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    Platini: “I tifosi Juve sbagliano su Elkann. Ceferin-Infantino? Sono il niente”

    Buongiorno Platini, è pronto per la “Vialli e Mauro”?
    «Io non sono mai pronto, soprattutto di giocare a golf, ma sono felice, perché sono a Torino, perché c’è Massimo (Mauro, ndr), perché ricordiamo Gianluca (Vialli, ndr), perché ritrovo tanti amici. Chiederò a Massimo, dammi la data dell’anno prossimo che me la segno subito».
    Torna volentieri a Torino?
    «Sempre. È casa per me. Ho ancora degli amici e dovrei tornare più spesso».
    Ha visto la finale di Champions?
    «Soprattutto il primo tempo. Beh, come si dice? Si gioca in undici, c’è un pallone e alla fine vince il Real Madrid. Hanno un mix di esperienza, fortuna e campioni che li fa prevalere anche quando non sono i più forti. Nel primo tempo forse meritava il Borussia, ma quando hai la qualità del Real… Voglio dire: in fondo servono un portiere che para e un attaccante che segna, no? E quel Vinicius è fortissimo».
    Cosa pensa di Bellingham?
    «Sono sincero, l’ho visto poco quest’anno e non posso giudicarlo. Però è un centrocampista che segna molti gol, mi ricorda qualcuno (ride)».
    Guardiola o Ancelotti?
    «Non scelgo, sono due amici e sono eccezionali tutti e due. Due modi completamente differenti di interpretare il calcio, entrambi efficaci, anche se alla fine il City di Guardiola a volte mi ricorda la Roma di Liedholm dove giocava Ancelotti. Buffo no? Liedholm diceva: se il pallone ce l’abbiamo noi, non ce l’hanno gli altri, stessa filosofia del City».
    La sua Juventus però batteva sempre la Roma di Liedholm.
    «Ma quando Zibì è andato da loro, abbiamo beccato due volte 3-0! Quanto mi piaceva giocare a Roma ad aprile, mi ricordo lo stadio, il cielo meraviglioso, le battute dei romani che mi facevano sempre ridere. Sono dei momenti bellissimi della mia vita, magari non mi ricordo il risultato, ma mi ricordo l’ambiente. Lo sai, io sono sempre stato un po’ strano».
    Negli ultimi vent’anni il calcio è migliorato o peggiorato?
    «Mmmm è complicato. Per me il calcio come evento in uno stadio è migliorato, però i giocatori mi sembrano un po’ tutti uguali, un po’ stereotipati o, comunque, fatti perché in una squadra sia più importante l’allenatore rispetto ai calciatori che non osano più, non dribblano, non provano a inventare qualcosa, sono frenati dagli allenatori. Non è il calcio dei calciatori, ma il calcio degli allenatori oggi, con meno talento, meno fantasia, più corsa e posizionamento. Credo che si dovrebbe tornare un po’ al calcio dei calciatori, è più divertente. E poi ci sono sei/sette squadre che concentrano i migliori giocatori del mondo e questo è un po’ meno divertente, perché ai miei tempi erano più distribuiti. Poi, attenzione, il gioco rimane divertente, ci sono dei grandi campioni che mi divertono. Dopo però quando vedo un giocatore che entra in campo e l’allenatore gli mostra il foglio con gli schemi… beh, quello mi sta sulle palle: ma lascialo giocare, no?». LEGGI TUTTO

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    La Juve e Allegri come Totti e Ilary

