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    Finale Champions 2027 a San Siro, ma con la condizionale: Uefa attende ristrutturazione

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    In occasione della finale di Europa League tra Atalanta e Bayer Leverkusen, il Comitato Esecutivo della Uefa si è riunito a Dublino per prendere alcune importanti decisioni, tra le quali definire e ufficializzare le sedi delle tre finali delle coppe europee maschili, Champions, Europa e Conference League, e della finale di Champions League femminile per le stagioni 2026 e 2027. Vediamole nel dettaglio  LEGGI TUTTO

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    Finale Champions, Lenny Kravitz canterà prima di Borussia Dortmund-Real Madrid

    La star americana si esibirà a Wembley, il primo di giugno, prima della finale tra Borussia e Real. “Sono entusiasta per questo spettacolo”. L’ultimo atto della Champions è su Sky Sport, che ha acquisito i diritti in esclusiva per il triennio 2024/2027 di 185 delle 203 partite della Champions League e di tutte le 342 partite di Europa League e Conference League. Una super Champions, tutta nuova, con ancora più partite, più squadre, più campioni
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    Finale Champions, sarà Lenny Kravitz la star prima di Borussia Dortmund-Real

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    Guida alla nuova Champions League: 36 squadre al via e calendario no stop

    Che Champions troveranno Inter, Milan, Bologna, Juventus e almeno una quinta squadra italiana? Un vero e proprio campionato europeo che tenterà di mescolare le gerarchie e poi, dopo un assaggio di otto giornate, servirà su un piatto d’argento la fase a eliminazione diretta. Proviamo a spiegare nel dettaglio tutte le nuove regole stilate dall’Uefa.
    Champions League, come cambia la formula?
    Al via ci sono 36 squadre, divise in 9 fasce da 4 formazioni ma tutte riunite nello stesso mega-gruppo. Ogni club avrà otto partite garantite (4 in casa, 4 in trasferta) contro altrettanti avversari, due per ciascuna fascia. Al termine della prima fase, la classifica generale dei punti viene divisa in tre parti: dalla 1ª all’8ª accederanno agli ottavi, dalla 9ª alla 24ª agli spareggi con sfide di andata e ritorno (9ª, 10ª, 11ª, 12ª, 13ª, 14ª, 15ª e 16ª saranno teste di serie), mentre le società piazzate dal 25° al 36° posto saranno eliminate.
    A cosa serviranno le fasce?
    Semplicemente a raggruppare, secondo l’Uefa, squadre simili per ranking, evitando che una squadra giochi più di due gare contro società del suo stesso valore/blasone. Vincere il titolo nazionale non garantisce più di essere nel “pot 1”.
    Da quando possono esserci i derby tra squadre della stessa federazione?
    Da subito, uno al massimo, per i Paesi che portano quattro o più squadre, cioè Italia, Germania, Inghilterra e Spagna.
    Come avverrà il sorteggio?
    Tramite un sistema ibrido tra la modalità tradizionale e l’algoritmo: le squadre verranno infatti sorteggiate “a mano”, poi sarà un computer a definire le 8 avversarie.
    Da 32 a 36: come si assegnano i 4 posti in più?
    Uno andrà alla terza nel campionato della federazione 5ª nei coefficienti club per Paese (la Francia), un altro a una vincitrice di un campionato nazionale che si qualifica attraverso il “percorso campioni” delle qualificazioni e infine altri due per le federazioni in testa al ranking stagionale, cioè Italia e Germania.
    Quanti match si giocheranno?
    Il numero di gare salirà da 125 a 189, quindi 64 in più. Le partite minime saliranno da 6 a 8, quelle massime da 13 a 17.
    Cosa accadrà al calendario internazionale?
    La prima fase si terrà da settembre a gennaio (incluso) senza più la tradizionale sosta di un mese e mezzo tra fine dicembre e inizio febbraio. Si giocherà senza sosta con questo calendario: 1ª giornata 17–19 settembre, 2ª 1-2 ottobre, 3ª 22-23 ottobre, 4ª 5-6 novembre, 5ª 26-27 novembre, 6ª 10-11 dicembre, 7ª 21-22 gennaio, 8ª 29 gennaio (partite tutte in contemporanea). Gli spareggi saranno nella seconda e terza settimana di febbraio, la finale è in programma il 31 maggio 2025 a Monaco di Baviera.
    Cambieranno anche Europa League e Conference?
    Sì, con le stesse modalità: fase a girone unico con 36 squadre, poi eliminazione diretta. Stop alle retrocessioni nelle competizioni inferiori. LEGGI TUTTO

