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    Barcellona, emergenza in difesa: Koundè e Araujo saltano l'Inter

    BARCELLONA (Spagna) – Doppio infortunio per la difesa del Barcellona di Xavi. In un colpo solo i blaugrana perdono Jules Koundè e Ronald Araujo, entrambi usciti infortunati dai rispettivi impegni in nazionale. Il centrale francese ha riportato una lesione del bicipite femorale sinistro, per il 23enne uruguaiano avulsione del tendine del grande adduttore destro. Il Barcellona non ha comunicato i tempi di recupero limitandosi a dire che la loro disponibilità dipenderà dall’evoluzione degli infortuni. Secondo i media catalani, però, Koundè potrebbe stare fermo almeno un mese, tempi lunghi anche per Araujo con entrambi costretti a saltare sia la doppia sfida di Champions con l’Inter che il Clasico col Real Madrid del 16 ottobre. LEGGI TUTTO

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    Bolton-Manchester United, anno 1997: il giorno in cui nacque la prova tv

    Su Sportweek il racconto di una sfida che fece storia: l’arbitro espulse Pallister, poi scagionato dalle immagini. E da lì il calcio cambiò… Quando quel giorno l’occhio meccanico della televisione indugiò su un contrasto di gioco e ne svelò una verità fin lì occultata, il calcio cambiò per sempre. Ma poiché sappiamo che anche la più grande delle rivoluzioni comincia con uno sbadiglio o un colpo di fucile sparato per aria, LEGGI TUTTO

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    Gaya elogia Gattuso: “Mi ha già dato qualche schiaffo! Ma allena bene”

    José Gayà, difensore del Valencia, ha rilasciato un’intervista a Marca in cui ha parlato a lungo del suo nuovo allenatore. “Gattuso, come Luis Enrique, vive il calcio in maniera intensa, è molto appassionato. Mi piace avere un allenatore così, che si sente e che vive il calcio in quel modo. Se ho preso qualche schiaffo? Alcuni. Quando ti picchia è perché ti apprezza davvero, trasmette l’affetto in quel modo. È vero che i primi giorni non sapevamo dove andare perché non lo capivamo, ma poi l’abbiamo capito. Quando sono accanto a lui vado veloce in modo che non mi tocchi”.  LEGGI TUTTO

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    Schiaffo al tifoso: Cristiano Ronaldo accusato di condotta violenta

    I comunicati
    La Football Association ha ufficialemte comunicato che: “Cristiano Ronaldo è stato accusato di violazione della FA Rule E3 per un incidente avvenuto dopo la partita di Premier League del Manchester United FC contro l’Everton FC sabato 9 aprile 2022. Si presume che la condotta dell’attaccante dopo il fischio finale sia stata impropria e/o violenta”. La risposta dei Red Devils: “Rileviamo l’annuncio della FA in relazione a Cristiano Ronaldo. Sosterremo il giocatore in risposta all’accusa. Cristiano è attualmente in trasferta con il Portogallo per la preparazione delle partite della UEFA Nations League contro la Repubblica Ceca domani (sabato) e la Spagna martedì. La prossima uscita dello United in Premier League è il derby di Manchester, che si svolgerà all’Etihad Stadium domenica 2 ottobre”. LEGGI TUTTO

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    Cristiano Ronaldo accusato di condotta violenta per lo schiaffo al tifoso

    MANCHESTER (Inghilterra) – La Football Association (FA) ha accusato di condotta violenta Cristiano Ronaldo per i fatti risalenti al 9 aprile nel match tra Everton e Manchester United. CR7, al termine della partita persa per 1-0, ha rotto con uno schiaffo lo smartphone di un tifoso che lo stava riprendendo mentre l’ex Juve tornava furioso negli spogliatoi. La madre del tifoso aveva denunciato il misfatto con il portoghese a scusarsi con invito ad Old Trafford.
    I comunicati di FA e United
    La Football Association ha rilasciato il seguente comunicato sull’avvenimento di Goodison Park: “Cristiano Ronaldo è stato accusato di violazione della FA Rule E3 per un incidente avvenuto dopo la partita di Premier League del Manchester United FC contro l’Everton FC sabato 9 aprile 2022. Si presume che la condotta dell’attaccante dopo il fischio finale sia stata impropria e/o violenta”. La risposta dei Red Devils: “Rileviamo l’annuncio della FA in relazione a Cristiano Ronaldo. Sosterremo il giocatore in risposta all’accusa. Cristiano è attualmente in trasferta con il Portogallo per la preparazione delle partite della UEFA Nations League contro la Repubblica Ceca domani (sabato) e la Spagna martedì. La prossima uscita dello United in Premier League è il derby di Manchester, che si svolgerà all’Etihad Stadium domenica 2 ottobre”. LEGGI TUTTO

