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    La Sampdoria che verrà

    TORINO – Risolta la querelle con Ferrero, che permette a Manfredi di comandare la società a tutti gli effetti, la Sampdoria come affronterà la prossima stagione? Nel campionato appena concluso, chiuso al 7° posto, la SamPirlo alla fine ha raccolto quel che poteva raccogliere. Tutte le squadre che le sono finite davanti, le erano superiori, dunque non è proprio il caso di avere troppi rimpianti. Certo, con un pizzico di fortuna in più, cioé con meno infortuni e senza qualche gara toppata, i blucerchiati potevano ambire – al massimo – a un miglior piazzamento playoff, che avrebbe permesso di coltivare ambizioni maggiori agli spareggi promozione poi vinti dal Venezia, la terza squadra salita in A dopo Parma e Como. Invece la Samp ai playoff è partita dal turno preliminare da giocarsi in trasferta, cioé le condizioni peggiori per provare a dare l’assalto alla A. I maggiori rimpianti però, possono esserci per come è stata affrontata l’unica partita disputata ai playoff, la SamPirlo vista a Palermo è stata davvero poca cosa, nel 2-0 dei rosanero con le due reti del difensore Diakité, s’è visto proprio poco da parte blucerchiata, non si sono onorati i playoff, va detto, l’atteggiamento con cui i blucerchiati sono scesi in campo al Barbera non può essere accettabile per una squadra dal blasone importante che sì, ha avuto le sue vicissitudini, ma ci sarebbe anche una maglia che va onorata diversamente. Tutte cose da appuntarsi per la seconda stagione consecutiva in Serie B dei blucerchiati che s’imposta in questi giorni. Pirlo, nonostante qualche corteggiamento dalla A – il Monza di Galliani in particolare – probabilmente guidarà ancora i blucerchiati, è già legato al club fino al 2025. Tuttavia, magari, arrivasse un’offerta interessante e concreta di categoria superiore, la prenderebbe in seria considerazione. Ma è anche vero che dopo questa stagione, senza infamia e senza lode, non è automatico essere ambiti da grandi club. Pirlo comunque ha fatto un lavoro discreto che merita di essere sviluppato. Diverse partite le ha perse per l’inesperienza dei giovani da svezzare, vedi soprattutto le clamorose papere che faceva Stankovic a inizio stagione, costate tre sconfitte sanguinose a Marassi. In seguito, il figlio di Dejan è diventato forse il miglior portiere del campionato. Da quel che emerge dalle prime mosse di mercato però, si ha la sensazione che la squadra sarà smembrata, o quasi: tanti giocatori sono in prestito e non sarà semplice riaverli (Stankovic ed Esposito su tutti), inoltre, per puntare alla A, serviranno più elementi di caratura superiore, quelli che in questa stagione non c’erano e qui entra in gioco il “tesoretto” di cui dispone la Samp: vendere il portiere Audero (che potrebbe andare al Como), riscattare dal Padova il difensore Leoni, forse il 2006 più interessante d’Italia, alla cifra prefissata di 1.5 milioni, per poi rivenderlo (e la Juve è stata la prima squadra a piombare su di lui), un duplice affare che dovrebbe fruttare una manciata di milioni, utili a fare un buon mercato, sperando di azzeccare nuovamente i prestiti, in questo senso il blasone della società aiuta ad ottenere i giovani più promettenti. Tesoretto che in buona parte potrebbe essere speso per acquistare dall’Ascoli la prima punta Mendes e la mezzala Caligara, come si mormora in queste ore, entrambi potrebbero essere un buon investimento (ma Mendes per infortunio ha saltato gli ultimi mesi di campionato, le sue condizioni fisiche vanno verificate). Ma non basta, bisogna ridurre un monte ingaggi insostenibile, fatto anche di stipendi enormi a elementi marginali, eredità della gestione Ferrero. Insomma, al momento ipotizzare che la Sampdoria nella prossima stagione possa puntare ai primi due posti, cioé alla promozione diretta, è un puro atto di fede. A meno che nel frattempo, non subentrino nel capitale societario i famosi soci illustri e danarosi in grado di dare una svolta economica alla Samp, di cui si parla ancor prima che subentrasse il duo Radrizzani-Manfredi, col secondo che gradualmente ha finito per soppiantare il primo. Con l’attuale guida di Manfredi invece, c’è da chiedersi, vista anche la pesante situazione debitoria che affligge la società, quante risorse ci siano per costruire una squadra da promozione diretta e considerati i “paletti” economici che limiteranno gli acquisti. Anche se, in attesa che si completi il quadro delle 20 squadre che affronteranno la prossima B (manca la vincente della finale playoff di C, se la giocano Carrarese e Vicenza), il prossimo campionato potrebbe anche non avere uno o due veri padroni ma tanto equilibrio, senza che ci siano squadre in grado di dominare il torneo, un campionato all’insegna dell’incertezza, come da consolidata tradizione della Serie B. LEGGI TUTTO

