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    La lettera di Schiaffino: “Le nostre lacrime di gioia ma provai pena per loro”

    La testimonianza consegnata ad Alberto Cerruti, inviato della Gazzetta, dal campione uruguaiano, protagonista dell’impresa del Maracanà. Una giornata vissuta tra sentimenti contrastanti

    L’occasione era stata la coppa America del 1995 in Uruguay. Juan Alberto Schiaffino, leggendario centrocampista del Milan degli anni Cinquanta, con cui aveva vinto tre scudetti (1955-1957-1959), stava per compiere 70 anni e il direttore Candido Cannavò ci aveva incaricato di portargli in regalo la medaglia d’argento del centenario della “Gazzetta”, nel ricordo della sua partecipazione a Milano alla festa di presentazione dei mondiali del 1990. LEGGI TUTTO

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    Assassinio al Maracanà: la tragedia di Barbosa

    Andrea Schianchi ha scritto un racconto di fantasia sul portiere del Brasile, “colpevole” della sconfitta nella Coppa del Mondo di 70 anni fa, vittima di un “assasinio” che si consumò il giorno della partita. Ascoltate l’audio

    Andrea Schianchi ha immaginato un racconto di fantasia ispirato al Maracanazo e dedicato a Moacir Barbosa, il portiere del Brasile “colpevole” della sconfitta contro l’Uruguay. LEGGI TUTTO

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    I 70 anni del Maracanazo: Brasile sconfitto e tragedia nazionale

    Il 16 luglio 1950 era tutto pronto per la festa: bastava un pareggio alla Seleçao per laurearsi campione del mondo per la prima volta. Un intero Paese era convinto di avere il titolo già in tasca ma non aveva fatto i conti con l’Uruguay

    Non era soltanto impensabile, ma addirittura impossibile. Fuori da ogni logica, da ogni schema, e dunque anche da ogni ragionamento. Eppure è accaduto, perché la vita, e di conseguenza il calcio che ne è una piccola parte, sa sempre come sorprendere e ribaltare il copione. Domenica 16 luglio 1950, fin dalla mattina tutto il Brasile è in festa: a Rio de Janeiro e a San Paolo, a Belo Horizonte e a Salvador, a Porto Alegre e pure lassù a Manaus, ai confini dell’Amazzonia. LEGGI TUTTO

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    Matondo, che fai? Gioca nello Schalke, si allena con la maglia del Dortmund! Tifosi furiosi

    LEIPZIG, GERMANY – SEPTEMBER 28: Rabbi Matondo Baba of VfL Wolfsburg runs with the ball during the Bundesliga match between RB Leipzig and FC Schalke 04 at Red Bull Arena on September 28, 2019 in Leipzig, Germany. (Photo by Boris Streubel/Bongarts/Getty Images)

    L’ala gallese Rabbi Matondo si è scusato dopo essere stato ritratto con la maglia del Borussia Dortmund, il grande rivale del suo club. Proprio così,  il diciannovenne Schalke si è allenato indossando una maglia del Borussia Dortmund. Matondo dice di aver indossato ingenuamente la camicia di gioco dell’amico Jadon Sancho, in una sessione di palestra privata. “Voglio solo dire quanto sono profondamente dispiaciuto per tutti quelli offesi e sconvolti dalle mie azioni”, ha scritto Matondo sui social media. L’immagine originale è stata eliminata, ma ormai era stata ampiamente diffusa.

    Matondo ha dichiarato: “In riferimento alle mie immagini sui social media con la maglia dei nostri più grandi rivali, sono molto triste e deluso di me stesso per aver provocato amarezza in tutti i tifosi dello Schalke. Voglio chiarire questa situazione e, soprattutto, scusarmi con tutte le componenti del mio club, in particolare con i nostri incredibili tifosi. Provocare tali ferite e sconvolgimenti non era assolutamente mia intenzione”. Matondo, arrivato allo Schalke via Manchester City con un contratto di quattro anni e mezzo nel gennaio 2019, ha dichiarato di essere stato “ingenuo” a indossare la maglia del Dortmund: “L’ho indossata perché era di Jadon. E non per avere qualcosa a che fare con il Dortmund”, ha spiegato Matondo. “Ho fatto questo senza pensare alle conseguenze e a quanto avrebbe fatto arrabbiare molte persone. Non ci sono scuse per la mia immaturità. Voglio solo dire che sono profondamente dispiaciuto per tutti i tifosi. Posso solo garantire a tutti nel club che sono impegnato al 100% con Schalke e l’ho sempre fatto stato da quando sono entrato nel club. Ho adorato ogni singolo minuto della mia permanenza nello Schalke e il mio amore per il club, i fan e i compagni di squadra non è mai stato in discussione. Darò sempre tutto quello che ho quando rappresenterò il club per mostrare quanto amo lo Schalke 04.” LEGGI TUTTO