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    Palermo, Mirri: “Noi e il City. Il calcio italiano riparte da qui”

    Definisca Palermo come opportunità. «La quinta città italiana. Il riferimento di almeno mezza regione, la Sicilia occidentale. Al Sud c’è solo il calcio. Le potenzialità inespresse sono enormi. Dall’accademia che vogliamo creare all’internazionalizzazione della squadra e del marchio. Lo abbiamo spiegato e il City ha capito». C’è una road map, supponiamo. «L’ambizione, o il sogno se si preferisce, è tornare in Serie A. Naturalmente per rimanerci, perché non c’è nulla di peggio che salire e poi ricadere: non ne esci più. Niente squadre ascensore come ai tempi di mio zio Renzo Barbera negli anni Settanta. Né vogliamo essere la società meravigliosa di Zamparini che si basava sull’intuito del proprietario e su scelte tecniche azzeccate, ma non aveva fondamenta né asset come il centro sportivo. Un grande sogno senza basi solide diventa un incubo. A prescindere da Dybala, Pastore, Cavani che vanno e vengono, ci vogliono pilastri stabili». Da tirare su. «Attraverso il piano industriale del City Group. Di piano industriale parlano tutti, lo so. Però il City ha dimostrato che risultati costruiti nel tempo diventano stabili. In meno di vent’anni ha raccontato una storia di successo. È ciò che si spera accada per tutte le squadre del gruppo, di sicuro deve valere per il Palermo». Come ha fatto a entrare nel giro? Incontri, telefonate, porta a porta? «Tre anni di relazioni costruite nel mondo del calcio e l’esperienza da esperto pubblicitario. Avevo conosciuto Giovanni Gardini, il nostro dg, su altri tavoli. Michele Centenaro, collega di Soriano nell’associazione dei club europei, conosceva a sua volta Giovanni. Nel dicembre del 2021 il City Group ha deciso di investire in Italia: terra storica di calcio, con tanto terreno vergine e un gap culturale da recuperare. Per questo parliamo di un’iniziativa fruttuosa per tutto il movimento. Gardini, bontà sua, ha indicato noi e il Palermo». Fermiamoci lì, per ora. «Il calcio a Palermo è responsabilità sociale. Dietro c’era una vicenda triennale di successo: due promozioni da vera e propria start-up, il Covid scavalcato, il pubblico che ci si è stretto intorno. Ma è tutto il calcio italiano a essere assetato di conoscenza. Anche per questo, immagino, sono stato scelto come membro del consiglio direttivo della Lega di B. Il Manchester City nel 1999 era sostanzialmente come il Palermo. Guardatelo ora». Il City ha trovato la fata di Cenerentola negli investimenti di Abu Dhabi. «Noi non li abbiamo, e proprio per questo diventa basilare il know-how di una proprietà internazionale. Un bagaglio straordinario di cultura calcistica. Il City Group non sarà il soggetto più ricco del mondo. Di sicuro è ricco di competenze. Questo mi attrae. Loro portano la loro esperienza, la nostra sfida è calarla nella realtà di Palermo». Da dove si comincia? «Dal centro sportivo. Non lo abbiamo mai avuto. Senza casa, senza un luogo dove produrre talenti non c’è futuro. La Sicilia conta oltre cinque milioni e mezzo di abitanti e non è possibile abbia un solo giocatore in