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    Diretta Venezia-Cremonese ore 20:30: dove vederla in tv, in streaming e probabili formazioni

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    Venezia-Cremonese: diretta tv e streaming
    La finale dei Playoff di Serie B tra Venezia e Cremonese è in programma questa sera alle 20:30 al Penzo di Venezia. Sarà possibile seguire il match in diretta tv su Sky Sport Uno (201), Sky Sport (251) e DAZN. La partita sarà trasmessa anche in streaming sulle rispettive applicazioni SkyGo, DAZN e Now.
    Guarda su DAZN tutta la Serie A TIM e tanto altro sport. Attiva ora.
    Venezia-Cremonese: le probabili formazioni
     VENEZIA (3-5-2): Joronen; Idzes, Svoboda, Sverio; Candela, Busio, Tessman, Lella, Ellertsson; Pierini, Pohjanpalo. Allenatore: Vanoli.A disposizione: Bertinato, Grandi, Modolo, Altare, Dembelé, Bjarkason, Ullman, Jajalo, Andersen, Gytkjaer, Olivieri, Cheryshev.
    Indisponibili: nessuno.Squalificati: nessuno.Diffidati: Joronen, Idzes, Candela, Zampano, Busio, Bjarkason, Lella, Tessman.
    CREMONESE (3-5-2): Saro; Antov, Ravanelli, Bianchetti; Zanimacchia, Collocolo, Castagnetti, Pickel, Sernicola; Vazquez, Coda. Allenatore: Stroppa.A disposizione: Jungdal, Livieri, Marrone, Tuia, Ghiglione, Quagliata, Lochoshvili, Falletti, Abrego, Majer, Ciofani, Buonaiuto, Tsadjout.
    Indisponibili: Afena-Gyan, Della Rovere, Johnsen, Rocchetti, Sarr.Squalificati: nessuno.Diffidati: Castagnelli, Collocolo, Quagliata, Vazquez.
    ARBITRO: Sozza di Seregno. ASSISTENTI: Alassio-Colarossi. QUARTO UFFICIALE: Marcenaro. VAR: Valeri. ASS. VAR: Marino. LEGGI TUTTO

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    Venezia-Cremonese: chi si prende la A?

