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    Lutto per Pioli: il Milan gli dedica un post

    MILANO – “Il Milan stringe commosso tutta la famiglia del nostro Mister in un abbraccio forte e intenso per la perdita del caro cognato Luca”. Così, con questo breve messaggio postato sul proprio account Twitter ufficiale, il club rossonero porge le sue condoglianze a Stefano Pioli, per la scomparsa del cognato Luca.Guarda la galleryMilan-Fiorentina, Leao segna ed esulta come Cristiano Ronaldo
    Milan, lutto per Pioli
    Un lutto terribile che già ieri era percepibile nell’immediato post-partita della gara vinta dal Milan contro la Fiorentina per un autogol di Milenkovic nel finale. Al termine dell’incontro, infatti, il tecnico era apparso commosso e successivamente aveva preferito non rilasciare dichiarazioni a commento del match.
    Anche l’Inter al fianco di Pioli
    Anche l’Inter, club che il tecnico di Parma ha allenato nella stagione 2016-17, si è voluta stringere intorno all’allenatore e sulla propria pagina ufficiale Twitter ha scritto: “FC Internazionale Milano esprime il proprio cordoglio e si stringe attorno a Stefano Pioli e alla sua famiglia in questo momento di lutto”.
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    Il Pagellone della serie A: Ho rivisto il Maradona

    Ci mancherà. In autunno – il periodo dell’anno in cui un Mondiale dovrebbe essere vietato per legge – avvertiremo tanto l’assenza del campionato, dei gol, di giocate, emozioni, sviste arbitrali e variste, polemiche; meno, molto meno, delle enormi stupidaggini diffuse dai leoni da tastiera e da alcune pecore televisive e cartacee. Unica consolazione, fino al 4 gennaio non incroceremo opinioni, giudizi, pregiudizi e assurdità del tipo «Allegri è inadeguato», «Mourinho è bollito», «senza il Var si stava meglio», «la squadra non sopporta più Inzaghi», «all’Inter si è esaurito l’effetto Conte», «l’ostacolo del Napoli può essere soltanto Spalletti». Quindici giornate non sono uno scherzo. Sono un trimestre pieno, poco meno della metà della stagione e anche se stiamo vivendo la più strana e insopportabile di sempre – Fifa e Qatar li giudicherà solo la storia, purtroppo -, ciò che abbiamo visto fin qui ha un alto grado di attendibilità.

    10 (inevitabile)

    Al Napoli che si è spinto molto più in là del previsto. Lo merita per quell’11 alla voce “vittorie consecutive” e per la qualità del gioco – strepitoso anche il percorso in Champions. Abbiamo finalmente recuperato il Maradona pieno di gente, uno spettacolo (dell’anima) senza pari. Ieri ho letto con attenzione le pagelle dedicate di Antonio Giordano e concordo su tutto. O quasi: in effetti avrei alzato i voti a Lobotka e Kim, per caratteristiche e valore relativo, gli unici realmente insostituibili sul breve, medio e lungo termine. Kvara è l’impressione di settembre e ottobre, il rendimento di Mario Rui, Anguissa, Zielinski e Di Lorenzo una delle chiavi della trasformazione della squadra. Ripeto dagli anni di Udine che Spalletti è uno degli allenatori più preparati d’Europa. A volte non capisco la sua lingua, ma è un dettaglio: resta lui al centro di questa magnifica realtà. Le soluzioni Raspadori, Elmas e Simeone, un’invidiabile esclusiva.

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    7,5 alla Lazio e a Sarri

    Indipendentemente dalla partita di Torino. Maurizio ha dovuto fare spesso a meno del miglior attaccante italiano (all’Allianz anche di Zaccagni e Lazzari): pertanto ha cambiato i contenuti tattici della squadra dribblando i luoghi comuni sul giochismo. Adoro il suo rifarsi continuamente ai princìpi originari del calcio, in fondo è moderno e unico proprio perché antico. La crescita di Milinkovic, Romagnoli, Zaccagni e Felipe i frutti più evidenti del suo lavoro.