    Innanzitutto perché aveva sposato un’altra, la Juve di Andrea Agnelli. E dopo una pausa di riflessione di due anni, era addirittura tornato a casina fottendosene della corte di realtà tutt’altro che trascurabili quali Real Madrid, Inter e Napoli. Non ancora soddisfatto, è rimasto anche quando la casa è crollata sotto il peso di un’inchiesta giudiziaria e, per contratto e senso di appartenenza, si è adattato al nuovo corso. Con pazienza, fatica e senso del dovere, ha tenuto botta per un’intera stagione, nonostante gli ripetessero che era terribilmente invecchiato (nel gioco) e che qualcuno gli stava facendo le corna con Motta o Conte.
    Le consegne le ha comunque rispettate tutte: posto in Champions e nel nuovo Mondiale club, coppa Italia e partecipazione alla Supercoppa nazionale. La serata del trionfo personale sull’Atalanta, davanti a milioni di italiani, l’ha però macchiata – secondo l’accusa – mandando a quel paese una figura apicale della società, quotata in Borsa. Che venerdì è ricorsa al divorzio per colpa.
    Le cause, giuste, per chiedere un divorzio sarebbero (sono) tre, ha scritto un genio della rete: 3) incompatibilità caratteriale; 2) corna; 1) l’acqua lasciata fuori dal frigo d’estate (pratica inaccettabile). Adesso sappiamo che ne esiste una quarta, la sbroccata contro il direttore dell’area tecnica (Cristiano Giuntoli), consumatasi peraltro all’interno del pullman della squadra. Del tutto trascurabile risulta infatti lo spogliarello con attacco all’autorità arbitrale (Rocchi) che, al pari della sbroccata, per Allegri è esercizio a cadenza semestrale.
    Non so come questa storia si concluderà – ma so che era virtualmente finita nel momento in cui la nuova dirigenza prese Giuntoli senza informare il tecnico -, né voglio esprimermi su questioni che non mi toccano: la tutela dell’immagine è una cosa molto seria. Penso tuttavia che all’immagine della Juve Allegri abbia dato tantissimo. Immagine e sostanza: dodici titoli in otto anni.
    L’errore che non gli perdono è di superficialità, o forse di supponenza: Max ha pensato di poter uscire indenne da una storica fase di passaggio. Quando i due rami della Real Casa si succedono è meglio farsi da parte, se si rappresenta il passato. Ne sa qualcosa chi l’ha vissuta nel 2006. A Torino si fa così: chiudi la porta, cambia la musica, pulisci la casa.
    PS. Non è casuale che nello stesso giorno in cui è arrivata la comunicazione del licenziamento per colpa di Allegri, la Juve abbia chiesto di poter rientrare nell’Eca, nemica giurata di Andrea “Superlega” Agnelli. LEGGI TUTTO

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    Nedved, 15 anni fa l’addio del Pallone d’Oro alla Juventus e al calcio

    Quella del 31 maggio non può essere una giornata qualunque nel mondo Juve. In questo giorno, esattamente 15 anni fa, Pavel Nedved dava l’addio al club bianconero e, in generale, al mondo del calcio. L’ultimo incontro disputato con la Lazio, una standing ovation emozionante, dedicata a chi ha contribuito alle vittorie della società, arrivando anche a vincere un Pallone d’Oro, e decidendo di restare visceralmente unito al mondo bianconero anche nell’anno della Serie B. Una carriera che lo ha portato a diventare (insieme ad Alex Sandro, che lo ha recentemente raggiunto) lo straniero con più presenze nella storia del club: insomma, una vera e propria leggenda della Juve.
    Nedved, 15 anni fa l’ultima gara con la Juve
    In una data così speciale, dunque, la Juventus sul proprio sito ha voluto omaggiare la ‘Furia Ceca’ con una lettera che non può che evocare grande nostalgia: “Il 31 maggio 2009, una domenica di primavera e di fine campionato rimasta nella memoria degli appassionati di calcio perché piena di addi speciali, di grandi leggende e campioni che quel giorno hanno disputato la loro ultima partita. Per chi ha il cuore bianconero come noi però, quella data è legata all’ultima partita con la maglia della Juventus – e della sua carriera – disputata da Pavel Nedved; il calciatore straniero con più presenza nella storia del club (al pari di Alex Sandro, che come lui ha raggiunto quota 327 proprio nell’ultima sfida di campionato in casa)”. LEGGI TUTTO

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    Juve, le contropartite per Gudmundsson e la rivoluzione in attacco

