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    Gosens: “Cristiano Ronaldo? Mi ha fatto vergognare”. Il retroscena

    Un retroscena da campo, rimasto segreto fino a quando Robin Gosens non ha deciso di svelarlo e raccontarlo nella sua biografia, in uscita nei prossimi giorni. Protagonista insieme all’esterno dell’Atalanta è Cristiano Ronaldo a cui Gosens un giorno, alla fine della partita contro la Juventus, ha chiesto la maglietta. Non desiderava altro, voleva la 7 del portoghese. E invece è rimasto deluso.
    Juve, retroscena maglia Rabiot
    Gosens e il retroscena con Ronaldo
    “Dopo la partita contro la Juventus, ho cercato di realizzare il mio sogno di avere la maglia di Ronaldo. Dopo il fischio finale sono andato da lui, non sono nemmeno andato dal pubblico per festeggiare, ma Ronaldo non ha accettato. Gli ho chiesto: Cristiano, posso avere la tua maglietta? Non mi ha nemmeno guardato, ha detto solo no”. Così spiega Gosens nel libro. Un rifiuto che non si aspettava e che addirittura l’ha fatto vergognare: “Ero completamente arrossito e mi vergognavo. Sono andato via e mi sono sentito piccolo. Hai presente quel momento in cui accade qualcosa di imbarazzante e ti guardi intorno per vedere se qualcuno l’ha notato? È quello che ho provato e ho cercato di nasconderlo”, conclude Gosens. LEGGI TUTTO

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    Serie A: l'Atalanta vola al terzo posto, pari di Benevento e Fiorentina, Cagliari ko

    Torna in campo la Serie A e giocano tutte di sabato. Nelle partite delle 15:00 l’Atalanta si impone per 3-2 in casa contro l’Udinese e grazie ad un super Muriel raggiunge il terzo posto in classifica. Benevento-Parma e Genoa-Fiorentina pareggiano rispettivamente 2-2 e 1-1, con Ribery protagonista di un brutto intervento su Zappacosta che gli costa l’espulsione. Il Verona espugna Cagliari per 2-0 con i gol di Barak e Lasagna.

    Atalanta-Udinese 3-2: bis di Muriel, poi Pereyra, Zapata e Larsen

    Lascia sempre il segno, Luis Muriel. Sotto la pioggia di Bergamo sguscia via più volte alla difesa dell’Udinese, ma il gol lo trova con un tiro dalla distanza al 19′, su assist di Pessina. Imbeccato da Malinovskyi al 43′, Muriel firma la doppietta, scartando anche Musso. Al 45′ Pereyra accorcia le distanze con una conclusione chirurgica che non lascia scampo a Gollini. Nel secondo tempo Gasperini sostituisce Muriel con Ilicic, ma il terzo gol della Dea porta la firma di Zapata: il colombiano sfrutta al meglio l’assist del solito Malinovskyi, piazzando la sfera alla destra di Musso al 61′. L’Udinese non muore mai: Molina è scatenato sulla destra e serve al centro Larsen, che non fallisce il gol del 3-2, riaccendendo il match al 71′. Il risultato però resta quello fino alla fine, permettendo a Gasperini di festeggiare il terzo posto solitario (aspettando Torino-Juventus) e godersi i 58 punti in classifica.

    Atalanta-Udinese: tabellino e statistiche

    Guarda la galleryMuriel-Zapata show: l’Atalanta si porta a -2 dal Milan

    Benevento-Parma 2-2: Glik e Ionita rimontati da Kurtic e Man

    Non segnava in Serie A dal 4 aprile 2015 Kamil Glik, che porta in vantaggio il Benevento al 23′ sugli sviluppi di un calcio piazzato. Verso la fine del primo tempo i padroni di casa sfiorano il raddoppio con Lapadula. Un Parma quasi inesistente nella prima frazione cambia in vista della ripresa. Ad inizio secondo tempo, infatti, D’Aversa opta per due sostituzioni (Busi e Kurtic per Brugman e Laurini) che risultano determinanti per il pareggio trovato al 55′ proprio dal subentrato Kurtic con un colpo di testa. Gli ospiti segnano anche il gol dell’1-2 con Gagliolo, che esulta invano perché il VAR annulla tutto per fuorigioco. E allora ne approfitta il Benevento, che al 67′ torna in vantaggio grazie ad una stoccata di testa di Ionita. Il Parma si risveglia nel finale e strappa un punto al Vigorito grazie ad una prodezza di Man all’88’. Finisce in parità questa sfida salvezza: il Benevento sale a 30 e il Parma a 20 punti.

