fida ciecamente ma i risultati non sono stati soddisfacenti. Il direttore dell’area tecnica è sotto contratto sino al 2025 e di conseguenza gli verrà concesso ancora un anno per dimostrare la sua competenza: tuttavia entra anche lui nel mirino del numero uno del club.
    Al termine della stagione, quindi, ci sarà il cambio dell’allenatore e dell’intero staff tecnico a non è escluso, se le cose dovessero andare in futuro in maniera così nefasta, che tra qualche mese cominci anche una rivoluzione dirigenziale. Adesso testa al Bologna. Venerdì sera, allo stadio Grande Torino, la squadra di Juric avrà l’ultimissima possibilità di mantenere una piccola speranza europea, ma proprio piccola a patto che venga battuta la formazione di Thiago Motta lanciatissima verso un posto Champions. Solo la matematica dà un piccolo aiuto al Torino e di questi tempi ci si aggrappa anche a questa.  LEGGI TUTTO

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    Gil-Scienza, 2-0 Juve al Toro: il derby Primavera è di Montero

    Nel primo tempo è proprio il difensore spagnolo a sbloccare il derby con un colpo di testa che vale il suo primo gol in Italia. Il Torino prova a rispondere, creando una sola vera occasione con Ciammaglichella. Nel finale è poi il solito Michele Scienza, ancora dalla panchina, a chiudere il derby con uno splendido sinistro. Sconfitta pesante in chiave playoff per i granata.

    Juve-Torino Primavera, la diretta testuale

    90′ + 6′ – FINISCE LA PARTITA!

    90′ – Assegnati sei minuti di recupero

    88′ – Juventus vicinissima al 3-0 con il sinistro da fuori di Mancini dopo un bel contropiede

    81′ – GOL DELLA JUVE

    Conclusione meravigliosa di Scienza che forse chiude il derby. Il numero 19 bianconero sfrutta un assist di tacco di Mancini e batte Abati con un tiro imparabile

    80′ – Ultimi cambi anche per il Toro, entra Longoni per spingere verso il pareggio

    79′ – Altro cambio per Montero: esce Pagnucco per Ngana

    76′ – Salvataggio clamoroso di Martinez! Il difensore respinge un tiro a botta sicura di Njie e salva così la Juve

    75′ – Pagnucco ferma una ripartenza con una trattenuta e viene ammonito

    67′ – Florea si gira benissimo in area e calcia, ma trova il miracolo di Abati

    66′ – Ammonito Owusu. Era diffidato, salterà la prossima

    64′ – Ammonito anche Gabellini per il Torino

    62′ – Torino ad un passo dal pareggio con il tiro a giro di Savva, palla fuori di niente

    60′ – Prima occasione per Scienza che calcia dal limite, blocca Abati

    57′ – Cambio anche per il Toro: Perciun sostituisce Silva

    56′ – Primo cambio per Juve, entra Scienza per Grosso

    50′ – Risponde il Torino con Silva, tiro deviato in angolo

    48′ – La prima conclusione di questo secondo tempo è di Crapisto, palla altissima

    46′ – INIZIA IL SECONDO TEMPO

    45′ + 1′ – FINISCE IL PRIMO TEMPO

    45′ – Concesso un minuto di recupero

    40′ – Giallo per simulazione per Padula che cercava un calcio di rigore

    36′ – Njie è bravo a liberarsi sulla sinistra, ma il suo tiro va lontano dallo specchio della porta

    31′ – La Juve ci prova ancora di testa, questa volta con Martinez. Blocca facile Abati

    27′ – Ciammaglichella si divora il gol del pareggio. Il calciatore granata stoppa un tiro cross e conclude incredibilmente quello che era un rigore in movimento

    23′ – Juve ad un passo dal raddoppio! Mancini si gira benissimo in area, ma la sua conclusione a botta sicura finisce fuori di poco dopo una deviazione

    21′ – Prova a rispondere il Torino con Silva che calcia da fuori, palla deviata in angolo

    18′ – Il primo giallo della partita è per Grosso per un fallo su Ruszel

    16′ – Mancini si fa vedere con un tiro dalla distanza, palla fuori di molto 

    14′ – GOL DELLA JUVE

    I bianconeri sbloccano il derby con il colpo di testa di Gil. Lo spagnolo è bravo a sfruttare un ottimo cross di Crapisto, trovando così il suo primo gol in Italia

    11′ – Prima conclusione anche per la Juve che ci prova con Grosso dalla distanza, ma Dellavalle respinge