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    Barça, se deve cantare e portare la croce anche Messi a volte stona

    Dalla ripresa Leo non ha saltato un minuto e regge da solo un attacco in difficoltà. Ma anche i suoi numeri tradiscono la stanchezza: segna meno della metà di prima

    Cantare e portare la croce è difficile anche per Leo Messi. E non solo perché gli anni passano, sono 33, e il ritmo delle partite in questa estate torrida è frenetico. Leo ha sempre segnato e spesso assistito, però da un po’ deve cercare di fare entrambe le cose, e visto che non ha mai voluto riposare e non ha cambiato idea il cumulo di situazioni ha portato a un’evoluzione, non del tutto positiva, del suo gioco e dei suoi numeri. LEGGI TUTTO

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    Cruijff, il signor Gesù che ha piantato il seme del calcio moderno

    La scuola Ajax è stata una famiglia, il calcio totale come stile di vita. Al Barcellona porta le sue idee all’estremo e costruisce il Dream Team: quattro campionati spagnoli di fila, una Coppa dei Campioni e una Coppa delle Coppe

    Il mestiere di allenatore: difficile, affascinante, anche esaltante. Dedichiamo una serie di ritratti ai tecnici che hanno segnato la storia del calcio, italiano e internazionale, suddivisi in tre categorie: i condottieri, quelli che si sono imposti grazie al loro carisma, diventando delle icone; i rivoluzionari, quelli che con le loro idee hanno cambiato il modo di giocare; i filosofi, che si sono resi celebri con il loro pensiero originale. Questa puntata è dedicata a Johan Cruijff. LEGGI TUTTO

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    Il derby a Istanbul ai tempi del virus: sugli spalti del Besiktas anche le foto dei tifosi morti del Fenerbahce

    Poster Fenerbahce anche se il derby di Istanbul si gioca sul campo dei rivali del Besiktas

    In accordo con il management del Beşiktaş, il Fenerbahçe includerà poster di cartone di oltre 100 ex calciatori, manager e tifosi che sono morti nella tribuna ospite del Vodafone Park nella partita del derby che si giocherà domenica.

    A questo derby, il Fenerbahce arriva con il morale non altissimo dopo la sconfitta sul campo del Sivasspor. Il Besiktas ha anche 6 punti in più in classifica e quelli del Fenerbahce vedono a rischio la loro qualificazione alle prossime coppe europee LEGGI TUTTO

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    Stavolta niente Cibeles: per la vittoria della Liga il Real pensa a una festa alternativa

    Non è più questione di se, ma di… quando. La Liga ormai sembra avviata verso Madrid. Alla Casa Blanca è sufficiente una vittoria contro il Villarreal per rendere incolmabile il distacco di quattro punti che ha sul Barcellona. 90′ o, nella peggiore delle ipotesi, 180′ per fregiarsi del 34esimo titolo. Però il club è preoccupato. Non solo dal punto di vista sportivo.

    ATTESA – La partita non è di quelle semplicissime. A entrambe serve una vittoria per essere certi di centrare i rispettivi traguardi. Con i tre punti anche il sottomarino giallo si garantirebbe aritmeticamente un posto per l’Europa in vista della prossima stagione. E proprio per questo in città cresce l’attesa per tornare a festeggiare un titolo che manca dalla stagione 2016/2017. L’appuntamento, rigorosamente a porte chiuse, è al “Di Stefano” alle 21. E se tutto andrà come il club si augura, alle 23 il Real sarà campione.
    NO PARTY-  C’è però un avversario ancora più insidioso del Villarreal. L’entusiasmo dei tifosi che aspettano da tre anni di strappare lo scettro ai rivali storici del Barcellona. E non è inimmaginabile pensare che qualcuno abbia la non felicissima idea di scendere in piazza a festeggiare il titolo. Non si può. Non a caso, il Real Madrid, secondo quanto riportato dal sito Bernabéu Digital, non avrebbe alcuna intenzione di organizzare feste. E la conferma arriva anche dai social della nota trasmissione “El Chiringuito”.

    CIBELES – Perfettamente inutile, dunque, riunirsi in pericolosi assembramenti a Plaza de Cibeles, ritrovo storico dei festeggiamenti dei tifosi del Real in attesa dei giocatori che non raggiungeranno la piazza. Qualora i blancos ai aggiudicassero la Liga sin dal prossimo turno, non c’è comunque l’ intenzione di creare situazioni che possano agevolare la diffusione della pandemia. Dunque, non è contemplata, almeno sinora, alcuna celebrazione del titolo. Ci sarà tempo e modo, quando l’emergenza sarà definitivamente rientrata. LEGGI TUTTO