    TORINO – Abert Gudmundsson resta saldamente nella lista del dt Cristiano Giuntoli come alternativa in attacco, a costi più contenuti, di Joshua Zirkzee. L’interesse bianconero verso l’islandese del Genoa si protrae da mesi, forgiato dalle ottime prestazioni del giocatore, destinato a lasciare Genova in cerca, a 27 anni che compirà a giugno, del contratto top della sua carriera. Il club ligure, che deve fare almeno una cessione di rilievo per dare il via al mercato, ha stabilito il prezzo: per Gudmundsson chiede intorno ai 35 milioni, ma la parte cash può essere in parte controbilanciata con delle contropartite tecniche. Al Genoa piacciono Fabio Miretti, che avrebbe già voluto prendere in prestito, Enzo Barrenechea, di rientro dal Frosinone, e il terzino Tommaso Barbieri, che gioca in prestito al Pisa in B.
    Insomma, ci sono le basi per una trattativa, considerando anche gli ottimi rapporti e i buoni affari fatti in precedenza (Rovella, Dragusin, De Winter e Cambiaso) tra le due società. Oltre a quelli con gli agenti dell’islandese per un probabile accordo quadriennale. La Juventus deve però fare attenzione alle insidie delle concorrenti: se l’Inter è impegnata con le questioni finanziarie e il Tottenham e il Bayern Monaco al momento non sono andati al di là di un sondaggio, il pericolo maggiore è rappresentata dal Napoli dell’ex ds bianconero Manna.
    Kean e Milik verso l’addio
    Prima di provare l’affondo la Juventus deve anche capire che cosa succederà agli altri attaccanti in rosa che hanno le valigie pronte. Nella fattispecie, Moise Kean e Arek Milik. L’azzurro va in scadenza nel 2025, il polacco nel 2026: teoricamente avrebbero ancora un futuro juventino davanti a loro, ma hanno deluso le aspettative in termini di gol e sono destinati a essere ceduti. A dire il vero Kean avrebbe dovuto trasferirsi già a gennaio, ma il passaggio all’Atletico Madrid è saltato dopo le visite mediche.
    A 24 anni adesso cerca un club, nei campionati top anche se non di primissima fascia, in cui rilanciarsi dopo essere stato scavalcato nelle gerarchie e Torino e, finora, non aver segnato neppure un gol. Se per Kean la Juventus può accontentarsi di una cifra intorno ai 15 milioni, più difficile la cessione di Milik. Arek vorrebbe restare a Torino, Giuntoli vorrebbe fare cassa: a fine stagione il confronto con l’agente dell’attaccante per trovare una via di uscita che accontenti tutti. LEGGI TUTTO

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    Montero allenatore della Juventus, ora è ufficiale: il comunicato del club

    Era nell’aria e ora è anche ufficiale: Paolo Montero è diventato l’allenatore della Juventus. La società ha scelto il tecnico della Primavera per prendere il posto dell’esonerato Massimiliano Allegri. L’ex difensore guiderà i bianconeri per le ultime due gare della stagione di Serie A, contro Bologna e Monza, e farà così il suo esordio nelle nuove vesti. Dal campo alla panchina la sua mentalità non è campionato per il pensiero Montero ha da sempre incarnato il Dna Juve con quel fino alla fine come mantra da proseguire, oltre a giocare per vincere altrimenti “fracaso”. 
    Montero-Juve, la nota del club
    Di seguito il comunicato del club bianconero dopo l’arrivo alla Continassa del tecnico della Primavera: “Le prossime due giornate di Serie A, le ultime del Campionato 2023/24, vedranno Paolo Montero sulla panchina della Prima Squadra Maschile. Montero è attualmente il tecnico dell’Under 19 che proprio ieri, 18 maggio, ha concluso il Campionato Primavera 1: questa mattina, domenica 19 maggio, dirigerà il suo primo allenamento con la squadra che poi guiderà nelle partite contro il Bologna (lunedì 20 ore 20.45 al “Dall’Ara”) e contro il Monza, all’Allianz Stadium, in data e orario ancora da definire, match che chiuderà la nostra stagione”.
    Il comunicato è continuato: “A Paolo, prima leggenda bianconera in campo, poi portatore del DNA Juventus in panchina (come conferma l’Original “Plantar una Semilla”, prodotto da Juventus Creator Lab qualche settimana fa), auguri di buon lavoro per questo doppio impegno”. Il tecnico è pronto a guidare il primo allenamento alla Continassa già questa mattina.  LEGGI TUTTO