    8′ – Buon inizio del Torino che sta chiudendo la Juve nella sua metà campo

    5′ – La prima occasione della partita è del Torino con la conclusione da fuori di Marchioro. Vinarcik risponde presente e respinge

    1′ – INIZIA LA PARTITA LEGGI TUTTO

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    Ricci, orgoglio Toro: “Avanti con onore, anche per Superga”

    È la faccia più bella del Toro. Quella che, più di tutte, garantisce un futuro importante. A questo punto la società deve trovare la forza di non cederlo visto che per lui, sicuramente, arriveranno molte proposte milionarie. Già quest’estate la Lazio (e non solo) ci ha provato. E continuando di questo passo Samuele Ricci, 22 anni, può anche sperare di salire sul charter che a giugno porterà gli azzurri in Germania per difendere il titolo europeo.
    Anche a Milano, infatti, è stato il più incisivo dei suoi e, soprattutto, è stato l’ultimo ad arrendersi. A San Siro ha difeso, attaccato, costruito. Ha anche lottato. Del resto Juric, anche ieri dopo la partita, ha ribadito il concetto di sabato. “Per lui prevedo un domani molto importante, diventerà un giocatore molto top del calcio italiano”. Un messaggio a Spalletti? Può darsi. Di sicuro il commissario tecnico in queste ultime partite lo farà seguire con grande attenzione.
    Ricci: “Felice nel nuovo ruolo”
    Detto questo torniamo alla partita e al momento no del Toro. Samuele Ricci, ovviamente, è molto deluso come del resto tutti i suoi compagni. Però non si arrende, per lui il campionato non è finito e va onorato per mille motivi. Il più importante è il ricordo degli Invincibili con la commemorazione di Superga. “Purtroppo è andata così nonostante il nostro impegno. Nel primo tempo abbiamo fatto bene contro una squadra molto forte che davanti ai propri tifosi voleva festeggiare lo scudetto con una vittoria, nonostante questo nei primi quarantacinque minuti abbiamo tenuto”.
    “Poi purtroppo c’è stata l’espulsione e la partita è completamente cambiata e non siamo riusciti a restarci dietro. In 10 contro uno squadrone del genere non era facile”. Juric lo ha fatto giocare in posizione più avanzata. “E mi sono trovato bene in questo nuovo ruolo, il mister mi ha dato dei consigli. Io faccio quello che mi chiede Juric e cerco di farlo sempre al meglio”.
    “Ora mi sento a posto fisicamente, non ho problemi di corsa e quindi mi muovo a tuttocampo, anche in difesa ad aiutare i compagni”. Restano i soliti problemi, quello del gol. “Creiamo tanto ma a volte facciamo fatica a concretizzare. Anche contro l’Inter qualche occasione l’abbiamo creata, soprattutto nel primo tempo ne ho contate due, ma purtroppo non siamo riusciti a sfruttarle”.
    Europa, c’è ancora speranza
    E adesso?  “Bisogna  accantonare questa gara e pensare alla prossima, dobbiamo dare il massimo fino all’ultimo perché ora ci aspettano partite difficili da onorare fino alla fine, senza remore e con la consapevolezza di poter ottenere tanti punti. E poi sarà una settimana speciale per le celebrazioni di Superga, bisogna dare qualcosa in più anche per questo. I tifosi capiscono quando ci mettiamo carattere, quindi bisogna fare e dare il massimo noi ci proveremo”.
    E allora non resta che cambiare pagina e aprirne un’altra. Ci sono ancora quattro partite per salvare quello che ancora si può. E proprio per questo motivo Ivan Juric al 18′ della ripresa ha fatto uscire Zapata, un po’ stanco. Il colombiano è uscito dal campo sconsolato, scuotendo la testa, si aspettavsa di più dal Torino. È arrivato in granata con la speranza di lottare per l’Europa e ci ha messo impegno e gol.
    Ben 11, oltre a quello che aveva realizzato nell’Atalanta, tuttavia non sono serviti a lasciare la mediocrità con cui il Torino convive da anni. Juric – dicevamo – lo ha tolto per non “affaticarlo” più di tanto perché solo lui (del resto lo confermano i numeri) può segnare dei gol decisivi. Venerdì allo Stadio Grande Torino arriverà il Bologna e davanti ai propri tifosi i granata dovranno battere un colpo. LEGGI TUTTO

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    Galante: “Toro, sarà durissima ma non è ancora finita”