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    La nuova Champions League fa già sognare: tutte le novità

    TORINO – E quindi uscimmo a riveder le stelle. Potranno urlarlo con orgoglio i bolognesi ogni martedì e mercoledì, vedendo ciò che fino a pochi mesi fa potevano solo immaginare alla playstation: Orsolini sfrecciare sul tappeto verde del nuovo Bernabeu, Guardiola agitarsi sulla panchina del Dall’Ara magari dopo aver passeggiato sotto i portici fino a San Luca, Freuler arpionare palloni all’Emirates e pure Ferguson riabilitarsi dall’infortunio facendo impazzire la Kop di Liverpool. Guai a porre limiti alla fantasia di un popolo che sogna. Perché sarà pure un girone infernale, ma la vista sulla nuova Super Champions è paradisiaca.
    Nuovo format con 36 squadre
    La nuova formula della coppa regina porta con sé una promessa di spettacolo, di incertezza e pure di ricchezza. Il format accoglierà 36 team, 19 già certi del posto: City, Bayern, Real, Psg, Liverpool, Inter, Borussia, Lipsia, Leverkusen, Arsenal, Milan, Feyenoord, Sporting, Psv, Celtic, Monaco, Girona, Stoccarda e Bologna, appunto. Ognuna di queste giocherà contro otto diversi avversari, 4 partite in casa e 4 in trasferta, pescandone due per ogni fascia inclusa la propria. In questo modo l’Uefa spera di garantire partite più livellate per tutti e verso l’alto. Nel caso del Bologna c’è anche e soprattutto il fascino di una prima volta elettrizzante nella quale i rossoblù affronteranno diverse regine del calcio europeo già nella prima fase a girone unico. Due tra City, Bayern, Real, Psg, Liverpool, Inter, Borussia, Lipsia e Barcellona incroceranno il cammino della società di Saputo. E una di queste farà sicuramente tappa al Dall’Ara, pronto a riempirsi di entusiasmo nelle quattro partite garantite dal nuovo format esteso. Poi il Bologna giocerà contro altre quattro nobilissime avversarie di seconda e terza fascia (riportiamo in pagina una possibile previsione, ma tra portoghesi, olandesi, inglesi e tedesche c’è l’imbarazzo della scelta) e si confronterà con le colleghe della quarta. Anche qui, guai a pensare di trovarsi nella parte più confortevole del torneo; Stoccarda, Girona e Aston Villa, tutte già qualificate da Bunsegliga, Liga e Premier, vanno considerate superpotenze pur senza blasone.
    Nuovi sogni e gerarchie stravolte
    L’Europa del domani è già un meraviglioso presente per quattro italiane, pronte ad avventurarsi in un lungo viaggio da settembre a gennaio dove non ci sarà un attimo di respiro, in attesa della quinta forza che il ranking Uefa ci donerà e – perché no – di una possibile sesta se l’Atalanta dovesse conquistare l’Europa League terminando la Serie A al 5° posto. Alle certezze Inter e Milan, si sono aggiunte domenica sera due divine commedie: quella della Juve, reduce da un anno in purgatorio per la squalifica dell’Uefa, e quella del sorprendente Bologna, che per la prima volta dopo 60 anni tornerà a calcare il palcoscenico più prestigioso del mondo. In Emilia si divertiranno da matti, ma anche a Milano (su entrambe le sponde) e a Torino. E poi chissà se pure a Bergamo e Roma, tutte nella stessa condizione: l’abbandono della tradizionale fase a gironi stravolgerà le gerarchie, equilibrando l’intera competizione. Solo il tempo ci dirà se quelle favole del recente passato in stile Roma (2018), Ajax (2019) e Lione e Lipsia (2020) in questo modo spariranno, oppure se troveranno nuova linfa. Chi non ha nulla da perdere può davvero sognare notti indimenticabili e tutti i tifosi avranno la possibilità di assistere a partite di cartello già dalla prima fase, senza dover aspettare ottavi e quarti, proprio come i fautori della Superlega sostenevano fosse necessario per mantenere vivo l’interesse delle coppe europee. Ognuno farà il proprio percorso – ognuno diverso – ma per chiunque la nuova Champions rischia di diventare un rebus complicatissimo e affascinante da risolvere. LEGGI TUTTO