    7 a Thiago Motta

    Subentrato a Mihajlovic. Continuo a pensare che Sinisa avrebbe oggi una classifica simile e che la società abbia sbagliato a mandarlo via «perché non ha valorizzato i giocatori di qualità» (l’ammissione di un dirigente, mah). Motta sta lavorando bene: ha impiegato poche settimane per capire la squadra e darle un’identità, ha ottime idee e personalità. Gli spigoli caratteriali e la presunzione sono un’efficace protezione. Avrei aggiunto mezzo voto se la scorsa stagione, a Spezia, non avesse azzerato un attaccante come Nzola, quest’anno al settimo gol in 15 partite.

    7 anche al Monza

    Una campagna acquisti in stile Galliani reset – ogni categoria ha le sue priorità e necessità tecniche -. Recuperati i giocatori migliori, la squadra ha trovato gli equilibri e i punti che inseguiva. Molto interessante il lavoro di Raffaele Palladino, cresciuto nel calcio di Gasperini e Juric ma in grado di aggiungere del suo.

    7 al Milan e 6,5 all’Inter

    Pioli e Inzaghi hanno organici da – minimo – 36 punti, troppo spesso le loro squadre sono sembrate ansiose di fare. Tuttavia in alcune occasioni hanno entrambe prodotto un buon calcio. Più ondivaga l’Inter, a meno 11 dal Napoli, più determinato e continuo il Milan che artiglia successi e punti nei minuti finali.

    Guarda la galleryLa nuova esultanza di Leao “made in” Cristiano Ronaldo

    7 al Lecce

    Molto rinnovato, gioca un calcio di notevole sostanza e coraggio riducendo al minimo l’improvvisazione.

    6 a Roma e Juve

    ma 7,5 a Mourinho (27 punti, 17 pienoni all’Olimpico e il sostegno dei tifosi) e Allegri. Hanno lavorato senza il mercato estivo, raschiando spesso il fondo del barile. Non hanno prodotto un calcio godibile, ma sono rimasti nella scia dei primi autorizzando pensieri positivi per la ripresa. La prova della Roma col Toro ha confermato quello che sapevamo: è bastato il rientro di Dybala dopo 35 giorni per dare un senso compiuto alla fase offensiva: ha fatto più lui al 30% in venti minuti che gli altri al cento (…) in 6 partite. Sempre a proposito di Mou, conservo il messaggio inviatomi sabato da un calciatore straniero ex Lazio sul caso Karsdorp: «Se l’atteggiamento è pubblico (giocatore), pubblicamente si può difendere l’intenzione di calcio (allenatore) e la posizione e l’immagine del club».

    Guarda la galleryMourinho furioso a bordo campo: urla all’arbitro e viene espulso

    6,5 all’Atalanta

    «Noi non dobbiamo puntare allo scudetto» la spiegazione di Gasperini in piena ricostruzione: «io ho il dovere di valorizzare i giocatori che ho a disposizione». E lo sta facendo benissimo. Identico voto lo merita l’Udinese di Sottil: partenza lanciatissima, poi il fisiologico ridimensionamento. Più nei risultati che nelle prestazioni. Un ottimo mix di forza e qualità (Deulofeu, Samardzic, Pereyra).

    6,5 anche alla Fiorentina

    Italiano, sfigatissimo e un po’ confuso all’inizio, si è rifatto nell’ultimo mese e mezzo. Nel preciso momento in cui ha prodotto la sintesi, ha presentato una squadra credibile. Tanta produzione offensiva, ma scarsa produttività. Continuare a rimpiangere Torreira è un esercizio poco intelligente. Stesso voto per Zanetti: a Empoli sanno fare calcio, scegliendo bene tanto i giocatori quanto gli allenatori. La scuola Corsi è di primo livello, un presidente competente e furbescamente umile.

    6,5 alla Salernitana

    A Reggio Emilia Nicola rischiò il posto – eccellente il mercato, altissime le ambizioni di Iervolino -, si è subito ripreso e ha fatto corrispondere i risultati alla qualità della squadra. A Monza, però, un’altra pesante sconfitta che può portare stravolgimenti.

    6+ al Toro

    Juric ha un potenziale offensivo non in linea con le aspettative, si affida pertanto ai gol dei centrocampisti. Niente male Vlasic e Radonjic, non ancora al massimo Singo.

