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Ferrante: “Un col così bello sbloccherà Sanabria. Bravo anche Juric”

Dopo sessantuno giorni di astinenza, di occasioni sprecate e pali colpiti, Tonny Sanabria è tornato a segnare contro il Napoli, regalando al Torino il pareggio con una rovesciata che ha piegato le mani a Meret. «Il suo gol è importante, è stato anche di bella fattura. Speriamo che gli serva per far scattare il meccanismo giusto nella testa in modo che possa dare continuità a questa rete», ci ha spiegato Marco Ferrante. L’ex attaccante, che ha vestito la maglia granata dal 1996 al 2004 (con una parentesi di sei mesi all’Inter), ha sempre avuto un gran feeling con il gol, tanto da metterne a segno 125 al Torino, un numero che gli permette di essere il quinto bomber più prolifico di sempre della storia del club.

Un gol di quel tipo, in acrobazia, in rovesciata, può aiutare ancora di più Sanabria a lasciarsi alle spalle il periodo complicato?
«Per un attaccante è importante buttarla dentro, non importa come, ciò che conta è scrivere il proprio nome sul tabellino dei marcatori. Certo ha fatto un gran gol, si è coordinato bene dopo un rimpallo in area e ha fatto questa rovesciata. Non deve però rimanere un gesto tecnico fine a se stesso. Questo gol deve essere importante per il futuro e anche per Juric».

L’esclusione dalla formazione titolare a Napoli, per lui che è un titolare del Torino, può essere stata la scintilla che ha fatto scattare qualcosa nell’attaccante?
«Sicuramente sì. Credo comunque che Juric non volesse punirlo, è una questione di lettura della partita da parte dell’allenatore. Aveva certamente messo in preventivo che, contro il Napoli, c’era la possibilità di passare in svantaggio e ha voluto tenere in panchina un giocatore importante da poter inserire per addrizzare la gara. Vanno dati anche i meriti a Juric per questa lettura».

A proposito di Juric, alla vigilia della gara di Napoli aveva detto che Sanabria era in un periodo in cui vedeva la porta piccola. Cosa scatta nella testa di un attaccante quando i gol per diverse partite non arrivano?
«Dipende da attaccante ad attaccante, è qualcosa di molto soggettivo. Quel che è certo è che un attaccante non vede e non deve vedere mai la porta piccola. Una punta la vede sempre grande, sa qual è l’angolo di tiro, dove indirizzare la palla. Vedere la porta piccola è un segnale di debolezza, come quando un attaccante dice che è sfortunato. La fortuna bisogna andare a cercarsela, questo era il mio motto. Se si sbaglia non è perché si è sfortunati o perché si vede la porta piccola».

Quale pensa sia il vero Sanabria? Quello dell’anno scorso che andato in doppia cifra o quello di questi mesi che fatica a trovare il gol?
«Secondo me è un attaccante da doppia cifra, è un giocatore che se è a posto anche a livello mentale la porta la vede e per la squadra è molto importante avere una punta così. Poi non va sottovalutato il problema fisico che si porta dietro».

La tendinite con cui convive da mesi.
«Esatto, ed è un problema molto fastidioso, che non ti fa correre bene. Quando si ha un fastidio che disturba a livello fisico non si è liberi neanche di testa. E tutto questo non ti permette di rendere al 100%».

Chi invece sta bene è Zapata. Ha segnato 8 gol da quando è al Torino e offre sempre prestazioni importanti: è il giocatore che può ancora far fare il salto di qualità alla squadra?
«Duvan non è più giovane, ma ha una grande esperienza, ha carisma, ha personalità, vede la porta ed è molto intelligente dal punto di vista tattico. Insomma, è un giocatore completo, per il Torino è stato un acquisto azzeccato. Da un po’ di tempo mancava un attaccante di questo tipo. Anche a Napoli, pur non segnando, Zapata ha disputato una grande partita».

Spesso Zapata lo vediamo anche allargarsi a sinistra: non dovrebbe forse giocare in una posizione più centrale?
«Lui è un attaccante intelligente, sa quali sono i movimenti che deve fare. Vero, si allarga spesso, ma queste sono le letture che fa, quando si defila è perché ha un senso farlo. Poi quando c’è da andare alla conclusione si fa trovare sempre in posizione centrale. Anche nell’occasione che ha avuto contro il Napoli, quando Meret ha compiuto quella difficile parata nel primo tempo, Zapata ha calciato dal limite da posizione centrale».

Il problema del Torino non è di certo Zapata.
«Assolutamente no, il problema è far arrivare palloni interessanti a Zapata. Ma al Torino devono segnare di più anche gli altri attaccanti: la classifica non mente, se la squadra granata è in quella posizione è perché vengono segnati troppi pochi gol».


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/calcio/serie-a


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