    Benevento-Parma: tabellino e statistiche

    Cagliari-Verona 0-2: decidono le reti di Barak e Lasagna

    Partita molto bloccata nel primo tempo quella di Cagliari, dove le due squadre si sono annullate, chiudendo bene gli spazi. Qualche brivido lo hanno regalato una punizione di Miguel Veloso, che ha impegnato Cragno e un diagonale di Joao Pedro, su cui Silvestri arriva con la punta delle dita. La chance più ghiotta capita sui piedi di Lykogiannis, che spara alto. La partita viene sbloccata nel secondo tempo da Barak, che al 54′, con un sinistro ben indirizzato, porta in vantaggio il Verona. Per il raddoppio ospite bisogna attendere addirittura il 98′, quando Lasagna, a recupero inoltrato, chiude i giochi e trascina la squadra di Juric a 41 punti in classifica. Il Cagliari crea troppo poco anche se, sotto di una sola lunghezza, colpisce un clamoroso palo con Simeone.

    Cagliari-Verona: tabellino e statistiche

    Genoa-Fiorentina 1-1: Vlahovic risponde a Destro, espulso Ribery

    Ballardini si affida alla coppia d’attacco Scamacca-Destro e la scelta veiene ripagata al 13′, quando il primo confeziona per il secondo un assist al bacio, solo da spingere nella porta di Dragowski. La Fiorentina si riscatta dieci minuti dopo con il suo uomo più pericoloso: Vlahovic pareggia beffando Perin con un preciso diagonale sinistro. Ad inizio secondo tempo, esattamente al 51′, Ribery viene espulso con un rosso diretto a causa di un intervento shock ai danni di Zappacosta. Il Genoa non riesce a sfruttare la superiorità numerica per tutta la ripresa e la partita finisce sul risultato del primo tempo. Questo pareggio porta Ballardini a 32 punti e la Fiorentina di Iachini a 30.

    Genoa-Fiorentina: tabellino e statistiche

    Guarda la galleryFiorentina, rosso diretto per Ribery: l’entrata su Zappacosta LEGGI TUTTO

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    Panchina d'Oro, Gasperini fa il bis: battuti Inzaghi, Pioli e Conte

    BERGAMO – La Panchina d’Oro 2021 va a Gian Piero Gasperini. Il tecnico dell’Atalanta c’ha preso gusto e bissa il successo dello scorso anno. L’allenatore nerazzurro ha avuto la meglio su una concorrenza molto agguerrita, battendo i colleghi in lizza: Stefano Pioli, autore di una stagione super sulla panchina del Milan, Simone Inzaghi, tecnico della Lazio, e Antonio Conte dell’Inter, in testa alla classifica di Serie A. A poco più di un anno dal 3 febbraio 2020, quando ha ricevuto il premio 2020, dunque, Gasperini si posiziona ancora sul gradino più alto del podio, agganciando a due vittorie della Panchina d’Oro Lippi, Prandelli, Ancelotti e Zaccheroni. A quota tre c’è poi Capello, mentre Allegri guida il gruppo con quattro premi vinti. 
    L’emozione di Gasperini: “Vittoria difficile”
    “Questa Panchina d’oro – ha commentato emozionato Gasperini, ricevendo il premio da Demetrio Albertini, presidente del Settore Tecnico federale – la dedico a tutta Bergamo, allo staff e ai giocatori: a tutti quanti, perché è veramente una vittoria di squadra. Rispetto a quella vinta l’anno scorso è diversa, perché ogni stagione ha le sue particolarità e questo premio è riuscito a dare continuità a quello conquistato in precedenza. Ottenerlo è stato ancora più difficile e forse, proprio per questo motivo, questa Panchina d’oro è ancora più bella”. A causa delle misure restrittive per via dell’emergenza sanitaria, non si terrà alcuna celebrazione a Coverciano, con il riconoscimento che è stato consegnato stamattina a Gasperini dalle mani dei rappresentati dell’Aiac (Associazione Italiana Allenatori Calcio) al Bortolotti di Zingonia, quartier generale della squadra bergamasca.  LEGGI TUTTO