    6,5 allo Spezia e 5 al Sassuolo

    Non potevo aspettarmi di più dalla squadra di Gotti. Il Sassuolo è cambiato tanto e Dionisi, al quale è mancato a lungo Berardi, è alle prese con nuove difficoltà.

    4 a Verona e Samp

    Squadre non all’altezza, due teste sono cadute e dai sostituti nessun risultato apprezzabile. Nei prossimi due mesi le propri età dovranno riflettere – se ne avranno la possibilità, penso soprattutto alla Doria – sul futuro non solo tecnico. Diverso è il discorso della Cremonese (il voto è 4,5 ), ha una società strutturata, un’apprezzabile consapevolezza di sé e tenta qualcosa di diverso.

    0 all’Associazione Arbitri, l’Aia

    Il caso D’Onofrio comporta un mostruoso danno d’immagine per l’intera categoria: sgomenta sapere che Rosario D’Onofrio, il procuratore capo degli arbitri, cioè il magistrato dei giudici del calcio, sia un presunto trafficante di droga. E stupisce che sia stato nominato a un incarico così delicato dopo essere stato quattro mesi ai domiciliari e condannato in primo grado per un reato di questa gravità. L’Aia si difende sostenendo di essere stata ingannata, poiché all’atto della nomina D’Onofrio aveva dichiarato di non avere alcuna pendenza penale. Di più, dicono i vertici degli arbitri, non avremmo potuto sapere, non disponendo di poteri istruttori. C’è da chiedersi però se oltre ai poteri istruttori sia mancato anche il dovuto discernimento. Poiché Rambo, questo il soprannome di D’Onofrio, non è un magistrato, né un giurista, né un arbitro con un passato glorioso, ma un militare sospeso dal servizio per aver dichiarato una laurea inesistente. Se è questo il metodo per selezionare i ruoli di responsabilità c’è da mettersi le mani nei capelli.

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    Scomparso il sole, risorge Dybala

    La luce, come ultimamente la chiama Mou, si è accesa al tramonto dell’ultima domenica del campionato prima della sosta mondiale. Proprio mentre si stava chiudendo il sipario delle 21 partite stagionali dei giallorossi. Con la Roma scomparsa e fischiata dai suoi tifosi ai quali più del diciassettesimo sold out consecutivo non è proprio possibile chiedergli. Ancora 0-1 all’Olimpico, sarebbe stato il quarto ko interno con lo stesso risultato dopo quelli contro l’Atalanta, il Napoli e la Lazio. Anche il Torino, quando ormai era buio, stava facendo il pieno davanti ai sessantaduemila che non sanno più che cosa pensare di questa squadra spenta e fragile, vuota e sterile. Semplicemente perdente. Ma, scomparso il sole, risorge Paulino. Tocca a spingere sull’interruttore e riaccendere la speranza di poter mettere in classifica almeno un punto prima dello stop del torneo (solo 10 nelle prime 7 gare casalinghe: fece peggio 15 anni fa, nel campionato 2005-2006, con 8).

    Dybala entra al minuto 24. Ne avrà 21 più 5 di recupero per far capire quanto la sua assenza abbia pesato sul rendimento della Roma nelle ultime settimane. Era uscito di scena, il 9 ottobre, calciando il rigore contro il Lecce, decisivo per la vittoria. Sono quelli gli ultimi punti raccolti all’Olimpico dai giallorossi prima del pari conquistato ieri pomeriggio al fotofinish. Un risultato con il timbro dell’argentino che adesso andrà in Qatar con la sua Selecciòn. Solitario di Paulo davanti al Torino: è andata proprio così. Triste, per certi versi, ma vero. «E’ stata un’altra partita negli ultimi venti minuti» ammetterà poi Mourinho. Con una smorfia. Che ha un significato: adesso ditemi che non avevo ragione a rimpiangere l’unico calciatore della rosa che fa la differenza.

