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    Bari: la scommessa Marino si può vincere

    TORINO – Bentornato, Pasquale Marino. Da quasi due anni era sparito dai radar, dopo l’esonero datato 10 dicembre 2021 al Crotone, a fine stagione poi retrocesso in C. Non è che ci fosse la fila per lui. Ma poi è spuntato il Bari. Il ds Polito era stato suo giocatore al Catania, lo conosce bene e lo stima ancora di più. Domenica scorsa, il dirigente dei pugliesi ha fatto un ragionamento dopo lo 0-0 di Cesena con lo Spezia. Nel finale, i liguri hanno colto un palo. Se fosse entrata, ha raccontato il ds, avremmo esonerato Mignani, l’allenatore della promozione in B del 2022, del terzo posto e della A sfumata per un minuto, lo scorso giugno. Ma siccome il campo aveva detto che il Bari continuava a non convincere, l’esonero è arrivato lo stesso. Abbastanza a sorpresa: Mignani aveva perso una sola partita, come le 4 big che guidano la B. Il problema è che poi ha raccolto un solo successo e ben 7 pari che collocano il Bari al 13° posto, a 3 punti dai playoff e a +4 sui playout. Nulla di compromesso, dunque. Ma in effetti, probabilmente il cambio serviva: la ferita della A sfumata ha pesato nel nucleo storico della squadra. I giocatori arrivati in estate si diceva non facessero per il calcio di Mignani. E forse anche questo è vero. Fatto sta che già la scorsa estate, allo stesso tecnico genovese non sarebbe spiaciuto andarsene perché fiutava un’aria non buona. Lo Spezia, prima di virare su Alvini, l’aveva valutato e a Mignani sarebbe piaciuto assai tornare a vivere nella propria regione: fra carriera da giocatore e da allenatore, gira l’Italia da più di trent’anni. Ma è tutto passato, ora tocca a Marino riconquistare una piazza esigente che però non sbaglia quando valuta la squadra non ai livelli di quella della scorsa stagione che comunque era andata ben oltre le aspettative. E allora, come venirne fuori? Affidandosi a un allenatore come Marino con un curriculum importante (fra le altre, Udinese, Parma, Genoa, Frosinone, Spezia, Palermo e Spal). Che un certo De Zerbi considera il suo maestro. Che non va valutato per l’ultima esperienza di Crotone, quando subentrò in una squadra già rassegnata, che si portava dietro le scorie della retrocessione e che non aveva la testa per lottare per la salvezza. Marino rimediò un punto in 7 gare ma non ha tutti i torti il ds Polito quando, con un paradosso, dice che quelle furono le migliori partite stagionali del Crotone. E dunque il club dei De Laurentiis cerca la svolta “giochista”, dopo un biennio di successi da “risultatista” con Mignani. Funzionerà? Intanto, chiamare Marino alla sosta vuol dire dargli due settimane di tempo per farlo entrare nella testa dei giocatori. Non ci sono solo da combattere le scorie della delusione di giugno. C’è anche da dare alla squadra una nuova mentalità, cioé iniziare a fare la partita, cosa che con Mignani poteva non succedere anche nei suoi tempi migliori. Dal mercato poi, potrebbero essere arrivati buoni elementi che con la fretta che c’è sempre, c’è chi ha già liquidato come non all’altezza. Le maggiori scommesse si concentrano sull’attacco. Nasti, pur in una situazione finora non semplice, si sta confermando come il più promettente attaccante italiano della sua leva (2003), è molto cresciuto nei suoi mesi baresi. Ha segnato finora 2 gol ma col giochista Marino potrebbe arrivare alla doppia cifra, così come Diaw che se sta bene, in B è una garanzia. Ma attenzione ai giocatori offensivi a supporto delle vere punte. Sibilli sta facendo grandi partite, non è più l’attaccante che il Pisa preferiva utilizzare nei secondi tempi, a Bari sta trovando quella centralità che meritava da tempo, basta vedere i gol che faceva coi toscani: pochi, ma sempre belli e decisivi. La vera scommessa per Marino è riuscire a rilanciare Aramu, giunto in prestito dal Genoa dopo una stagione in cui il suo contributo per il ritorno in A del Grifone è stato ridottissimo, di fatto Aramu fu l’unico giocatore che Giardino non riuscì a rilanciare dopo il suo avvento, non solo per problemi fisici. Il miglior Aramu, in B, lo si vide il 20 marzo 2021: quel giorno, col Venezia, segnò in trasferta una tripletta al Monza per una vittoria con la quale gli arancioneroverdi misero le basi per essere promossi al posto dei brianzoli, che in quella stagione dovevano essere la squadra da battere. Ecco, se Marino trova la scintilla giusta, se anche grazie alle sue idee calcistiche riesce a riportare Aramu su quei livelli, allora a Bari potremmo ancora vederne delle belle. LEGGI TUTTO