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    Gasperini: “Atalanta trattata ancora come una squadretta, ma…”

    Dagli obiettivi della sua Atalanta alla verità sul Papu Gomez, del quale tanto si è parlato in questi ultimi mesi. “Due anni di Champions ci hanno migliorato dal punto di vista tecnico e mentale – ha raccontato Gian Piero Gasperini a L’Eco di Bergamo – In futuro vedo una squadra ancora più forte. Assolutamente più forte. I Percassi sono diventati ancora più bravi e più forti. E tra le concorrenti vedo problemi economici, mentre noi abbiamo bilanci fortissimi. Meglio un posto in Champions o vincere la Coppa Italia? Noi giochiamo per tutto, ma forse se proprio devo scegliere preferisco tornare in Champions League. L’Inter è andata, il Milan è a +4 e non sono pochi, la Juve è lì, il Napoli ora è accreditato, le romane sono un pericolo. E noi lì, tra tante corazzate mediatiche”.Guarda la galleryDa Pirlo a Conte e Simone Inzaghi: le scadenze dei tecnici di Serie A
    Gasperini: “Idee chiare”
    “Non servono gli arrivi last minute, non sono funzionali – ha continuato a proposito dei movimenti di mercato – Le operazioni giuste sono Romero e Maehle presi in anticipo, i Pessina. Soddisfatto? Relativamente. Ma rispetto alla stagione scorsa siamo sicuramente più avanti, le idee sono molto chiare. Diciamo che le idee sono sul tavolo”.
    Ilicic si confessa: “Volevo smettere di giocare per un motivo”
    Gasperini: “Colpa di Gomez?”
    “In autunno, dopo un grande avvio, le due soste per le nazionali hanno portato gravi danni, la nostra solidità non c’era più. La squadra era come spezzata, aveva poco dinamismo, non c’era equilibrio. Quella non era più la mia squadra, non mi piaceva più. Tutta colpa di Gomez? No, certo che no. Ma io dovevo correre ai ripari perché così la squadra non mi convinceva per caratteristiche tattiche, mentali, di personalità. Poi è successo quel che è successo…”.
    Gasperini: “Forse solo Inter e Juve…”
    “Atalanta intrusa tra le big? Si giocava per la salvezza, poi per restare tra le prime dieci, adesso siamo lì con le big. E solo Inter e Juve forse hanno qualcosa in più, con le altre siamo competitivi, lo confermano le partite giocate. Poi magari Milan e Napoli spendono 100 milioni e si allontanano, ma di rimanere con queste squadre lo puoi pensare. Dico ‘da intrusi’? Per dimensioni sì”. 
    “Atalanta trattata come una squadretta”
    “Bisogna muoversi in anticipo. C’è tutto per poterlo fare, e devo dire che quest’anno si sta già programmando e ci si sta muovendo. Penso ai rumors di mercato sui nostri giocatori. Ci trattano ancora come la squadretta nella quale fare razzia. Forse vogliono creare disturbo senza rendersi conto che qui il club e l’ambiente sono forti, molto forti. Io sono d’accordo con chi dice che conta il campo. Siamo l’Atalanta, non ci faremo distrarre. Per qualche ragione diamo fastidio un po’ a tutti. Per quelle davanti siamo degli intrusi, per quelle dietro un’occasione di rivalsa”. LEGGI TUTTO

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    Inter-Atalanta 1-0: bomber Skriniar, Conte torna a +6 sul Milan

    MILANO – L’Inter va con la settima vittoria consecutiva in campionato e non si ferma nemmeno contro l’Atalanta, che cade a San Siro 1-0. Decide il gol in mischia di Skriniar dopo una partita giocata ad alta intensità, sui duelli uomo contro uomo, con pochi tiri ma con tanta energia e tatticismo. Alla fine la forza dei nerazzurri su calcio d’angolo basta a Conte che sale a 62 punti, a +6 sul Milan e a +10 sulla Juve, che deve recuperare la sfida col Napoli. Per la Dea, ferma a 49, sfumano il sorpasso sulla Roma e l’aggancio alla Juventus.