    TORINO – Stasera, fischio d’inizio alle 20.30, sapremo chi fra Venezia e Cremonese salirà in Serie A, raggiungendo Parma e Como, già promosse direttamente. Al “Penzo” si gioca una finale di ritorno fra arancioneroverdi e grigiorossi che si annuncia equilibrata come quella dell’andata, giocata giovedì scorso, quando ne è uscito uno 0-0 gradevole e intenso, col Venezia che è andato più vicino al gol con la traversa colta su punizione da Pierini anche se la Cremonese ha avuto le palle gol più ghiotte e col Venezia salvato dalle superbe parate di Joronen. Vanoli, a fine gara, era comunque contento per un dato: alla gara di Cremona scendevano in campo ben otto diffidati fra i suoi ma nessuno di loro è stato ammonito, dunque il tecnico dei lagunari non ha perso nessuno per la gara di stasera. Tuttavia, la Cremonese ha fatto una bella figura nella sfida d’andata. Con un pizzico di fortuna in più, avrebbe potuto vincerla, avrebbe così levato al Venezia il vantaggio regolamentare che consente ai lagunari di salire in A anche con due pareggi, perché a parità di risultati, salirà il Venezia, in virtù del miglior piazzamento in campionato (hanno chiuso al terzo posto, contro il quarto della Cremonese). Ha invece un po’ deluso Pohjanpalo, capocannoniere della B con 22 gol, ancora a secco nelle tre gare di playoff disputate dal Venezia, tuttavia stasera Mauro Balata, presidente della Lega B, consegnerà al bomber finlandese, richiestissimo in A, il premio Pablito, riservato al capo cannoniere della B per ricordare che Paolo Rossi, l’eroe del Mundial 1982, ai tempi del Vicenza in B, diventando capo cannoniere della seconda serie, mise le basi per diventare forse il più importante calciatore nella storia del calcio italiano. Sul fronte grigiorosso, nella finale d’andata, non ha fatto meglio di Pohjanpalo bomber Coda, il re degli attaccanti della B, entrambi sono stati sostituiti, stasera ci si attende qualcosa di più da tutti e due, troppo anonimi nella sfida d’andata, siamo abituati a vederli lasciare quasi sempre il segno e invece giovedì sera non sono neanche riusciti ad andare al tiro. Rispetto alla gara d’andata, con le squadre disposte a specchio col 3-5-2 e abbastanza bloccate, stavolta il tema tattico potrebbe cambiare per l’obbligo della Cremonese di vincere al “Penzo” per aggiudicarsi la A. Stroppa ha dimostrato nella gara d’andata che i suoi non sono inferiori al Venezia, squadra che fino all’ultima giornata aveva conteso al Como la seconda piazza, composta da tanti giocatori da mesi finiti nel mirino di società di Serie A. Resta il fatto che gli arancioneroverdi sono abbastanza vicini al ritorno in A dopo due stagioni, stasera basterà non perdere, si replicasse il pareggio dell’andata, niente supplementari, va in A il Venezia, la ritroverebbe dopo due anni, in virtù della miglior piazzamento in campionato. Invece, se la spunterà la Cremonese, i grigiorossi ritroverebbe la massima serie dopo un solo anno. LEGGI TUTTO

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    Occhio al Mantova di Possanzini

    TORINO – Per la prossima stagione, andrà tenuto d’occhio il Mantova, promosso in B dopo aver vinto il girone A della Serie C. Certo, delle squadre provenienti dalla Lega Pro, magari ci saranno formazioni a cui prestare più attenzione, come il Cesena, ad esempio, che potrebbe puntare alla A più o meno dichiaratamente. Ma il Mantova potrebbe essere un’outsider interessante, in grado di stupire tutti. I biancorossi saranno ancora guidati da Davide Possanzini, allenatore che, dopo tanti anni passati da vice di De Zerbi, s’è messo in proprio. Per lui, portare in B il Mantova con tre giornate d’ anticipo è stata la conferma che quanto di buono si diceva su di lui, aveva un fondamento. Eppure, soltanto a inizio 2023, quando debuttava da primo allenatore su una panchina, durava solo due partite: in B, Cellino l’aveva promosso dalla Primavera del Brescia, era il periodo che le rondinelle si stavano avvitando e chiunque fosse chiamato a guidarlo, con il patron del Brescia durava appunto due turni. Così, un anno fa, non gli restava che ripartire dalla C, da quel Mantova riammesso in Lega Pro dopo la retrocessione in Serie D. Insomma, nessuno si aspettava che potesse portare i lombardi in B, le favorite erano ben altre e nessuno quotava minimamente il Mantova per la promozione, visto il punto di partenza. E invece, con un gioco spumeggiante e ficcante, Possanzini ha stupito tutti, s’è lasciato alle spalle le favorite del girone ed è salito in B quasi a mani basse. Dando la sensazione di poterlo fare senza neanche pigiare troppo sull’acceleratore. La classifica finale del girone A, dice che il Mantova è salito in B con tre punti di vantaggio sul Padova. Però è una graduatoria non veritiera. Perché a promozione ottenuta, i biancorossi hanno tirato i remi in barca. In realtà, il divario sulla seconda era molto più ampio. Basti pensare che nel girone di ritorno, Possanzini era andato a vincere 5-0 a Padova, una prova di forza che la dice lunga sulle potenzialità di una squadra che appunto, in B andrà tenuta d’occhio come un’outsider che potrebbe stupire tutti. Anche perché il suo Mantova sa essere una squadra generosa, come lo era Possanzini da giocatore, attaccante che magari non segnava tantissimo ma che sul campo dava sempre tutto. Ha senso fino a un certo punto considerarlo un “allievo” di De Zerbi, di cui fu a lungo il vice. Il suo 4-3-3 sa essere spumeggiante come quello delle squadre viste con l’ex tecnico del Brighton. Ma allo stesso tempo, si ha la sensazione che Possanzini curi di più l’equilibrio di squadra, anche se è presto per tracciare un parallelo, siamo sono agli inizi della sua carriera. E chissà che, anche in questa stagione, il Mantova, partendo a fari spenti, perché di sicuro le favorite per la A saranno altre, possa sorprendere nuovamente, spinto da una piazza in estasi per la B ritrovare dopo 14 anni, alla ricerca di quella A accarezzata nel 2006, quando il Mantova perse dal Toro la finale playoff per andare in A. Con il ritorno in B, in città si vive l’entusiasmo giusto, quello che può portare lontano, entusiasmo che ha accompagnato tutta la stagione appena trascorsa, c’era fin dall’inizio, quando dopo lo spavento per la caduta in D, dopo la riammissione in C, erano stati sottoscritti 4000 abbonamenti. Il tifoso del Mantova sa che i tempi duri vissuti negli ultimi tre lustri, segnati da retrocessioni e fallimenti societari, sono alle spalle. Che adesso c’è una certa solidità societaria che può portare lontano una squadra che sa essere un bel collettivo, una roba da uno per tutti e tutti per uno, tant’è che la rosa sarà in larga parte confermata, proprio in questi giorni, stanno arrivando i rinnovi dei contratti dei protagonisti della promozione. Insomma, ben tornato Mantova. Chissà, magari non lo sappiamo ancora, ma questa squadra potrebbe anche emulare quel Mantova che dalla fine degli Anni ’50, partendo dalla Quarta Serie, seppe salire in A, guidata da Edmondo Fabbri, in seguito ct dell’Italia, un Mantova che per il gran gioco che sapeva esprimere venne soprannominato il Piccolo Brasile, squadra che fu costruita da un allora sconosciuto Italo Allodi, poi architetto della grande Inter di Angelo Moratti, il primo super manager del calcio italiano. Certo, i tempi sono cambiati, il Mantova ora dovrà misurarsi con fior di squadre. Eppure, Possanzini, allenatore che dà l’impressione di poter dare qualcosa di più a tutto quello su cui mette le mani, potrebbe scrivere nuove gloriose pagine della storia del club e della sua stessa carriera. LEGGI TUTTO