    Inter-Torino, curiosità e statisticheInter-Torino arriva in un momento diametralmente opposto per le due squadre. I nerazzurri domani festeggeranno il 20° scudetto in grande stile, i granata invece hanno bisogno come il pane di punti per l’Europa. Può essere un vantaggio per Juric? «Ovviamente la partita per il Toro ha un peso notevole. L’Europa è ancora un’ipotesi viva, devono crederci perché davanti nessuna sta correndo e ci saranno parecchi scontri diretti. Ma al clima di festa, in grado di alleggerire l’Inter, ci credo poco: nessuno farà sconti. Per il Toro sarà una gara difficile, contro un’Inter che giocherà con testa e gambe più leggere. A Juric serve una vittoria, ma contro una squadra che ha perso una sola partita in tutto il campionato diventa difficile…». Quanto pesa, in casa Toro, il mancato successo contro il Frosinone? «Tantissimo. Però va detto che ha affrontato uno dei peggiori clienti di questo periodo: il Frosinone ultimamente sta bene e ha anche quella sana disperazione di chi si deve salvare. Vincere non era così scontato, soprattutto per un Toro che non si trova tanto a proprio agio quando deve fare la partita. Nonostante questo, comunque, penso che il campionato finora sia stato buono: ha una media punti più alta dell’ultimo biennio. Se la stagione finisse oggi darei un 6,5, ma è un voto ancora migliorabile con le ultime cinque gare. Poi si potrà dare un giudizio completo». In un anno in cui l’Italia può addirittura piazzare più di 8 squadre in Europa, quanto rammarico avrebbe il Toro se non riuscisse ad arrivarci? «Tanto, perché è difficile che una stagione del genere possa ricapitare in tempi rapidi. Sarebbe una grande occasione buttata via. Noi nel 2002 con Camolese, per esempio, siamo stati molto bravi ad andare in Intertoto, approfittando anche dei passi falsi delle altre. Quella squadra, in un campionato se possibile ancora più difficile di questo, riuscì a compiere un salto di qualità soprattutto mentale. A questo Toro, invece, penso manchi ancora qualcosa».
    Inter-Torino, la terna arbitraleE poi c’è Juric, allenatore con un contratto in scadenza a giugno. Può pesare questa situazione? «Dovrei essere dentro lo spogliatoio per capire. Io penso che Cairo in questi anni abbia creato delle squadre competitive. A fine campionato, con o senza Europa, dovranno tutti quanti guardarsi in faccia. Devono mettersi a tavolino ed essere chiari da subito. Non possono esserci fraintendimenti sugli obiettivi futuri, altrimenti ritengo sia meglio salutarsi. Ma non credo che questa situazione pesi sui giocatori: le ultime partite del campionato, a maggior ragione se sei in corsa per l’Europa, si preparano da sole. E Juric di sicuro non è un allenatore che si accontenta del solo lavoro fatto nel suo triennio: sa che senza Europa chiuderebbe un ciclo non in linea con le sue ambizioni». L’ha stupita l’Inter? «No, perché è figlia di un lavoro iniziato da Spalletti, proseguito da Conte e perfezionato con Inzaghi. Già da tanti anni l’Inter è la formazione nettamente più forte del campionato: ci sono giocatori di alto livello, campioni veri che altre squadre non hanno. Ha la struttura, anche societaria grazie al lavoro di Marotta e Ausilio, per proseguire questo ciclo».
    Il mondo Toro si avvicina alla ricorrenza del 4 maggio. Quali sono i suoi ricordi di Superga? «Emozione unica, che ho vissuto per cinque anni. Quando il capitano legge i nomi degli Invincibili ti vengono i brividi, è un sentimento indescrivibile. Quei ricordi mi accompagneranno per tutta la vita. Superga resta nel cuore per sempre». Inter-Torino potrebbe essere l’incrocio fra il presente e il futuro di Buongiorno. «Ha dimostrato di essere molto forte, è già pronto per una big: non è un caso che venga accostato a tutti i più grandi club d’Europa. Potrebbe essere il suo ultimo anno a Torino: è stato molto bravo la scorsa estate a dire no all’Atalanta per amore della maglia granata, ma anche perché non riteneva di sentirsi pronto per lasciare il club che lo ha cresciuto. Non credo che possa fare la stessa scelta quest’estate. All’Inter non lo vedrei male: se proprio dovesse passare ai nerazzurri, mi auguro che possa prendere la mia vecchia maglia numero 5. Sarebbe un grandissimo rinforzo per Inzaghi». LEGGI TUTTO

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    Gilardino rinnova con il Genoa ma il Toro c’è. Palladino, possibilità concreta