    La classifica di Serie A
    Le scelte di Conte e Gasperini
    Per contrastare meglio l’intensità dell’Atalanta Conte sceglie Vidal a centrocampo e lascia fuori Eriksen, per il resto è la solita Inter con la LuLa in attacco. Gasperini risponde con Pessina e la sorpresa Malinovskyi dietro a Zapata, Ilicic è in panchina insieme a Muriel, pronto come al solito ad entrare a partita in corso. Si parte.
    Conte ammonito, Handanovic super. Che duelli!
    All’Inter sono richieste velocità e qualità nel fraseggio per uscire in palleggio dal pressing altissimo dell’Atalanta, che marca a uomo senza timore fino all’area nerazzurra. Dirige i suoi e si sbraccia Conte, si lamenta anche con l’arbitro Mariani che prima prova a calmarlo, poi lo ammonisce dopo appena dieci minuti. C’è tensione, la partita vale tanto. Al 14′ il secondo brivido (il primo, un cross di Gosens in area piccola): Romero, per fermare Lukaku, per poco non beffa Sportiello con un retropassaggio alto che il portiere devia di testa per evitare quello che sarebbe stato un incredibile autogol. Quando Lukaku prova a scappare c’è Djimsiti che lo bracca, uno dei tanti duelli (tra i più belli Pessina-Brozovic, Skriniar-Zapata e Gosens-Hakimi). Fisicità e scontri energici dominano la gara, alla quale mancano però ancora i tiri. Eccoli, due in un minuto: al 39′ e al 40′ arrivano due colpi di testa per la Dea da calcio d’angolo, prima Zapata trova un riflesso pazzesco di Handanovic, poi su Djimsiti è Brozovic a salvare sulla linea.
    Decide Skriniar in mischia
    Si riparte con Ilicic per Malinovskyi ed Eriksen per Vidal ma, soprattutto, con il gol dell’Inter al 54′: in mischia la palla arriva a Skriniar che di destro trova l’angolino per firmare l’1-0. Colpita all’improvviso la Dea e rischia di subire ancora, è provvidenziale Romero in scivolata su Lukaku lanciato davanti a Sportiello. Se sullo 0-0 il dominio del gioco si alternava, adesso è l’Atalanta che preme e l’Inter che aspetta per ripartire. Zapata minaccia Handanovic sul primo palo con un tiro secco, fuori di poco, poi il colombiano esce e lascia spazio a Muriel, subito pericoloso sull’esterno della rete. Il Gasp manda dentro anche Miranchuk, Pasalic e Palomino (fuori Pessina, Freuler e Djimsiti), Conte risponde con Sanchez, Gagliardini, Darmian e D’Ambrosio per Lautaro, Brozovic, Perisic e Hakimi. Bada al sodo l’Inter per difendere con i denti il vantaggio, tutti dietro, catenaccio puro ed efficace perché l’Atalanta non sfonda. Festeggia Conte, sempre più primo.
    Inter-Atalanta, il tabellino

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    Skriniar da attaccante decide Inter-Atalanta: vola Conte LEGGI TUTTO

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    Serie A: solo un pari per il Milan, vincono Atalanta e Roma

    Nella 25ª giornata solo un pari (e in rimonta nel finale) per il Milan, che frena in casa con l’Udinese (1-1) e ora è a -3 dall’Inter capolista (attesa dalla trasferta in posticipo sul campo del Parma). Non frena invece l’Atalanta, che travolge il Crotone del nuovo allenatore Serse Cosmi (5-1) e con la quarta vittoria di fila resta terza a -4 dal Diavolo insieme alla Juventus (che ha però giocato una gara in meno). Due punti sotto resta in scia la Roma di Fonseca, che passa nel finale a Firenze come corsaro è il Verona di Juric, capace di andare a dominare a Benevento (0-3) dopo l’ultimo pari con la Juve. Pareggio infine nel derby Genoa-Sampdoria (1-1) mentre il Cagliari trova il secondo successo di fila sotto la gestine Semplici superando in casa il Bologna (1-0).