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    Quelle parole di Mattarella che Allegri non ha ascoltato

    Insieme con la Juve e con l’Atalanta, con Gasperini e Gravina, Malagò, Spalletti, Abodi e Casini, il 14 maggio al Quirinale, in udienza dal Capo dello Stato prima della finale di Coppa Italia c’era anche Massimiliano Allegri. È un vero peccato che non abbia ascoltato o, per meglio dire, non abbia tradotto in pratica le parole di Sergio Mattarella, in totale antitesi con l’inverecondo show post partita del tecnico, ivi compresa la distruzione del set fotografico denunciato dall’agenzia La Presse e l’intollerabile aggressione verbale a Guido Vaciago. E allora, è il caso di riproporre integralmente l’intervento del Presidente della Repubblica. Non ha bisogno di ulteriori commenti, Mattarella ha detto tutto.
    “Benvenuti al Quirinale. Non potendo venire domani sera a vedere l’incontro, sono molto lieto di incontrarvi qui. Spero che questo non vi distragga dalla concentrazione per l’impegno di domani sera. Anzi spero che possa essere un diversivo, che evita l’eccesso di tensione che precede i grandi appuntamenti, alla vigilia. Rivolgo un saluto al Ministro, al Presidente del Coni, al Presidente della Federazione e al Presidente della Lega. Ringrazio molto il Presidente Malagò, il Professor Casini e i due allenatori, Allegri e Gasperini, per le parole che hanno pronunziato. Il calcio è davvero un fenomeno sociale di grande rilievo, come è stato appena detto. Tra i tanti risvolti vi è quello di dare lavoro a tante persone nel nostro Paese. Ma soprattutto – come poc’anzi veniva ricordato – perché è di grande popolarità, sollecita tante emozioni, passioni, sentimenti molto intensi. Lo vediamo continuamente. Stavo per dire lo vediamo ogni domenica – perché quando ero ragazzo si giocava soltanto la domenica. Adesso per tre, quattro giorni a settimana si gioca continuamente. Vediamo costantemente dunque quanto questo sentimento tra i nostri concittadini sia alto. Lo abbiamo visto poi in maniera eclatante in alcune circostanze particolari. Per la vittoria dei Mondiali del 1982 – sto pensando che nel 1982 pressoché tutti i calciatori in attività non erano neppure nati – o per i mondiali del 2006 o per gli Europei del 2021. Quindi nei momenti di esaltazione. Ma anche nei momenti tristi. Quest’anno ricorre il settantacinquesimo anniversario della sciagura aerea di Superga, in cui persero la vita tutti i calciatori e tutto lo staff del Grande Torino. Siamo nel 1949. Non meravigliatevi c’ero già! Avevo otto anni, seguivo il calcio e quindi, oltre a ricordare nome per nome, la formazione di quella grande squadra, ricordo la commozione che ha conquistato in quel momento l’intera Italia. Non c’erano né tv, né i social, né altro, c’era soltanto la radio – e i giornali – e davano conto, esprimevano, manifestavano quanto la commozione avesse conquistato, avesse preso tutti gli italiani in quei giorni”.
    “Avete responsabilità importante”
    “Il calcio ha accompagnato e accompagna la vita del nostro Paese, anche per questo, naturalmente, ricopre una responsabilità importante. So, e apprezzo molto, che siete impegnati – giocatori e club – sovente, in tante attività di valore sociale, perché siete un riferimento, particolarmente per i nostri giovani, per i ragazzi, per i bambini. Così come le squadre attirano, i club attirano senso di appartenenza, di coinvolgimento. E quindi apprezzo molto quello che è stato detto sull’intendimento di stimolare, sollecitare, proporre e compiere iniziative che facciano crescere il senso della tolleranza e del reciproco rispetto. Va fatto capire anche alle tifoserie, dentro le quali c’è di tutto: esprimono spesso magnifiche coreografie, ma vi sono anche comportamenti sconsiderati. Quindi trasmettere il senso del rispetto e della tolleranza anche nelle tribune, negli stadi, è particolarmente importante. Così come è importante incentivare criteri di comportamento e abiti mentali di rifiuto delle discriminazioni e senso di solidarietà, tutto ciò che lo sport comporta come valore. Dietro alle vostre prestazioni di campioni – come siete – vi è non soltanto il talento, vi è anche il sacrificio della preparazione e degli allenamenti. Un complesso di attività che non sono sovente piacevoli, ma che sono indispensabili per esprimere il talento e mantenere una buona forma, che consente poi ai tifosi, e a quelli imparziali come me necessariamente, di guardare le partite e vedere il livello sportivo che esprimete. In bocca al lupo per domani sera. Sono certo sarà un grande spettacolo di sport”.
    “Solidarietà agli arbitri”
    “Sono convinto che sarà un momento di esaltazione, anche se la tensione delle finali è sempre particolarmente intensa, ma anche per questo sarà uno spettacolo importante e sportivamente di grande valore. Vorrei concludere con alcuni auguri certamente condivisi, in maniera generale. Volevo fare gli auguri agli arbitri – che non vedo qui – non soltanto perché sono spesso il parafulmine per quanto riguarda le reazioni dei tifosi, ma anche per una certa assonanza del loro compito con il mio e quindi avverto solidarietà nei loro confronti. Vorrei fare gli auguri all’Atalanta per la finale di Europa League; e gli auguri al Commissario Tecnico della Nazionale Spalletti: tutti seguiamo il suo lavoro con grande partecipazione e coinvolgimento. E in fondo, domani – con gli auguri per questo grande evento che vivrete, che sarà sulle vostre prestazioni – induce i nostri concittadini, ancora di più, a immedesimarsi nel calcio, nello sport, e a chiedere che vi sia sempre un grande livello. Voi siete due grandi squadre, sarà per questo uno spettacolo straordinariamente interessante e bello da vedere e sarà sicuramente per entrambi una serata da non dimenticare. Auguri!”. LEGGI TUTTO

