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    Psg-Juve: ufficiale la multa ai bianconeri per cori razzisti

    Le sanzioni
    Queste sono state le sanzioni ufficiali al club bianconero: multa di 15 mila euro e chiusura parziale dello Juventus Stadium, che dovrà essere composto da almeno 1.000 posti, durante la successiva partita cui la Juventus giocherà come società ospitante, per comportamento razzista di suoi sostenitori. Tale chiusura parziale dello stadio è sospesa per un periodo di prova di un anno, a decorrere dalla data della presente decisione. Inoltre divieto di vendere i biglietti ai suoi tifosi per la prossima partita in trasferta, divieto della validità di un anno. LEGGI TUTTO

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    Dall'Inghilterra: “Supercoppa Europea versione Final Four nel 2024 con la vincitrice dell'Mls”

    NYON (Svizzera) – Nel 2024 la Uefa oltre a rinnovare il format della Champions League potrebbe riprogrammare anche quello della Supercoppa Europea. Il quotidiano britannico “The Guardian” ha riportato che la Uefa starebbe studiando l’idea di una Final Four con due semifinali, una finalina per il terzo posto e la finale per il titolo. Il tutto da giocare negli Stati Uniti, mercato che la Uefa continua a guardare con molta attenzione. le partecipanti sarebbero le vincitrici di Champions ed Europa League (che attualmente si contendono il trofeo), la squadra che conquista la Conference League e su invito la formazione campione della Mls. LEGGI TUTTO

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    Ancelotti il normale, scopri i gesti per cui è Speciale

    TORINO – Il 26 maggio del 2007 – tre giorni dopo la vittoria sul Liverpool ad Atene griffata Inzaghi che vendicava la beffa atroce di due anni prima allo stadio Ataturk di Istanbul, quella del 3-0/3-3 e poi rigori ferali – San Siro strapieno di cuori rossoneri festeggiava il Milan campione d’Europa in una notte pirotecnica, molto passionale ma anche molto laccata, come da stile berlusconiano. Fra le varie celebrazioni istituzionali, arrivò un momento assolutamente fuori protocollo, ad altissimo contenuto emozionale. Allorché Carlo Ancelotti, dopo essersi profuso in ringraziamenti d’ordinanza, lasciò che l’anima prevalesse sull’etichetta, oltre che sulla consapevolezza di non essere esattamente un grande cantante, né particolarmente intonato. Se ne fregò: strinse il microfono con vigore, prese fiato e lanciò con voce rotta dalla commozione un coro piuttosto popolare fra i tifosi della Curva. State zitti un attimo per favore” disse rivolto al pubblico. “Vi ho lasciati per ultimi perché con voi voglio fare una cosa particolare, per ringraziarvi dell’affetto, della passione, della forza che ci avete dato. È dalla notte di Manchester (la Champions vinta ai rigori sulla Juventus che lo aveva cacciato, ndr) che tengo nelle orecchie e nel cuore una canzone che ora vorrei cantare insieme a voi. Parto io”. Più o meno così, disse Carletto, prima di lanciarsi in alé Milan, forza lotta vincerai non ti lasceremo mai, trascinando poco alla volta tutto lo stadio.Guarda la galleryCeferin premia Ancelotti, Benzema e Sacchi

    Normalità straordinaria

    Ne scaturì un momento di condivisione bellissimo che colpì, credo, tutti quelli che videro e soprattutto ascoltarono. Me, di sicuro. Tanto che all’indomani, pur non essendo tifoso del Milan né avendo con lui una grande confidenza, mandai ad Ancelotti un messaggio – allora usavano ancora gli SMS – per ringraziarlo di avermi fatto emozionare e commuovere con quel gesto così semplice, così istintivo, così fanciullesco. Così umano, ecco. In un mondo, quello del calcio, che tali connotazioni aveva smarrito già da un pezzo. Lui rimase colpito e riuscì a trovare il tempo, la voglia e la gentilezza di rispondermi – pur essendo io in fondo alla classifica dei suoi riferimenti giornalistici – ringraziandomi a sua volta per avere colto e apprezzato certi suoi tratti caratteriali, sostanzialmente non conoscendolo, nelle pieghe di mille prescindibili resoconti calcistici. Non posso dire che lì sia nato chissà quale rapporto personale, essendo io presto andato a fare e seguire altre cose e lui a fare e vincerne altre. E sto derogando alla mia abitudine, che riprenderò immediatamente dopo questo racconto, di non scrivere mai in prima persona; non tanto perché lo trovi poco elegante ma perché ritengo che ai lettori poco interessino le autoreferenzialità dei giornalisti. In questo caso però l’IO mi serviva per raccontare LUI. Un allenatore che, dopo essere stato fantastico giocatore, ha vinto più e meglio di chiunque altro. Ovunque e in qualunque pretenziosissima piazza, dimostrando di non essere soltanto un tecnico d’élite, ma un formidabile gestore di uomini, campioni e situazioni, oltre che una persona mai fuori dalle righe dell’educazione e del rispetto degli altri, capace di conservare e coltivare una dimensione di “persona normale” – pur nella straordinarietà dei contesti in cui si trova, per merito, a operare. Un episodio tra mille, ma credo significativo, nella sua piccola grandezza.