    José è andato sul sicuro in quella fase del match. Nessun dubbio a metterlo contro quel Torino compatto, sporco e cattivo. E meritatamente in vantaggio. Paulino entra in souplesse. Come fosse in allenamento. Aspetterà quasi un quarto d’ora prima di battere un corner. Deve scaldare i muscoli. Ha comunque il mancino caldissimo. In quei 21+5 minuti appoggia sul prato dell’Olimpico la brochure con il meglio del suo repertorio chic, chiamando la palla per togliere ogni pressione ai compagni. Sono solo carezze. Vuole far coraggio alla squadra in piena crisi d’identità, coccolandola nel momento cruciale e complicato della sfida. Dybala semina e raccoglie. Trova il tempo anche di essere ammonito quando protesta in attesa del recupero: l’arbitro Rapuano non gli fischia il fallo evidente al vertice dell’area. Il direttore di gara di Rimini non potrà invece ignorare l’entrata maldestra di Djidji. Paulo zoppica e lascia il rigore a Belotti. Il Gallo lo sbaglia, colpendo il palo. L’argentino si rimette in piedi e va a calciare di sinistro. A giro come solo lui sa fare. Traversa e gol a porta vuota di Matic. Ora Paulino può partire più sereno. José, aspettandolo nel nuovo anno, deve pensare ad altro. C’è da riassemblare la Roma che non può dipendere solo dal suo campione. E’ sesta con l’Atalanta: a gennaio dovrà rincorrere la Champions.
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    Ai marziani di Napoli resistono solo Milan e Juve

    Cinquantatré giorni senza Serie A saranno lunghi da passare: colpa del Mondiale d’autunno by Fifa, sconfessato persino dal fenomeno Blatter che nel 2010 l’annunciò al mondo e, malauguratamente, soltanto cinque anni più tardi venne spazzato via. Tant’è. Indietro non si può tornare, mentre avanti come un rullo marziano fila il Napoli, all’undicesima vittoria consecutiva, meravigliosa macchina da gol con 8 punti sul MiIan, 10 sulla Juve, 11 su Lazio e Inter, 14 su Atalanta e Roma. Lo sfortunato autogol di Milenkovic ha consentito ai rossoneri di acciuffare ancora una volta una vittoria in extremis, pesantissima poiché ottenuta ai danni di un’avversaria, la Fiorentina, imbufalita per il contatto Terracciano-Rebic non punito dall’arbitro. La Viola a San Siro stava scoppiando di salute, come la Juve che ha inanellato il sesto successo consecutivo con zero gol subiti, il terzo posto in solitario: la conferma che puntare su giovani ripaga la fiducia. La doppietta del ventiduenne Kean, prima del sigillo di MIlik, brilla in calce alla secca sconfitta incassata dalla Lazio che ha fallito la prova di maturità e tuttavia, allo stop del 13 novembre, si gode comunque la posizione Champions. Se consideriamo la prima parte del campionato come la decisiva sessione di qualifiche al Gran Premio dello Scudetto, il Napoli è in pole position, ottenuta a una velocità supersonica. Dietro c’è il vuoto; indietro, arrivano Milan e Juve; in terza fila, accanto alla Lazio c’è l’Inter rigenerata da Dzeko a Bergamo; in quarta, l’Atalanta in caduta libera (4 sconfitte nelle ultime 5 gare, 9 gol incassati nelle stesse dall’ex difesa più forte del torneo) e la Roma che Matic ha preso per i capelli all’ultimo respiro della partita con il Toro, durante la quale ha ritrovato Dybala, ricevendo la conferma di essere più che mai Dybaladipendente. Dicono che il 4 gennaio comincerà un altro campionato, per via del mondiale, di chi ci andrà, di chi non ci andrà, degli infortunati che, nel frattempo, avranno recuperato, sperando che in Qatar nessun altro si faccia male. Sarà così. Senza dimenticare mai che lassù c’è solo il Napoli. E solo il Napoli è più che mai padrone del suo destino tricolore.Iscriviti al Fantacampionato del Corriere dello Sport: Mister Calcio CUP LEGGI TUTTO

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    Lazio, Pedro deluso: “Stavamo giocando bene, poi brava Juve”