    Serie A, la classifica
    Kessie ‘salva’ il Diavolo
    Con Mandzukic infortunato come Ibrahimovic (impegnato in questi giorni al Festival di Sanremo ma venuto a San Siro per sostenere i compagni) Pioli schiera Leao punta del 4-2-3-1: Brahim Diaz a supporto con Rebic e Castillejo ai suoi lati, mentre in difesa si rivede Romagnoli al fianco di Kjaer e Tomori si siede in panchina (in infermeria restano invece Calhanoglu e Bennacer). Sull’altro fronte è un compatto 3-5-1-1 quello scelto da Gotti, che deve rinunciare a Deulofeu, Jajalo, Pussetto, Forestieri e Prodi: davanti tocca a Nestorovski con Pereyra a girargli intorno. Il Milan prova fin da subito a fare la partita ma fatica a trovare spazi tra le maglie bianconere e bisogna aspettare il 19′ (dopo una trattenuta reciproca tra Asrlan e Kessié nell’area friulana lasciata correre dell’arbitro) per la prima occasione: Brahim Diaz a impegnare Musso con un destro a giro dal limite. Il Diavolo si innervosisce e se la cavano col giallo Rebic (Becao dopo che il difensore era a terra) e poi Theo Hernández (durissimo l’intervento su Molina). L’Udinese prova ad affacciarsi allora in avanti ma Romagnoli anticipa Pereyra su cross di Molina mentre è innocua poco dopo la rovesciata di Leao: conclusione centrale e palla tra le braccia di Musso, che di piede chiude poi la porta anche a Castillejo (39′). Nel riposo Musso salva subito su Meite, poi su un colpo di testa di Kessie e ancora su Castillejo tenendo in partita l’Udinese, che al 68′ passa addirittura in vantaggio: angolo di De Paul e colpo di testa vincente di Becao. Il Diavolo è in difficoltà ma non molla, i friulani reggono nonostante gli infortuni di Pereyra e Samir (che senza più cambi lascia la squadra in dieci) ma vengono ‘traditi’ al 95′ da Stryger Larsen (Udinese), che tocca la palla con la mano in area: rigore per il Milan e l’infallibile Kessie evita il ko al Milan quando ormai è il 97′.
    Milan-Udinese 1-1: tabellino e statistiche

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    Kessie salva il Milan all’ultimo: 1-1 con l’Udinese

    La Dea non si ferma, Cosmi ko
    Lo squalificato De Roon e gli infortunati Hateboer e Lammers sono gli indisponibili di Gasperini che lascia Zapata in panchina, sposta Pessina in mediana e schiera Malinovsky e Ilicic dietro a Muriel. Se la gioca quasi a ‘specchio’ il nuovo tecnico dei calabresi Serse Cosmi, orfano di Djidji, Benali e Vulic: 3-4-1-2 con Messias dietro a Riviere e Simy. Avvio da copione con ritmi alti e Atalanta a farla subito da padrona con Gosens, che prima manca la porta di un soffio con il destro (8′) ma non sbaglia poco dopo, quando supera di testa spedisce in rete la palla scodellata in area da Ilicic (12′). Vantaggio e gara in discesa per la Dea, che insiste e fallisce il raddoppio con Muriel (controllo impreciso e conclusione su Cordaz) ma si fa sorprendere al 23′: malinteso tra Freuler e Romero e ne approfitta Simy, che scatta in velocità a solo davanti a Sportiello lo beffa con un morbido pallonetto. L’Atalanta accusa per un momento il colpo e lascia spazio al contropiede di Messias che non riesce però a superare Sportiello, così come non riescono a trovare la porta i nerazzurri Ilicic e Malinovsky poi di nuovo Messias. Il pari con cui il Crotone arriva al riposo dura però pochissimo nella ripresa, perché al 48′ Palomino raccoglie una palla vagante su corner di Djimsiti e riporta avanti l’Atalanta, che due minuti dopo cala il tris con Muriel (dopo uno scivolone di Golemic) e al 58′ serve il poker con uno splendido sinistro a giro di Ilicic. E nel finale c’è gloria anche per Miranchuk, che fa 5-1 su assist dell’altro nuovo entrato Zapata: quarta vittoria di fila per la Dea che resta terza con la Juve.
    Atalanta-Crotone 5-1: tabellino e statistiche

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    Atalanta, che show: goleada al Crotone