    Campanello e barbecue

    Ecco perché non mi sono stupito nel leggere le dichiarazioni di Antonio Rudiger, difensore tedesco originario della Sierra Leone, approdato la scorsa estate al Real Madrid dal Chelsea, dopo aver militato anche in Italia, nella Roma, e aver sfondato in Premier League nelle file del Chelsea. Appartenente al club dei decamilionari (di ingaggio stagionale: ha firmato da svincolato per quattro anni), l’ex centrale dei Blues ha rilasciato un’intervista alla tv tedesca Sport 1 nella quale è stato invitato a raccontare come si fosse inserito, durante questi mesi da neofita merengue, nella squadra più prestigiosa e nella città di Madrid. E lui sì, ha parlato di questo e di quel compagno, dei suoi modelli calcistici e delle sue aspirazioni, ma quando gli è stato chiesto cosa lo avesse più colpito in assoluto, ha risposto così: “Arrivato da poco in Spagna, io e la mia famiglia (ha moglie e due figli, ndr) ci eravamo appena insediati nella nuova casa. Per sentirci subito a nostro agio, ho deciso di mettere su un barbecue e abbiamo cominciato a mangiare. A un certo punto è suonato il campanello. Sono andato alla porta, ho aperto e mi sono ritrovato davanti Carlo Ancelotti. Sono rimasto piuttosto sorpreso, lo ammetto. Comunque l’ho fatto entrare, lui si è accomodato al nostro tavolo e ha pranzato con noi. È rimasto lì da noi un paio d’ore, durante le quali abbiamo parlato un po’ di tutto. Una situazione molto semplice, molto terra-terra. Di famiglia, appunto. Vi dico la verità, non avevo mai vissuto una situazione simile. Nessun coach aveva mai fatto una cosa del genere per me. E dopo averlo conosciuto da poco. Devo dire che, in quanto a capacità di rapportarsi con i giocatori, Ancelotti non è secondo a nessuno. Insomma, ragazzi, Don Carlo: quando io ero ancora un ragazzino lui aveva già cominciato a collezionare trionfi in Champions League. È fantastico poter lavorare con lui nel club più titolato al mondo”. Potevi fermarti a “con lui”, Rudiger. Anzi, a “fantastico”. God save the king, sì. Ma Carletto. Più che altro, ce lo conservi a lungo. L’allenatore, sicuro. Ma soprattutto l’uomo.
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    Inter, Gosens: “Il Bayern ci ha travolto, andava il doppio”

    La crisi del Bayern Monaco in Bundesliga (peggior partenza in campionato degli ultimi 20 anni) sta facendo discutere in Germania, e anche il terzino dell’Inter Robin Gosens, dal ritiro della nazionale tedesca, ha voluto dire la sua ricordando il successo dei bavaresi a San Siro contro i nerazzurri all’esordio in Champions League.
    Gosens: “Il Bayern ci ha travolti, avevano una intensità doppia”
    L’ex esterno dell’Atalanta, escluso dall’ultima gara della squadra di Inzaghi ad Udine, si è mostrato molto sorpreso per il momento complicato dei bavaresi in campionato: “Quando abbiamo giocato contro di loro in Champions, ci siamo seduti nello spogliatoio dopo la partita e abbiamo pensato: ‘Wow, che intensità”. La squadra di Inzaghi è stata piegata per 2-0 senza mai impensierire i campioni di Germania: “Questo è il massimo livello in Europa e nel mondo. Ci hanno colti di sorpresa, ci hanno travolti mostrando il doppio dell’intensità”. LEGGI TUTTO