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    Diretta Cremonese-Venezia ore 20.30: dove vederla in tv, in streaming e probabili formazioni

    Entrambe le formazioni hanno dimostrato di volere fortemente raggiungere l’ultima doppia sfida dei playoff, dominando le semifinali di ritorno rispettivamente contro Catanzaro e Palermo. Nel corso della stagione regolare, Cremonese e Venzia si sono affrontate la prima volta allo Zini per la 16ª giornata di campionato, che ha visto vincere i padroni di casa con il finale di 1-0. Al Penzo invece, a vincere furono gli uomini di Vanoli per 2-1. Finale di ritorno in programma domenica 2 giugno.
    Segui la diretta di Cremonese-Venezia su Tuttosport.com
    Dove vedere Cremonese-Venezia: streaming e diretta tv
    Il match tra le formazioni di Stroppa e Vanoli è in programma giovedì 30 maggio alle ore 20.30 allo stadio Zini di Cremona. L’incontro sarà trasmesso su DAZN e sui canali Sky Sport Uno (201), Sky Sport Calcio (202) e Now. 
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    Cremonese-Venezia: le probabili formazioni
    CREMONESE (3-5-2): Saro; Bianchetti, Ravanelli, Antov; Sernicola, Pickel, Castagnetti, Collocolo, Zanimacchia; Vazquez, Coda. Allenatore: Stroppa.
    A disposizione: Jungdal, Livieri, Marrone, Tuia, Ghiglione, Quagliata, Lochoshvili, Falletti, Abrego, Majer, Ciofani, Buonaiuto, Tsadjout.
    Indisponibili: Afena-Gyan, Della Rovere, Johnsen, Rossetti, Sarr.
    Squalificati: nessuno.
    Diffidati: Quagliata, Vazquez.
    VENEZIA (3-5-2): Joronen; Idzes, Svoboda, Sverko; Bjarkason, Ellertsson, Tessmann, Busio, Candela; Pohjanpalo, Pierini. Allenatore: Vanoli.
    A disposizione: Bertinato, Grandi, Modolo, Altare, Dembelé, Zampano, Ullmann, Lella, Jajalo, Andersen, Gytkjaer, Olivieri, Cheryshev.
    Indisponibili: nessuno.
    Squalificati: nessuno.
    Diffidati: Joronen, Idzes, Candela, Zampano, Busio, Bjarkason, Lella, Tessmann.
    ARBITRO: Colombo di Como.  ASSISTENTI: Preti-Perrotti. QUARTO UFFICIALE: Feliciani. VAR: Di Paolo. ASS. VAR: Abisso.
    Cremonese-Venezia: scopri tutte le quote LEGGI TUTTO