    Diawara lancia la Roma
    Prandelli non abbandona il consueto 3-5-2 con Ribery seconda punta al fianco di Vlahovic mentre Fonseca, con Dzeko out e la difesa ancora in emergenza (fuori Ibanez, Juan Jesus e Santon) si affida a Borja Mayoral come vertice del 3-4-2-1 e schiera ancora Cristante al centro della retroguardia. La Roma si rende subito pericolosa in ripartenza, con Dragowski provvidenziale ad anticipare in uscita Mkhitaryan ben servito da Veretout, ma la gara è equilibrata e c’è lavoro anche per Pau Lopez, attento due volte a Vlahovic che ci prova prima di testa (16′) e poi di potenza col sinistro dopo un veloce contropiede viola (28′). In campo si lotta e Mancini si prende il giallo per una gomitata di Mancini, mentre Igor è costretto a lasciare il posto a Biraghi per i danni riportati in un precedente duro contrasto con Bruno Peres (42′). A chiudere in avanti il primo tempo è la Roma (parata di Dragowski su un velenoso tiro dal limite di Pellegrini) che parte forte anche nella ripresa e passa subito: lancio in verticale di Mancini e gran destro al volo di Spinazzola che porta avanti i giallorossi. Sotto di un gol Prandelli perde per infortunio anche Castrovilli (dentro Kokorin) ma a riportarlo a galla, dopo un salvataggio di Mancini su Ribery, è proprio Spinazzola che sul cross del francese infila involontariamente Pau Lopez. Nel frattempo sull’azione del pari si era fatto male il giallorosso Veretout, rilevato da Pedro in una Roma incapace poco dopo di sfruttare l’occasione del nuovo vantaggio con Mayoral che calcia addosso al portiere a pochi passi dalla porta. La sfida resta equilibrata e sembra destinata a finire in pareggio, ma non è d’accordo Diawara che all’88’ finalizza uno splendido assist del nuovo entrato Karsdorp e regala alla Roma una vittoria al fotofinish preziosissima nella corsa alla Champions.
    Fiorentina-Roma 1-2: tabellino e statistiche

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    Fiorentina-Roma, brividi per Astori. Diawara cancella l’autogol di Spinazzola

    Pari nel derby di Genova
    Nel 3-5-2 di Ballardini torna titolare in regia Badelj in regia e davanti c’è la coppia Shomurodov-Destro. Sceglie la difesa a tre anche Ranieri con Bereszynski, Tonelli e Colley davanti a Perin, mentre sulle fasce ci sono Candreva e Augelle con Verre trequartista alle spalle di Keita e Quagliarella. Agonismo ed equilibrio come in ogni derby che si rispetti, tanto che nel primo tempo l’unico vero brivido è la traversa colpita dal Genoa con un tiro-cross di Zajc e Goldaniga che non riesce a riabadire in rete. La sfida si sblocca però nella ripresa e a farlo sono i rossoblù di Ballardini: lancio di Strootman e sprint di Zappacosta, che supera prima Candreva e poi Tonelli per andare infine a segnare col destro (52′). La Sampdoria reagisce e impegna Perin con Keita (deviazione su tiro di Candreva) e al 77′ trova il pari: corner di Candreva e girata vincente di Tonelli che di testa fa 1-1. Il risultato non cambia più: il derby della Lanterna finisce senza vincitori né vinti.
    Genoa-Sampdoria 1-1: tabellino e statistiche

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    Il derby della difesa: Zappacosta e Tonelli decidono Genoa-Sampdoria