Serie A. Inoltre la regione è un hub dove arrivano ragazzi dall’Africa, dal Medio Oriente, da dovunque. Siamo terra di accoglienza. C’è tanto dolore in queste storie, ma possiamo trovarci anche tante occasioni». Non siete soddisfatti del settore giovanile attuale? «Abbiamo circa cinquecento giovani giocatori tra ragazzi e ragazze. Dobbiamo uscire dalla logica che era di Zamparini: prendi Dybala spendendo tanti milioni ed eventualmente lo rivendi. Ha un senso. A noi serve una strada diversa, far diventare Palermo una casa di accoglienza per talenti di tutto il mondo, da crescere». Con il City è andato tutto molto in fretta. «Primo incontro l’8 marzo, firma all’inizio di luglio. Noi avevamo già impostato la realizzazione del centro sportivo, scelto e pagato parzialmente il terreno a Torretta (tra Palermo e l’aeroporto, ndi), ottenuto i permessi. E allora Soriano è partito subito con l’investimento da sei milioni. Anzi, cinque più Iva. Progetta lo studio Mazzarella. Abbiamo studiato il centro sportivo del Leeds e quello della Lazio, dove Lotito ci ha cortesemente ospitati per due giorni. Avremo due campi in erba naturale e un terzo sintetico. Non sarà gigantesco, ma all’avanguardia». E lo stadio? «Con tutte le vicissitudini del Palermo è lì e funziona. Quando saremo saliti in Serie A partiremo con un piano di adeguamento. Il Palermo deve giocare al Barbera. Cambiare stadio sarebbe come cambiare colori». Sta parlando il tifoso.«Certo. Per me Pigliacelli è più forte di Buffon e Brunori è meglio di Haaland». La Serie A? «Ci siamo dati tre o quattro anni. Se succede subito, felicissimi. L’importante è evitare le crisi di crescita». Concretamente come funziona oggi la sinergia con il City? «Mentre noi siamo a Manchester, a Palermo ci sono tre loro dirigenti per scoprire i meccanismi del nostro settore giovanile. Si cerca di razionalizzare lo scouting, ci mandano gli studi che stilano sull’ottimizzazione del calcio in Italia. Io spero che il nostro calcio sia aperto all’innovazione. Se da noi venivano Maradona, Falcao e Platini e ora no, qualcosa abbiamo sbagliato». Il rischio è che poi voi troviate il nuovo Dybala e gli inglesi se lo prendano. «Per me è un’opportunità. Nessuno come il City ha dimostrato di saper accrescere il valore dei calciatori. Grazie al gruppo, anche il nostro mercato si amplia. I trasferimenti tra una squadra del gruppo e l’altra risponderanno alle normali dinamiche di mercato. Per esempio, quest’anno abbiamo avuto Claudio Gomes dal City perché era l’unico profilo adatto. Quando a Manchester vorranno il nostro Dybala, ce lo pagheranno com’è giusto. Ma questo nuovo Dybala noi potremo trovarlo molto più facilmente grazie alla rete comune di scouting». E la città di Palermo risponde a tutto questo? «Quest’anno abbiamo ventiduemila spettatori di media. E quasi dodicimila abbonati, secondo club della B dietro il Genoa. Quattro anni fa, sempre in B ma con un’altra società, ne avevamo milleottocento. I tifosi hanno sempre creduto in noi. Adesso sembrano crederci ancora di più. E la Juventus, ma questa è una battuta, sta facendo di tutto per cederci i suoi sostenitori in città». LEGGI TUTTO

