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Cittadella, giusto fare la rivoluzione

TORINO – In tutti quelli che amano il miracolo calcistico chiamato Cittadella, c’era un po’ d’apprensione per questa stagione dei granata veneti. Dopo due annate terminate fuori dai playoff (i veneti prima li avevano fatti per cinque anni di fila, raggiungendo due volte la finale), dopo l’ultima stagione un po’ sofferta ma comunque chiusa con la salvezza, il dg Marchetti, deus ex machina dei granata, ha optato per una doverosa rifondazione, con tutti i rischi che però comporta. Pareva un azzardo imbottire la squadra di giovani promesse pescate dalla C (ma meno male che c’è il Citta a fare queste scelte). E invece, le intuizioni di Marchetti potrebbero pagare, visto che al primo turno di Coppa Italia i granata sono stati capaci di eliminare una squadra di A (l’Empoli), impresa riuscita solo agli altri granata della B, la Reggiana, che ha ribaltato il Monza casa sua. Ma cosa ha detto per il Cittadella la vittoria in rimonta per 2-1 di Empoli? Almeno due cose. La prima: la squadra potrebbe non risentire della cessione di Mirko Antonucci, il trequartista venduto per quasi 2 milioni allo Spezia. Era stato il capo cannoniere di squadra della passata stagione e ancora tante grazie a quel che ha fatto per lui il Cittadella: quando due anni fa Marchetti lo acquistò dalla Roma per un tozzo di pane, era un talento che rischiava seriamente di perdersi, adesso è un patrimonio del calcio italiano, nella scorsa stagione è stato il miglior trequartista della B. Ha firmato anche uno dei momenti più alti della storia del Citta: la vittoria a Marassi contro il Genoa, coi granata che a fine gara lasciavano il campo fra gli applausi dei tifosi rossoblù. Giusto dunque, dopo averne fatto un calciatore vero, incassare una bella plusvalenza che permette al Citta di tenere a posto i conti societari, fondati, tradizionalmente, sul budget più basso di tutta la B. Poi, il successo in rimonta sull’Empoli, ha detto che, fra i dieci acquisti operati da Marchetti (Cassano, Pittarello, Angeli, Carissoni, Tessiore, Amatucci, Kornvig, Pandolfi, Sottini e Rizzo) ci possono essere le plusvalenze di domani. Ma soprattutto, per l’immediato, giocatori funzionali al progetto di una squadra che da sempre gioca con una tigna particolare, alla base di tutti i successi degli ultimi vent’anni. Ragazzi che, mixati a ciò che è rimasto del nucleo storico (Vita e Branca su tutti), possono prodursi in una bella annata, magari senza i patimenti della passata stagione, come lo scorso dicembre, quando la squadra s’era all’improvviso piantata e pareva avvitarsi verso la C. Insomma è un Cittadella-gatto, con almeno sette vite. Se non fa i playoff dal 2021 – anno che sfiorò la A, sconfitto in finale dal Venezia – non è perché il progettò-Citta ha perso di smalto. Ma perché nel frattempo la concorrenza in B si è fatta più accesa. Anche se per questa annata non sono pochi quelli che vedono una B meno competitiva di quella andata in scena negli ultimi due campionati. E se ciò sarà vero, chissà che non si riveda il Citta nelle posizioni di vertice, come ai vecchi tempi. Intanto, bisognerà confermarsi al debutto in campionato. Il Cittadella di Gorini comincia domenica sera alle 20.30, nella propria tana del Tombolato, affrontando guarda caso la Reggiana, neo promossa che potrebbe stupire. Pareva una sfida marginale del turno d’esordio e invece sarà il confronto fra chi in B ha fatto meglio in Coppa Italia. Insomma, è la solita Serie B, che non finirà mai di stupire. E questo Cittadella probabilmente ha le carte in regola per farlo ancora. Magari anche col contributo dell’attaccante Baldini, ancora reduce da un brutto infortunio e che va gestito. Ma che ai playoff del 2021, di fatto portava i granata in finale segnando una tripletta al Monza di Berlusconi e Galliani. Lunga vita al Citta, al suo calcio e al dg Marchetti, capace di dire no al Napoli, pur di continuare a coltivare la sua creatura, il più bel miracolo calcistico d’Italia.


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/calcio/serie-b


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