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    Bari: come ripartire dopo la botta?

    TORINO – La botta è stata fortissima e non sarà semplice assorbirla. Una settimana fa il Bari, nonostante i 58mila del San Nicola, vedeva la A svanire al 94’ nella finale di ritorno dei playoff contro il Cagliari. Poco prima del gol di Pavoletti che ha riportato in paradiso i sardi, c’era stato il clamoroso palo di Folorunsho a portiere battuto, fosse stato gol la A era certa. E comunque, anche senza quella clamorosa occasione, la massima serie sembrava in tasca: dopo l’1-1 dell’andata, il pari del ritorno stava garantendo la promozione ai pugliesi, in virtù del miglior piazzamento in campionato. E invece no, un’annata meravigliosa rovinata da una rete incassata nel recupero dell’ultima uscita. No, non sarà semplice ripartire dopo una botta simile. Anche perché sul futuro del Bari pesano parecchie incognite. A iniziare da quelle del futuro degli uomini guida. La conferma dell’allenatore Michele Mignani non è scontata, anzi. L’attuale allenatore del Bari s’è preso un po’ di tempo per riflettere ma se l’è preso anche la società. Nell’ambiente barese non è piaciuto l’atteggiamento che la squadra ai playoff ha tenuto per due partite su quattro. S’è detto che nella finale di ritorno il Bari ha avuto un fare troppo attendista, che alla lunga non ha pagato. Ma era lo stesso atteggiamento tenuto dal Bari all’esordio dei playoff: anche al Druso di Bolzano, contro il Sudtirol, i galletti giocarono per il pari e come contro il Cagliari furono puniti nel recupero, salvo poi riscattarsi nel ritorno al San Nicola con una prova superlativa nella ripresa, andando a vincere in inferiorità numerica. Comunque Mignani ha fatto un gran lavoro. Club come lo Spezia lo corteggiano e fanno capire di essere pronti ad assumerlo. Fra l’altro, Mignani è genovese e dopo gli esordi da calciatore nella Sampdoria, non ha mai giocato né allenato nella sua regione, sta girando l’Italia da trent’anni. Ci sta poi, che sia corteggiato: Mignani in due anni ha portato dalla C a un passo dalla A un Bari che un anno fa non era certo considerato la terza forza della B, come ha poi detto il campionato, normale che ci sia interesse per lui. Ma almeno, la permanenza del ds Ciro Polito non dovrebbe essere più in discussione. Se Giuntoli lascerà il Napoli per approdare alla Juventus, da più parti si sosteneva che i De Laurentiis potessero portare Polito sotto il Vesuvio. Ipotesi che ora sembra tramontata, anche se sarebbe stata una promozione strameritata, Polito