    Il Verona domina a Benevento
    Pippo Inzaghi concede un po’ di riposo a Viola e Caprari: dentro Insigne e Sau a sostegno di Lapadula mentre in difesa, complice la squalifica di Barba, tocca a Caldirola e Glik. Nel trio difensivo dell’Hellas è Ceccherini la sorpresa, il centrocampo cambia con Veloso e Tameze e in attacco (ancora out Colley e Kalinic) c’è Lasagna spalleggiato da Barak e Zaccagni. Il primo tempo è un dominio veronese, con la squadra di Juric che mette in campo grande aggressività e al 25′ trova il gol con Faraoni, che segna di testa su cross di Lazovic. Nel frattempo il Benevento ha già perso per infortunio Letizia, uscito in lacrime (11′) e sostituito da Foulon che al 34′ infila la sua porta con un goffo autogol di testa su cross dalla sinistra. Gli ospiti dominano e colpiscono anche una traversa con Barak (gran tiro al 38′) mentre il Benevento si fa vedere solo prima del riposo con Roberto Insigne che impegna Silvestri. Anche nella ripresa però non c’è storia e il Verona chiude i giochi al 50′ con Lasagna, che anticipa Glik e supera Montipò bravo poi nell’ultima parte di match ad evitare più volte un passivo più pesante per i suoi.
    Benevento-Verona 0-3: tabellino e statistiche
    Il Cagliari vola con Semplici
    È Godin a guidare la difesa a tre dei sardi (orfana dello squalificato Lykogiannis), Nandez e Zappa sulle corsie esterne per rifornire le punte Simeone e Joao Pedro in attacco. Sull’altro fronte è Barrow la punta del 4-2-3-1, con Orsolini-Soriano-Sansone trio di trequartisti e Antov in difesa al posto dello squalificato Danilo. Il Cagliari parte forte e dopo un’uscita di Skorupski ad anticipare Simeone ben servito da Joao Pedro, passa al 19′ su un corner: cross di Marin e colpo di testa vincente di Rugani (l’ultima rete dell’ex juventino sisaliva al febbraio del 2019). Il Bologna perde per infortunio Dominguez al 32′ (dentro Schouten) ma prova comunque a ritornare a galla, fermato però da Cragno che a inizio ripresa para in tuffo sul destro di Svanberg (48′). Regge poi per tutto il secondo tempo la difesa del Cagliari che nel finale sfiora anche il raddoppio, negatogli da Schouten che salva sulla linea dopo un colpo di testa di Pavoletti. Un intervento che non basta a rovinare la festa dei sardi rigenerati dalla cura Semplici: secondo successo in due partite e tre punti pesantissimi nella corsa alla salvezza.
    Cagliari-Bologna 1-0: tabellino e statistiche

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    Cagliari-Bologna, decide Rugani: primo gol dell’ex Juve LEGGI TUTTO

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    Sampdoria-Atalanta 0-2, decidono i gol di Malinovskyi e Gosens

    GENOVA – L’Atalanta dimentica la sconfitta in Champions con il Real Madrid, vincendo 2-0 sulla Sampdoria di Claudio Ranieri nel lunch match domenicale della 24ª giornata di Serie A. In una Genova dal clima caldo e primaverile, la formazione bergamasca vince la terza partita consecutiva in campionato (dopo i successi contro Cagliari e Napoli) e si rilancia tra le prime quattro in classifica, agganciando la Juve e scavalcando la Roma, impegnata stasera contro il Milan. 

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    Malinovskyi e Gosens, gol da Champions: l’Atalanta batte la Sampdoria

    Sampdoria-Atalanta, la partita
    La Samp scende in campo a Marassi senza Adrien Silva, squalificato, e Torregrossa, infortunato. E’ in panchina l’ex atalantino Gabbiadini, con Candreva, Ramirez, Keita e Quagliarella. Ranieri fa ampio turn-over affidandosi a Damsgaard a metà campo e a Verre con La Gumina davanti. Nell’Atalanta non c’è lo squalificato Gasperini in panchina, rimpiazzato dal vice Tullio Gritti, ex attaccante del Torino. Tante le assenze nerazzurre anche in campo: oltre allo squalificato Djimsiti, danno forfait Sutalo, Lammers, Hateboer e Zapata: tra i titolari ci sono Sportiello in porta, Palomino in difesa con Malinovskyi e Pasalic a supporto di Muriel; Ilicic parte tra le riserve. La Sampdoria gioca un bel primo tempo, approfittando di un’Atalanta che commette tanti errori nel fraseggio: Sportiello è bravo sulle conclusioni di Jankto e Damsgaard. Poi però sono i nerazzurri a trovare il gol al 40′, a conclusione di una magnifica azione articolata: Malinovskiy batte Audero con un botta di sinistro all’incrocio dei pali. Al 50′ l’Atalanta va ancora a segno con un destro al volo di Maehle, ma il Var suggerisce all’arbitro Marinelli di annullare per un fuorigioco di Pasalic. I blucerchiati sfiorano il pareggio con La Gumina e Damsgaard, ma è ancora la formazione nerazzurro ad andare in gol: al 70′ raddoppia Gosens su passaggio di Maehle a conclusione di un’azione insistita. La Samp non riesce a reagire: l’Atalanta vince 2-0. LEGGI TUTTO