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    Diretta Juventus-Salernitana ore 18: dove vederla in tv, in streaming e probabili formazioni

    In palio non ci sono soltanto i 3 punti che servono per l’Europa e per tornare alle spalle di Inter e Milan, ma c’è anche l’obbligo di evitare figuracce che potrebbero compromettere il morale del gruppo in vista della finale di Coppa Italia in programma mercoledì 15 maggio alle ore 21.
    Segui la diretta di Juventus-Salernitana su Tuttosport.com
    Dove vedere Juventus-Salernitana: streaming e diretta tv
    Il match tra le formazioni di Allegri e Colantuono è in programma domenica 12 maggio alle ore 18 allo Stadium di Torino. L’incontro sarà trasmesso in esclusiva da DAZN sulla piattaforma streaming e sul canale 214 del decoder Sky.
    Guarda su DAZN tutta la Serie A TIM e tanto altro sport: attiva ora
    Juventus-Salernitana: le probabili formazioni
    JUVENTUS (3-5-2): Szczesny; Gatti, Bremer, Rugani; Cambiaso, McKennie, Locatelli, Rabiot, Kostic; Yildiz, Vlahovic. Allenatore: Allegri
    A disposizione: Perin, Pinsoglio, Djalò, Iling-Junior, Miretti, Alcaraz, Nicolussi Caviglia, Milik, Chiesa
    Indisponibili: Alex Sandro, Danilo, De Sciglio
    Squalificati: Weah, Fagioli
    Diffidati: Cambiaso
    SALERNITANA (3-4-2-1): Fiorillo; Pirola, Fazio, Pierozzi; Sfait, Basic, Coulibaly, Sambia; Vignato, Ikwuemesi, Tchaouna. Allenatore: Colantuono
    A disposizione: Costil, Pasalidis, Pellegrino, Legowski, Simy, Di Vico, Weissman, Kastanos, Martegani
    Indisponibili: Maggiore, Gyomber, Boateng, Candreva, Gomis, Bradaric
    Squalificati: nessuno
    Diffidati: nessuno
    ARBITRO: Santoro di Messina. ASSISTENTI: Zingarelli-Bahri. QUARTO UFFICIALE: Sacchi. VAR: Mazzoleni. ASS. VAR: Nasca
    Juventus-Salernitana: scopri tutte le quote LEGGI TUTTO