    Futuro Gilardino: tra permanenza ed altri lidi
    Gilardino meno di due anni fa venne promosso dalla Primavera per guidare la prima squadra dopo l’esonero di Blessin. Lo stesso allenatore, il cui contratto com’è noto scade a giugno, ha più volte ribadito di essere molto legato all’ambiente rossoblù pur facendo capire di voler parlare con la società del progetto tecnico e delle prospettive di mercato, in entrata come in uscita, per il futuro. Le recenti dichiarazioni del ceo Blazquez («Vogliamo tornare in Europa entro due anni») confermano le ambizioni di una società che sarà chiamata in estate, visto l’accordo di ristrutturazione del debito firmato con l’agenzia delle entrate, almeno a una cessione per rispettare il saldo attivo sul mercato. Il futuro più incerto resta quello di Gudmundsson, per cui non mancano grandi pretendenti. Un Genoa dalle ambizioni europee, al netto di una partenza eccellente, potrebbe essere sposato in pieno dallo stesso Gilardino, al di là della concorrenza di Torino e Fiorentina. E il Genoa, almeno fino a quando non dovesse arrivare una scelta diversa da parte del diretto interessato, al momento non sembra puntare su altri profili per la sua panchina.
    Il Torino saluta Juric: “Gila” nell’orbita dei sostituti
    Gilardino è così una possibilità concreta per i granata, che dopo un triennio sono destinati a salutare Juric: l’uomo che ha restituito dignità all’ambiente lasciando alle spalle la lotta per la salvezza, ma tecnico che, salvo colpi di scena in questo finale di stagione, non è riuscito a compiere il passaggio importante: portare una squadra solida nelle Coppe europee. L’allenatore e il gruppo di giocatori avrebbero potuto offrire un rendimento maggiore, ma oggettivamente chi è davanti al Toro ha qualcosa in più. Sul piano tecnico, o del gioco guardando al Bologna che vuole entrare in Champions e che è la grande sorpresa di questo campionato. All’interno del quale il Genoa neopromosso è la prima delle piccole, dodicesimo – a sette punti dal Torino – e con tanti punti persi nei finali di gara. Quella dei rossoblù è però indubbiamente una stagione positiva, per quelli che erano i presupposti, cioè una tranquilla salvezza al ritorno in Serie A.
    Gilardino-Palladino: ex attaccanti dai destini incrociati
    Chi aveva qualche ambizione in più, dopo aver chiuso alla prima in assoluto nel massimo torneo italiano all’undicesimo posto e a una sola lunghezza dai granata, è il Monza. Anche adesso accodato al Toro, ma con 3 punti di distanza. Un Monza che aveva svoltato dopo la decisione di avvicendare l’allenatore della promozione, cioè Stroppa, con Palladino. Promosso dalla Primavera in virtù di una scommessa, vinta, da Galliani. Palladino ha prima portato i brianzoli a centroclassifica, e adesso lì in mezzo li ha pure strutturati. Sull’ex attaccante resta forte il Toro, con pure il Bologna che saluterà Thiago Motta, e la Fiorentina che darà l’addio a Italiano a guardare interessate verso Monza. Gilardino e Palladino rappresentano per certi versi una scelta simile: il primo ha leggermente più esperienza, avendo guidato anche Rezzato in D, Pro Verceli e Siena in C (i toscani pure in D), prima del Genoa promosso in A e quindi salvato. Palladino ha invece esordito in A nel Monza, dimostrando però subito di possedere e saper esercitare il carisma per essere primo allenatore. Sono comunque profili simili, giovani, provenienti dalla Primavera, e con voglia di confrontarsi con una società di medie, alte ambizioni come è il Toro.
    Occhio a Italiano: il tecnico intriga il Torino
    Tra i molti che cambieranno in estate si è fatto cenno a Italiano, altro papabile per la panchina granata. Qui si andrebbe nel segno della continuità tattica, viste le tante similitudini tra Italiano e Juric, ma in attacco andrebbero reperiti gli esterni offensivi che il tecnico viola gradisce, quelli silurati a gennaio per mancanza di rendimento nonché per la scelta di Juric di puntare sul modulo con le due punte. Si ricorderanno le partenze di Radonjic, Karamoh e Seck con l’arrivo di Okereke. Parlare di mercato è prematuro, prima il Toro è chiamato a non mollare fino in fondo in questo campionato, contestualmente Cairo e Vagnati dovranno iniziare a preparare la prossima stagione annunciando il nome dell’allenatore. LEGGI TUTTO