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    Atalanta-Real, Romero ci crede: Possiamo batterli

    L’Atalanta è pronta a un’altra, grande, storica notte di Champions. Mercoledì sera al Gewiss Stadium arriverà il Real Madrid di Zidane. Una squadra incerottata, tanti gli assenti, ma si tratta pur sempre dei blancos. Chi non parte assolutamente sconfitto è Cristian Romero, gioiellino della difesa di Gasperini in prestito con diritto di riscatto dalla Juve: “È un club che ha una grandissima storia. Al momento non è al massimo della forma ma noi siamo concentrati solo su noi stessi. Crediamo di poter vincere – ha dichiarato l’argentino al sito della Uefa – Crediamo in noi stessi. Saranno due grandi partite. Naturalmente dovremo fare una grande prestazione per andare ai quarti di finale a spese di un avversario così forte e prestigioso. Sarà difficilissimo ma noi abbiamo fiducia nei nostri mezzi, continueremo a proporre il nostro calcio”.

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    Atalanta, che poker al Napoli! L’ex Zapata dà spettacolo

    Romero: “De Ligt tra i migliori”
    “Sergio Ramos, De Ligt e Van Dijk per me sono i tre migliori difensori in circolazione in questo momento. Seguo Ramos sin da quando ero più più giovane perché mi è sempre piaciuto guardare le partite del Real Madrid, soprattutto quando giocava contro il Barcellona perché c’era sempre Messi in campo. Sergio è indubbiamente uno dei miei idoli”.
    Romero e l’arrivo in Italia
    “Sin dal mio arrivo in Italia al Genoa ho sempre trovato degli allenatori che mi hanno molto aiutato a migliorare tatticamente: Juric, Prandelli e per un breve periodo anche Thiago Motta. Sono molto migliorato, ma da quando sono arrivato all’Atalanta, con Gasperini, imparo ogni giorno sempre qualcosa di nuovo. Mi sveglio ogni giorno con il desiderio di imparare qualcosa di nuovo perché ho un allenatore che voglio ascoltare e che penso possa aiutarmi a migliorare. Penso che quest’anno sono migliorato molto dal punto di vista tattico, ho corretto gli errori che facevo prima del mio arrivo in Serie A. Adesso penso di avere trovato una certa continuità di rendimento”.
    Il rapporto con Gasperini
    “È un allenatore in grado di aiutarti a crescere come giocatore e può migliorare il tuo stile di gioco e tanti altri aspetti. Con Gasperini chiunque deve essere in grado di fare più cose. Un difensore non deve solo difendere perché con lui chiunque deve contribuire alla manovra offensiva; e quando si difende, anche i giocatori offensivi sono chiamati a dare il proprio contributo. Per questo ho capito che il mister fosse la persona giusta per la mia carriera. Dopo quattro o cinque mesi qui, posso dire di aver preso senza alcun dubbio la decisione giusta”.
    Notti di Champions
    “Giocare in Champions League era un mio sogno. Sin da quando ero piccolo e vivevo in Argentina, guardavo un sacco di partite e pensavo quanto sarebbe stato bello giocare nella competizione. Nella mia prima partita, in trasferta col Midtjylland, quando è partito l’inno della Champions League mi sono un po’ emozionato perché non avrei mai immaginato di raggiungere questo livello. Adesso sono qui, gioco ai massimi livelli e devo solo pensare a crescere, migliorare e lavorare sodo per diventare un calciatore migliore”.
    Il racconto dell’esordio
    “Non ero nervoso, quanto un po’ ansioso di giocare in una partita che avevo sempre sognato. Non ho dormito molto la notte precedente perché era la mia prima partita in Champions League, ed era fantastico che stessi per realizzare il mio sogno. Avevo migliaia di pensieri che mi passavano per la testa, ma è stato tutto davvero molto speciale. La prima cosa che penso è da dove vengo e tutto quello che ho passato per arrivare dove sono adesso. Quindi cerco solo di divertirmi e fare del mio meglio. Ho vissuto momenti difficili in Argentina, quindi ora cerco solo di godermi il calcio”. LEGGI TUTTO