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    Argentina: follia per le figurine Mundial. Code di ore e Messi vale 300 euro!

    TORINO – «Mbappé?». «Celo». «Vinícius Júnior?». «Celo». «Lewandowski?». «Celo». «Messi?». «Manca». Ecco, sì: Lio Messi, La Pulga, il GOAT manca sempre nei pacchetti di figurine Panini per il Mundial di Qatar 2022. E la cosa, in Argentina, si sta facendo drammaticamente seria. La carenza di pacchetti di figu nel Paese è talmente brutale che il Gobierno de la Nación ha dovuto intervenire intavolando una mediazione tra i chioschi autorizzati alla vendita e la ditta italiana.
    FILE ASSURDE Camminando per le calles di Buenos Aires, Rosario, Mendoza, Salta o di qualsiasi città o paesino argentino si notano file mostruose, di ore: sono quelle degli appassionati alla disperata ricerca di un pacchetto. E intanto i prezzi sul mercato nero esplodono. L’introvabile figurina di Messi su internet vale 45 mila pesos, 300 euro, malcontando. Con 45 mila pesos, grossomodo, compri 300 pacchetti di figu. Con 8 mila pesos puoi comprarti una squadra completa, con 14 mila 100 figurine senza doppioni. Se prendi il subte, la metropolitana, o il bondi, l’autobus, prima del tuo arrivo a destinazione ti si avvicinerà un transa, un pusher, uno spacciatore di figurine. Ovviamente false. Una locura, una pazzia totale. Gli edicolanti sono sul piede di guerra: accusano che la Panini li abbia tagliati fuori dal mercato per favorire punti vendita non convenzionali come supermercati o distributori di benzina. Dall’azienda replicano che la richiesta di figurine ha superato ogni più ottimistica previsione e chiedono tempo.
    UNA COSA MAI VISTA Juan ha 75 anni, è tifoso del Boca e Socio Activo del club dal 1955, da quando aveva 8 anni. Lavora da sempre nella tienda di fumetti e figurine che si trova all’incrocio tra Calle Lavalle e Calle Florida, pieno centro di Buenos Aires. Dopo aver parlato un po’ del Negro Ibarra, del rinnovo di Agustín Rossi e di quanto è bello essere Xeneize ci spiega che dal 24 agosto, giorno del lancio delle figurine del Mundial, è stato un continuo di richieste. «Non ho mai visto una cosa del genere», ridacchia. «Un giorno quando ho detto alla gente in coda che non avevo più pacchetti, han tentato di distruggermi il negozio. I distributori hanno distribuito le scatole dei pacchetti e gli album una settimana prima del lancio. Mi hanno portato  2.000 confezioni: le ho vendute tutte. In 4 ore. E quelli che son rimasti senza si sono incazzati e sono diventati violenti». In Argentina le figurine di Qatar 2022 sono state venduti  il ??42% in più di album e il 18% in più di figurine rispetto allo stesso numero di settimane che precedevano il Mundial di Russia 2018.
    THE LAST DANCE Ok, ma perché questa folle richiesta? Gli argentini sanno che questa sarà l’ultima Coppa del Mondo di Lionel Messi e sognano che la squadra che ha trionfato l’anno scorso in Copa América contro il Brasile possa ripetere la storia quest’anno in Qatar. Le ragioni della carenza di figurine non sono, però, del tutto chiare. C’è sicuramente la febbre degli acquisti, che ha distrutto tutte le previsioni. Ma crescono, giorno dopo giorno le teorie complottiste: «Manca la carta», «Le figurine vengono vendute al Brasile per boicottarci» e pure «C’è una strategia Panini per accelerare le vendite compulsive con l’avvicinarsi dei Mondiali in Qatar e decuplicare gli introiti». Il Governo prova a mediare, ma la situazione è a rischio esplosione. I padroni e i lavoratori dei chioschi accusano la Panini di averli traditi: «Noi vendiamo figurine tutto l’anno e ora loro preferiscono mandarle ai supermercati o ai distributori di benzina. Sembra che non capiscono che noi con questo ci dobbiamo campare, dobbiamo mettere il pane in tavola per i nostri figli». In attesa di provvedimenti urgenti, la figu di Messi resta introvabile. Per quasi tutti: non per Mateo. E come tutti gli appassionati, quando trovi un pezzo rarissimo sorridi. Sorridi felice. Soprattutto se è la figu di quel GOAT di tuo papà.
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    “Fenomeno” Cruzeiro: così Ronaldo ha riportato un pezzo di storia del Brasile in A

    Il club di Belo Horizonte torna in prima divisione a meno di un anno dall’arrivo dell’ex attaccante, proprietario del 90% delle quote. Le lacrime in campo dopo il successo decisivo sul Vasco e la promessa di una squadra “competitiva e sempre più forte” Ronaldo che esulta in campo con le lacrime agli occhi. Ronaldo portato in trionfo dai giocatori al centro di uno stadio che intona il suo nome. Ronaldo felice per un traguardo che ha il sapore della missione impossibile. Di scene simili se ne ricordano a bizzeffe con il Fenomeno in pantaloncini e maglietta, magari con una Champions o una Coppa del Mondo sullo sfondo. Ma l’ultima, identica in tutto e per tutto non fosse per l’abbigliamento (decisamente più casual) e qualche chilo in più, risale alla scorsa notte, con Ronaldo a celebrare il suo primo capolavoro dietro la scrivania: il ritorno del Cruzeiro in prima divisione con ben sette giornate d’anticipo sulla fine del campionato. LEGGI TUTTO