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    Cremonese-Venezia: 1° round per la A

    TORINO – Tutto pronto, in uno “Zini “esaurito, per la finale d’andata dei playoff di B, Cremonese-Venezia, fischio d’inizio alle 20.30. Sfida che s’annuncia incerta ma con gli ospiti che, in virtù del miglior piazzamento in campionato, salgono in Serie A anche con due pareggi (nella gara di ritorno, prevista il 2 giugno dunque, non vi saranno supplementari ed eventualmente rigori, se c’è equilibrio fra le due squadre, vanno in A gli arancioneroverdi che hanno chiuso la stagione regolare al terzo posto contro il quarto della Cremonese). Dunque, i lombardi di Stroppa sono chiamati a vincere la gara d’andata per levare al Venezia il vantaggio regolamentare. Ciò potrebbe accadere? Perché no. La Cremonese che s’è qualificata per la finale, tritando il Catanzaro 4-1 nella semifinale di ritorno (dopo il 2-2 dell’andata), ha i. mezzi per battere anche il Venezia che però resta la più forte delle partecipanti ai playoff e che è giunta in finale dopo aver superato due volte il Palermo (0-1 al Barbera, 2-1 al Penzo), partite dove gli arancioneroverdi hanno giocato senza dover mettere in campo tutto il loro potenziale e che invece si dovrebbe vedere stasera. Pohjanpalo ad esempio, capo cannoniere della B con 22 reti, non ha ancora segnato nei playoff, sarà interessante il confronto con Coda, lo storico bomber della B, finora in stagione 18 reti complessive per la Cremonese. Tuttavia, potrebbe uscirne una partita piuttosto tattica, con le squadre schierate “a specchio” , entrambe secondo il 3-5-2, modulo di riferimento da sempre per Stroppa (e con quale è già salito in A con Crotone e Monza), il prevalente per Vanoli che lo sviluppa soprattutto col gran lavoro sulle fasce degli italiani Candela e Zampano (gli altri nove, di solito, sono tutti stranieri). A giochi fatti, poi, ci sarà da vedere che ne sarà delle due squadre. Il Venezia deve risolvere certe beghe economiche che pesano sul futuro societario, al punto da metterne a rischio l’iscrizione, qualsiasi sia la categoria. Da mesi Nienderauer, il patron statunitense degli arancioneroverdi, rassicura tutti, garantisce che, da ex ad e presidente della Borsa di New York, troverà i soci in grado di acquistare il 40% del club e fornire il cash necessario ad iscriversi. Però è da qualche mese che dà per imminente l’ingresso di nuovi capitali e la situazione resta sempre la stessa, il Venezia ha una pesante situazione debitoria (anche e soprattutto coi fornitori) e non ha ricevuto penalizzazioni durante il campionato, soltanto perché ha sempre trovato le risorse per pagare regolarmente gli stipendi (come a gennaio, quando proprio alla Cremonese vendette il fantasista norvegese Johnsen, cessione utile a dare ossigeno alle casse arancioneroverdi, senza rinforzare troppo un’avversaria, considerato il contributo molto ridotto che ha dato Johnsen in grigiorosso, oggi non convocato per un affaticamento muscolare). La Cremonese invece, riportata in auge da patron Arvedi, il re dell’acciaio italiano, ha una solidità economica innegabile, sarebbe interessante vedere come affronterebbe la A, visto che vi ritornerebbe dopo un solo anno e stavolta ci sarebbe da affrontare la massima categoria con un atteggiamento diverso dall’ultima esperienza, dove con Max Alvini in panchina, piaceva per quel che mostrava ma raccoglieva troppo poco. Il lavoro fatto da Stroppa, tuttavia, potrebbe portare a proporre in A una squadra stavolta più concreta. Poi il fatto stesso che il confronto avvenga sui 180’, potrebbe produrre una gara tattica, con un certo timore da parte di entrambe nell’affondare i colpi perché chi perde l’andata rischia di compromettere la gara di ritorno. Il Venezia resta indubbiamente più forte. Però la Cremonese ha una sua solidità e ha chiuso il campionato con la miglior difesa, di gran lunga la meno perforata (32 gol subiti e una differenze reti di +18) mentre il Venezia resta la squadra col migliore attacco del campionato (69 reti segnate e una differenza gol di +23). Valori che dimostrano come la differenza fra i due club è veramente minima, può bastare un episodio a fare la differenza. LEGGI TUTTO