a Bari ha fatto un lavoro straordinario. Ha costruito la squadra che ha dominato la C nel 2021/22 con un budget inferiore a quello che c’era nei due anni precedenti, quando la promozione non arrivò, nonostante il Bari fosse già la squadra da battere nel girone C della Lega Pro. L’operazione Cheddira, prelevato dal Parma per un tozzo di pane, è stata un capolavoro. Ma sono tanti i giocatori da lui scoperti e valorizzati, Caprile su tutti, scovato in C alla Pro Patria, che proprio nella partita maledetta contro il Cagliari con le sue parate ha tenuto a galla il Bari fino all’ultimo, confermando di essere il miglior portiere italiano sotto i 23 anni. Per non parlare del talentuoso Gregorio Morachioli, l’ultimo colpaccio di gennaio, anche lui prelevato in C (dal Renate), diventato una delle rivelazioni più belle degli ultimi mesi del campionato. Tuttavia, la A sfumata, non obbliga i De Laurentiis a cedere il Bari. Finché il club pugliese giocherà in una categoria diversa da quella del Napoli, gli attuali padroni di entrambi i club avranno tempo fino al 2028 per disfarsi di una delle due società. Certo, riconquistare quella A che a Bari manca dal 2011 sarebbe stato il completamento di un gran lavoro iniziato nel 2018 con la ripartenza dalla Serie D. Ma è vero anche che con la promozione era reale il rischio di rivedere il film andato in scena nel 2021, protagonista la Salernitana, con Lotito, già proprietario della Lazio, che riusciva a cederla solo l’ultimo giorno dell’anno e a un prezzo molto più basso di quello sperato. Ora invece, la prospettiva di vivere un’altra stagione di B e soprattutto il fatto che i De Laurentiis non sono più obbligati a vendere il club, avrebbe fatto scemare l’interesse per il club. Ma, paradossalmente, potrebbe anche essere un bene, si potrà ripartire con una tranquillità che non ci sarebbe stata se fosse scattato l’obbligo di vendere. Tuttavia, a una settimana dal “San Nicolazo” vissuto col Cagliari, tante nubi s’addensano sul futuro del Bari. Tre dei protagonisti del bel film girato dai De Laurentiis (Mignani, Cheddira e Caprile), sembrano destinati a salutare. Per non parlare di Folorunsho, altro uomo chiave, dotato di una duttilità unica: il suo praticantato in B sembra finito, il  suo cartellino è del Napoli, col quale potrebbe iniziare il ritiro e a Garcia un giocatore come lui può piacere molto. Insomma, all’orizzonte, al momento, non si intravede come e da chi ripartire. La prossima settimana, dopo l’incontro fra Polito e Mignani, ne sapremo di più. LEGGI TUTTO