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    Real Madrid, l’eroe Joselu: il Benzema 2 che ha numeri super

    A uno che di cognome fa Mato, che in spagnolo significa “uccido”, prima o poi doveva capitare una notte del genere. Joselu (José Luis Mato) se la ricorderà per tutta la vita la doppietta al Bayern Monaco, sogno proibito di chiunque, come lui, parta spesso dalla panchina e sia chiamato a dare tutto nei minuti finali. «È il riflesso perfetto di ciò che è la rosa – la descrizione di Ancelotti -. Ha dato tanto senza perdere la fiducia e la voglia». Madridista fino all’osso, il ragazzo nato a Stoccarda, dove i genitori si trovavano per lavoro. A 4 anni è arrivato in Spagna, in Galizia, è cresciuto nelle giovanili del Silleda e del Celta Vigo, poi in quelle del Real Madrid, dove è diventato anche tifoso dei Blancos con cui ha debuttato in prima squadra nella stagione 2010/11. L’anno dopo, nell’unica presenza, in Coppa del Re, arrivò anche il primo gol. Da quel momento il giro è stato lungo e largo, prima di poter di nuovo vestire quella maglia: Hoffenheim, Eintracht Francoforte e Hannover in Germania, poi una tappa inglese allo Stoke City, un breve ritorno in Galizia, al Deportivo La Coruña, e di nuovo in Inghilterra, al Newcastle fino all’estate del 2019, quando il richiamo della Spagna s’è fatto nuovamente sentire. Tre stagioni all’Alavés poi una agrodolce con l’Espanyol, quella scorsa: 38 presenze e 17 gol, non abbastanza per evitare la retrocessione dei catalani in Segunda. 
    I numeri con il Real Madrid
    Ne ha approfittato il Real, che l’ha riportato a casa. Prestito con riscatto fissato a 1,5 milioni. Un affare, per un ragazzo che probabilmente giocherebbe anche gratis e che a 33 anni non s’aspettava di poter ritornare lì dove tutto era iniziato. Il suo amore per il Real non s’è mai affievolito: 12 anni fa, su Twitter, chiedeva ai suoi follower un link “buono” (presumibilmente pirata) per vedere la finale di Supercoppa di Spagna tra il Barcellona di Messi e il Real di Mourinho e Cristiano Ronaldo (3-2). Una passione genuina: due anni fa, a Parigi, s’era fatto un selfie sotto l’Arco di Trionfo con la camiseta blanca prima di assistere alla finale vinta dal Real sul Liverpool. Un legame anche familiare, visto che Joselu ha sposato Melanie Cañizares, sorella gemella di Daphne, la moglie di Dani Carvajal, bandiera del Real e ovviamente anche cognato. Erano insieme nel Castilla, la seconda squadra dei Blancos, nel 2010. Destino ha voluto che insieme approdassero alla finale di Wembley. Per Joselu, potrebbe essere la prima Champions. È l’uomo un più per Carlo Ancelotti, che l’ha voluto come centravanti dopo la partenza di Benzema. E per quel poco che ha giocato, non ha deluso: 9 gol nella Liga (1.494 minuti), 2 in Coppa del Re (130’), 5 in Champions con soli 10 tiri in porta e 268’ giocati. Dovessero mettersi male le cose, nella finale del 1º giugno contro il Borussia Dortmund, Carletto saprà a chi rivolgersi.  LEGGI TUTTO

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    Real Madrid-Bayern Monaco 2-1, le pagelle della semifinale di Champions League

    Il grande protagonista della notte Champions di Madrid è Joselu, mandato in campo da Ancelotti a dieci minuti dalla fine e capace di realizzare i due gol decisivi per l’approdo in finale contro il Borussia Dortmund. Nel Bayern l’errore decisivo è di Neuer che regala il pareggio dopo una prestazione fino a quel momento impeccabile. Le pagelle di Antonio Nucera
    REAL-BAYERN CRONACA E HIGHLIGHTS LEGGI TUTTO