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    Aquilani, che fallimento a Pisa

    TORINO – Curioso, come dopo una stagione così fallimentare come quella che ha vissuto a Pisa, Alberto Aquilani sia così corteggiato, anche dalla Serie A, i miracoli che fa l’avere avuto un nome da calciatore. All’inizio era stato addirittura accostato alla Fiorentina, la squadra che lo ha svezzato da allenatore a livello giovanile, anche se riproporlo in prima squadra dopo la gestione Italiano, appariva quasi una bestemmia calcistica. Poi è venuto fuori il Sassuolo che avrebbe pensato a lui come l’uomo giusto per rifondare la squadra dopo la retrocessione in B. Resta il fatto che si fatica a capire quali referenze guadagnate sul campo abbia Aquilani per poter ambire a piazze simili. Beninteso, l’inizio della storia in panchina di Daniele De Rossi – flop alla Spal, trionfo a Roma -ci ricorda che forse, è più difficile allenare in B che in A, dunque non è il caso di gettare troppo la croce sull’ex centrocampista, onusto di gloria, che già indossò dopo la maglia della Roma, quella di, fra le altre, Liverpool, Juventus, Milan, Fiorentina e Sporting Lisbona. Tuttavia, allo stesso tempo, non si può nascondere quanto sia stata deludente la sua annata per il Pisa di Knaster. A fine stagione, Aquilani ribadiva: “Nessuno mi aveva chiesto i playoff”. Ed è vero. Diciamo che l’obiettivo di chiudere la B nelle prime otto, nel clan nerazzurro c’era ma rimaneva saggiamente tenuto nascosto. Però, ad esempio, nessuno l’aveva chiesto neanche al Brescia di Maran (guarda caso un ex allenatore del Pisa che in nerazzurro ha fallito miseramente), che con una squadra inferiore a quella toscana, un posto ai playoff se l’è conquistato sul campo, di fatto scalzandovi il Pisa. Poi, è anche sbagliato dare tutte le colpe ad Aquilani. La piazza toscana ha vissuto giornate difficili, tensioni con la tifoseria, già abbastanza delusa per come era andata l’annata precedente. Ecco, Aquilani non ha avuto la forza di invertire la tendenza negativa iniziata nella primavera del 2022 quando il Pisa uscì sconfitto dalla finale playoff col Monza. Però c’è modo e modo per provare a risalire, si può anche fallire il piazzamento playoff ma riuscendo comunque a dare un’identità alla squadra, delle basi da sviluppare. E questo con Aquilani non è avvenuto: molto rare le volte che la squadra ha vinto e convinto, per non parlare della difficoltà a calarsi nella mentalità della B, proponendo per lo più uno sterile e stucchevole possesso palla che non portava punti, senza dimenticare lo scarso e tardivo utilizzo di Arena, ragazzo 23enne molto interessante scovato dal Pisa in C nel Gubbio, presentatosi in avvio di campionato con una rete da fuoriclasse alla SamPirlo battuta a Marassi, e poi troppe volte relegato in panchina, quando, per i mezzi tecnici che avrebbe, poteva essere l’elemento su cui quasi impostare la stagione. Questo si imputa ad Aquilani, il suo Pisa, ogni volta che stava per spiccare il volo, regolarmente falliva, barcamenandosi fra playoff e playout, senza avere la forza di conquistare i primi, senza correre quasi mai il rischio di essere risucchiati dai secondi e lasciamo stare gli infortunati (non pochi) che sono quasi sempre un alibi. Giova infine ricordare che Aquilani, nonostante questi illustri corteggiamenti, ha in essere un contratto col Pisa che lo lega al club di Knaster anche per la prossima stagione. LEGGI TUTTO