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    Bari da A con Cheddira-Esposito

    TORINO – Col Frosinone che ha almeno un piede in Serie A, al momento 4 squadre si giocano il 2° posto, l’ultimo buono per la promozione diretta: il Genoa e tre club che inseguono a 3 punti, Reggina, Sudtirol e Bari. Si parla poco delle potenzialità dei pugliesi che vanno invece tenuti d’occhio, anche perché hanno fatto un mercato che potrebbe dare qualcosa in più nella lotta per la A. Il ds Polito, dopo aver sfoltito gli esuberi in rosa, negli ultimi giorni del mercato di gennaio ha piazzato diversi colpi interessanti che daranno più scelta al tecnico Mignani. Citiamo, fra gli altri, Benali, Molina ma soprattutto Sebastiano Esposito. L’attaccante scuola Inter classe 2002, sembra tutto un altro giocatore rispetto a quello che apparve in B, da giovanissimo, nel 2020-21, giocando per Spal e Venezia. Le successive esperienze all’estero, per Basilea e Anderlecht, lo hanno formato bene, per quanto non siano state felicissime. E i risultati si sono subito visti. Seba Esposito è sceso in campo due volte col Bari, segnando in entrambe le gare, entrambe vittoriose per i pugliesi (su Spal e Cosenza). “Non faccio fatica ad ambientarmi, sono partito col botto e spero di continuare su questa strada”, ha raccontato. “Non so cosa mi è mancato finora. Se non sono all’Inter, vuol dire che in effetti qualcosa è mancato. Ma ora spero di fare bene e infiammare una piazza con una storia spettacolare. Ho molta fame di calcio e non mollo mai. Sono giovane, qualcosa magari ho sbagliato ma ho una personalità forte che in passato può aver dato fastidio. Ma alla fine sono un bravo ragazzo, mi hanno creato un’etichetta che non esiste. E sono a Bari anche per togliermi questa immagine non vera”. Il ragazzo ha anche due stimoli in più che lo possono aiutare a raggiungere la definitiva consacrazione. Salvatore, il fratello maggiore, centrocampista classe 2000, dal giugno scorso nel giro della Nazionale, nella stessa sessione di mercato ha lasciato la B per farsi finalmente strada in A, allo Spezia, la categoria dove prima o poi sbarcherà anche il fratello, dopo aver raccolto 7 presenze con l’Inter da ragazzino, nel 2019-20. E poi, ad Esposito può solo che fargli bene la vicinanza in attacco a Walid Cheddira, l’italo-marocchino capocannoniere della B con 14 reti. In campo, i due si trovano che è una meraviglia, come se giocassero insieme da una vita, una coppia ben assortita che si completa perfettamente e che potrebbe essere decisiva per le sorti del Bari. Sì, attenzione ai pugliesi nella lotta per la A diretta. Aggiungiamo un dato, che dice tutto: di fatto, nella rosa del Bari, Esposito ha preso il posto in attacco dello scontento Salcedo, passato al Genoa. Salcedo che in tutta la stagione vissuta a Bari aveva segnato 2 gol, quanti ne ha fatti Esposito in due uscite. E così a Bari ora si sogna. LEGGI TUTTO

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    Fondazione Polito, la maglia di Andrea Fortunato al Museo!

    Nella giornata dedicata alla Commemorazione dei Defunti, la Figc rappresentata dal presidente Gabriele Gravina si è resa protagonista di un gesto di enorme rilevanza a beneficio della Fondazione Polito – Museo e Biblioteca del Calcio di Santa Maria di Castellabate (Salerno): alla Fondazione è stata donata la maglia azzurra numero 3 di Andrea Fortunato, l’ex terzino scomparso all’età di 23 anni perché colpito da una forma di leucemia linfoide acuta. All’ex difensore di Juventus, Genoa, Pisa e Como è intitolato il Museo che è tappa obbligata per chiunque voglia farsi un giro completo nella storia del calcio mondiale, tra cimeli di ogni data, stampe, magliette e memorabilia donate negli anni dalle personalità che si sono succedute nei contatti e nelle visite di persona al Museo diretto dal presidente Davide Polito.
    Tutti al Museo!
    La casacca azzurra di Fortunato sarà esposta presso il Salone d’Onore del Coni in occasione della 13ª edizione del Premio “Andrea Fortunato – Lo sport è vita”, un appuntamento imperdibile che si rinnova di anno in anno con sempre maggiori sorprese in cantiere. Successivamente la maglia sarà messa in mostra al Museo e Biblioteca del Calcio di Santa Maria di Castellabate. Per informazioni, cliccate sul sito fondazionepolito.it.
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    “Sarò come Garrincha”: la Fondazione Polito torna in campo