    TORINO – Nonostante la delusione dopo il ko con la Juve, che si impone per 3-0, lo spagnolo Pedro non si nasconde di fronte ai microfoni e ci mette la faccia a nome anche dei compagni di squadra: “Peccato, perché nel primo tempo abbiamo giocato bene fino alla bella ripartenza loro che ci hanno fatto gol. Nella ripresa, poi, hanno giocato meglio di noi e sfruttato il contropiede, contro squadre come la Juve purtroppo non puoi sbagliare, altrimenti vieni punito. Immobile? Ovvio che ci manchi, anche se Felipe Anderson ci ha dato tanto in questo periodo pur non essendo un vero nove. Sappiamo che in questa prima parte della stagione abbiamo fatto un buon lavoro ma anche che dobbiamo lavorare e migliorare per centrare il nostro obiettivo che è un posto in Champions League”. LEGGI TUTTO

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    Milan, Leao segna alla Fiorentina ed esulta come Cristiano Ronaldo

    MILANO – Mai banale, Leao fa ancora parlare di sé, con un’esultanza ispirata a Cristiano Ronaldo versione 2.0 e che ha mandato letteralmente in tilt i social. L’attaccante portoghese di Pioli, ha sbloccato il match con la Fiorentina con un gran gol, celebrato alla nuova moda di CR7.
    Mani giunte al petto e occhi chiusi: cosa significa l’esultanza di Leao
    Mani giunte al petto e occhi chiusi, che al di là delle fantasiose interpretazioni, significa solamente un inno alla professionalità, prendersi cura di se stesso e assicurarsi di essere sempre al meglio, tra cura del proprio corpo e impegno negli allenamenti, senza disdegnare dei salutari sonnellini. LEGGI TUTTO

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    Milan-Fiorentina 2-1: decide l'autogol di Milenkovic, Pioli a -8 dal Napoli

    Il Milan chiude il suo 2022 con una vittoria. La squadra di Pioli ha battuto la Fiorentina per 2-1 nella sfida giocata a San Siro: decide il match l’autogol di Milenkovic al 91′. Non è stata una partita semplice per i rossoneri che prima di gioire devono faticare tantissimo anche per merito di una Fiorentina brillante e in grande condizione fisica. Il gol Leao in avvio ha un po’ illuso i rossoneri di avere una serata più tranquilla: immediata, invece, è arrivata la reazione della Fiorentina che ha rimesso la gara in equilibrio grazie alla rete di Barak. Nella ripresa poi il match è rimasto combattuto fino alla fine, i viola hanno protestato per il rigore non concesso per l’intervento di Tomori su Ikoné e alla fine è arrivato l’autogol di Milenkovic che ha permesso ai rossoneri di ottenere tre punti fondamentali. In classifica la squadra di Pioli resta a -8 dal Napoli capolista. Per la Fiorentina, invece, il grande rammarico di uscire senza punti da San Siro dopo aver giocato una partita davvero convincente: i viola rimangono a quota 19 punti insieme con il Bologna. LEGGI TUTTO

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    Roma-Torino, Mourinho: “Belotti? Non doveva tirare lui”

    ROMA – L’ha ripresa in pieno recupero, la Roma di José Mourinho. Nonostante il calcio di rigore fallito al 92′ dal grande ex Belotti, i giallorossi sono riusciti poco dopo a segnare la rete dell’1-1 con Matic. Un gol pesante, che permette al tecnico lusitano di chiudere il 2022 senza una sconfitta, anche se con un cartellino rosso rimediato per proteste: “L’espulsione è giusta, le mie parole all’arbitro sono parole che meritano il cartellino rosso. Ho parlato con lui dopo la partita e mi sono scusato. Però del gioco e del suo gioco come arbitro non voglio parlare. Penso che ho avuto l’umiltà di scusarmi per le parole, ma della sua performance nella partita, nella sua ipotetica influenza nello sviluppare la partita, al di là di qualche episodio importante, lascio per voi i giudizi. Un’analisi che faccio per me stesso. La partita è finita. Io dico sempre che la partita che puoi vincere non è quella che è finita, ma quella dopo. Non mi piace parlare pubblicamente di situazioni tecniche”.Guarda la gallerySarà l’aria di Roma…Radonjic come Simeone e Zaniolo FOTOIscriviti al Fantacampionato Tuttosport League e vinci fantastici premi! LEGGI TUTTO