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    “Finale di Champions League negli Usa: Uefa favorevole”

    La finale di Champions League si è sempre disputata in Europa ma l’idea di disputarla in uno dei grandi impianti degli Stati Uniti d’America inizia a stuzzicare le fantasie della Uefa. Il portale spagnolo As riporta che le connotazioni economiche sono così vantaggiose che i club e la Uefa stessa vedono favorevolmente questa ipotesi USA. Anche nell’ECA sono favorevoli all’espansione del loro mercato. Moltiplicherebbe la vendita di sponsorizzazioni e diritti televisivi.
    L’esempio Champions Cup
    Il sogno di portare in terra americana la partita più importante del club è ancora vivo tra i principali promoter americani. Sembrano preparati. Basta guardare l’ultimo esempio, la Champions Cup. L’evento organizzato dalla MLS che misura il campione del campionato americano contro quello del campionato messicano è stato un successo organizzativo nella sua ultima edizione. La partita è stata giocata allo Yankee Stadium di New York con presenti 15.000 persone.
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    Stati Uniti ed il sogno finale Champions: la Uefa ci pensa

    Una finale di Champions League negli Stati Uniti? Non più un’utopia. Il mercato commerciale e televisivo nordamericano non ha rivali, tutti gli eventi più importanti dello sport globale si tengono negli Usa come il Super Bowl, le finali NBA, le World Series, i prestigiosi tornei di golf, lo Us Open di tennis, le finali dei college oltre ai motori (F1 e MotoGP) con il Gran Premio di Las Vegas in arrivo. Al mercato americano però manca la ciliegina sulla torta, la finale di Champions League. L’ultimo atto della fu coppa dei campioni non ha mai lasciato il Vecchio Continente ma l’idea di disputarla in uno dei grandi impianti statunitensi inizia a stuzzicare le fantasie della Uefa. As riporta che le connotazioni economiche sono così vantaggiose che i club e la Uefa vedono favorevolmente questa ipotesi USA. Anche nell’ECA sono favorevoli all’espansione del loro mercato. Moltiplicherebbe la vendita di sponsorizzazioni e diritti televisivi.
    La Champions Cup
    Il sogno di portare in terra americana la partita più importante del club è ancora vivo tra i principali promoter americani che si stanno già preparando, basti vedere l’ultimo esempio: la Champions Cup. L’evento organizzato dalla MLS che misura il campione del campionato americano contro quello del campionato messicano è stato un successo organizzativo nella sua ultima edizione. La partita è stata giocata allo Yankee Stadium di New York. Hanno partecipato circa 15.000 persone.
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    Haaland ha fatto più gol in Champions di Ronaldo, Ronaldinho, Totti e tanti campioni

    Con il gol meraviglioso segnato nell’ultimo turno contro il Borussia Dortmund, Erling Haaland ha raggiunto quota 26 reti (in appena 21 presenze) in Champions League. L’attaccante del City, a soli 22 anni, ha già superato nella classifica marcatori all time del torneo tantissimi campioni storici e parecchi giocatori ancora in attività: ecco, tra i più importanti, di chi ha fatto meglio (dati Transfermarkt) LEGGI TUTTO

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    La Juve replica alle polemiche: “Insieme”. Ma i tifosi non perdonano

    La Juventus cerca di reagire nell’amaro day after della sconfitta contro il Benfica, la seconda in due partite di Champions League. La squadra è chiamata all’immediata reazione domenica contro il Monza, e intanto il club prova a fare gruppo pubblicando una foto e un messaggio sui social, poco apprezzati però dai tifosi arrabbiati.
    La Juve prova a reagire: “Insieme”
    La società bianconera ha postato su Twitter una foto di tutta la squadra immortalata dopo la sconfitta con i portoghesi con la scritta: “Insieme”. Un messaggio chiaro all’ambiente per superare le critiche e i veleni e ritrovare il supporto in vista del match con i brianzoli, dove sarà fondamentale chiudere con i tre punti prima della pausa per le Nazionali. I tifosi bianconeri non hanno però reagito con favore all’iniziativa: le reazioni al post sono state molto dure, e nelle tendenze spopola l’ormai classico hashtag #Allegriout, rilanciato da chi invoca l’esonero immediato del mister toscano. In trend anche i nomi di Montero, Tudor, addirittura del grande ex Marcello Lippi, indicati come possibili (ma improbabili) sostituti dell’allenatore livornese. LEGGI TUTTO