    Lucio Schiuma e la Fondazione Polito, un binomio inscindibile. L’uno, scrittore di fama internazionale; l’altra realtà unanimemente riconosciuta per la sua importanza nella battaglia quotidiana per l’adozione del Passaporto Ematico al fine di evitare che si ripetano tragedie come quella che portò via, tra gli altri, Piermario Morosini a neppure 26 anni in quell’infausto 14 aprile 2012. L’ultimo prodotto, edito da edizionicroce, è un e-book il cui titolo già invoglia alla lettura: “Sarò come Garrincha”, sottotitolo “Una entusiasmante storia di riscatto personale, fonte di ispirazione per il successo nello sport e nella vita”. La Coppa del Mondo domina la scena in copertina, le pagine scorrono via con leggerezza e il lettore vi si abbandona piacevolmente.
    Un altro capolavoro della Fondazione
    L’opera, che riempie d’orgoglio tutti coloro i quali si attivano giorno dopo giorno per rinnovare il messaggio della Fondazione Polito “Fortunato, Falzetti, Morosini” – su tutti, il presidente Davide -, in ambito nazionale ha già ricevuto numerosi riconoscimenti e racchiude in sé il feeling, l’unione d’intenti, il senso di una continua e reciproca collaborazione tra la Fondazione e Schiuma. Nel libro, che ha carattere educativo-motivazionale, si racconta una straordinaria storia di riscatto dal punto di vista non solamente sportivo, ma anche scolastico e sociale. L’e-book, disponibile su pc, tablet e smartphone, può essere scaricato gratuitamente cliccando sul sito della Fondazione Polito dopo aver compilato un semplice modulo. Per chi, invece, volesse recarsi a visitare l’immensa raccolta di cimeli custoditi al Museo del Calcio e nella Biblioteca, e così avere ulteriori informazioni anche sull’opera di Schiuma e della Fondazione, le porte della struttura di Santa Maria di Castellabate (Salerno) sono sempre aperte. Info: fondazionepolito.it.

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    LA FONDAZIONE POLITO FA CENTRO

    SANTA MARIA DI CASTELLABATE – La Fondazione “Fioravante Polito”, da anni in primo piano con l’obiettivo di salvaguardare la prevenzione e la salute degli atleti tramite l’adozione di iniziative a partire dal Passaporto Ematico (perché non è mai eccessivo sottolineare l’importanza di sottoporsi ad accurati controlli medici prima di dedicarsi all’attività sportiva), fa nascere il primo Museo del giornalismo sportivo italiano, con il plauso dell’Odg a firma di Carlo Verna e l’autorizzazione del logo. Si trova, naturalmente, a Santa Maria di Castellabate (Salerno) all’interno del museo del calcio “Andrea Fortunato”, meta di pellegrinaggio di semplici turisti e tifosi veri, nonché di ex protagonisti del mondo del calcio che non smettono di donare uno o più cimeli di pregio alla Fondazione.
    Cimeli e memorabilia
    Il Museo del giornalismo sportivo è uno spazio in cui raccontare e riflettere sull’importanza del giornalismo sportivo in Italia, non solo per la cultura tout court, in quanto la dimensione popolare dello sport ha avuto un impatto decisivo nella storia del Novecento e continua a farlo in maniera ancora più forte. All’interno della struttura saranno presenti straordinari memorabilia: fotografie, materiali originali appartenuti a grandi giornalisti e scrittori, come appunti, lettere, bozzetti, articoli scartati, oggetti che i più importanti giornalisti sportivi italiani hanno raccolto durante la loro attività, nonché impaginazioni, menabò storici, strumentazioni tecniche per la realizzazione dei giornali. Ma c’è spazio anche per altri memorabili oggetti, che fanno tornare alla mente il lascito di immensi autori sportivi, come la macchina da scrivere con la quale Gianni Mura ha scritto alcuni dei suoi pezzi più importanti, a suo tempo donata al Museo dalla moglie Paola.
    Gli obiettivi del Museo
    Insieme alla sezione dedicata ai memorabilia, il Museo del giornalismo sportivo si pone anche l’obiettivo di lavorare sulle storie e attorno alle idee dei giornalisti sportivi per discutere del passato, del presente e del futuro della professione e dello sport in generale, nonché sull’impatto esercitato da questo tipo di giornalismo sull’immaginario collettivo. «Vogliamo che il Museo del giornalismo sportivo sia sempre vivo – ha spiegato Davide Polito, presidente della Fondazione -. La nostra intenzione è intervistare i grandi giornalisti sportivi che in tutto il mondo non raccontano solo le gesta di un atleta ogni giorno, ma anche il modo in cui il mondo è cambiato e continua a farlo». Rinnovato l’invito a donare cimeli e altri oggetti: il Museo del Calcio è sempre aperto. LEGGI TUTTO