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    Gil-Scienza, 2-0 Juve al Toro: il derby Primavera è di Montero

    Nel primo tempo è proprio il difensore spagnolo a sbloccare il derby con un colpo di testa che vale il suo primo gol in Italia. Il Torino prova a rispondere, creando una sola vera occasione con Ciammaglichella. Nel finale è poi il solito Michele Scienza, ancora dalla panchina, a chiudere il derby con uno splendido sinistro. Sconfitta pesante in chiave playoff per i granata.

    Juve-Torino Primavera, la diretta testuale

    90′ + 6′ – FINISCE LA PARTITA!

    90′ – Assegnati sei minuti di recupero

    88′ – Juventus vicinissima al 3-0 con il sinistro da fuori di Mancini dopo un bel contropiede

    81′ – GOL DELLA JUVE

    Conclusione meravigliosa di Scienza che forse chiude il derby. Il numero 19 bianconero sfrutta un assist di tacco di Mancini e batte Abati con un tiro imparabile

    80′ – Ultimi cambi anche per il Toro, entra Longoni per spingere verso il pareggio

    79′ – Altro cambio per Montero: esce Pagnucco per Ngana

    76′ – Salvataggio clamoroso di Martinez! Il difensore respinge un tiro a botta sicura di Njie e salva così la Juve

    75′ – Pagnucco ferma una ripartenza con una trattenuta e viene ammonito

    67′ – Florea si gira benissimo in area e calcia, ma trova il miracolo di Abati

    66′ – Ammonito Owusu. Era diffidato, salterà la prossima

    64′ – Ammonito anche Gabellini per il Torino

    62′ – Torino ad un passo dal pareggio con il tiro a giro di Savva, palla fuori di niente

    60′ – Prima occasione per Scienza che calcia dal limite, blocca Abati

    57′ – Cambio anche per il Toro: Perciun sostituisce Silva

    56′ – Primo cambio per Juve, entra Scienza per Grosso

    50′ – Risponde il Torino con Silva, tiro deviato in angolo

    48′ – La prima conclusione di questo secondo tempo è di Crapisto, palla altissima

    46′ – INIZIA IL SECONDO TEMPO

    45′ + 1′ – FINISCE IL PRIMO TEMPO

    45′ – Concesso un minuto di recupero

    40′ – Giallo per simulazione per Padula che cercava un calcio di rigore

    36′ – Njie è bravo a liberarsi sulla sinistra, ma il suo tiro va lontano dallo specchio della porta

    31′ – La Juve ci prova ancora di testa, questa volta con Martinez. Blocca facile Abati

    27′ – Ciammaglichella si divora il gol del pareggio. Il calciatore granata stoppa un tiro cross e conclude incredibilmente quello che era un rigore in movimento

    23′ – Juve ad un passo dal raddoppio! Mancini si gira benissimo in area, ma la sua conclusione a botta sicura finisce fuori di poco dopo una deviazione

    21′ – Prova a rispondere il Torino con Silva che calcia da fuori, palla deviata in angolo

    18′ – Il primo giallo della partita è per Grosso per un fallo su Ruszel

    16′ – Mancini si fa vedere con un tiro dalla distanza, palla fuori di molto 

    14′ – GOL DELLA JUVE

    I bianconeri sbloccano il derby con il colpo di testa di Gil. Lo spagnolo è bravo a sfruttare un ottimo cross di Crapisto, trovando così il suo primo gol in Italia

    11′ – Prima conclusione anche per la Juve che ci prova con Grosso dalla distanza, ma Dellavalle respinge

    8′ – Buon inizio del Torino che sta chiudendo la Juve nella sua metà campo

    5′ – La prima occasione della partita è del Torino con la conclusione da fuori di Marchioro. Vinarcik risponde presente e respinge

    1′ – INIZIA LA PARTITA LEGGI TUTTO